ATTENZIONE

QUESTO BLOG È UN ARCHIVIO CHE RACCOGLIE I POST ANTERIORI AL 2014. IL NUOVO BLOG LO TROVATE QUI.
Visualizzazione post con etichetta David Foster Wallace. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta David Foster Wallace. Mostra tutti i post

martedì 3 gennaio 2012

Come diventare se stessi

È un libro edito da Minimum Fax.
L'autore, David Lipsky, passò cinque giorni con David Foster Wallace poco dopo l'uscita del suo romanzo-mondo Infinite Jest. Tanti chilometri, reading, presentazioni, pranzi cene e colazioni, un registratore quasi sempre acceso. Il testo è la trascrizione fedele del materiale registrato.

Mi è stato regalato, forse perché non volevo comprarlo. Mi ha disturbato l'attenzione eccessiva, la commercializzazione della figura di Wallace. O forse si tratta solo di gelosia: quella particolare forma di attaccamento ad un autore poco conosciuto fino a poco tempo prima, di cui i giovani lettori si sentono spesso proprietari e unici discepoli. Forse è così, un comportamento assolutamente ingiustificato da smussare per diventare lettori migliori. Si, è un buon proposito per l'anno nuovo.

Il consiglio è però di leggerlo dopo aver letto qualcosa di Wallace. Che mai come in questo caso è vero che i suoi romanzi e racconti spiegano meglio delle interviste, e che forse leggere Infinite Jest è condizione necessaria per capire ciò che prova a spiegare a Lipsky inviato di Rolling Stones.

È il 1996, Infinite Jest ha uno straordinario successo, Wallace si ritrova famoso. E da qui che si comincia, da qui si parte. Il viaggio è fatto di Letteratura, di scrittura, di film e musica. Di cultura popolare. E di fiducia.

Fiducia nella letteratura, nella parola, nella capacità dell'arte di farsi strada attraverso le macerie. E di ricostruzione, forse.

Nei prossimi giorni approfondiamo, abbiamo un sacco di cose di cui parlare.


giovedì 1 dicembre 2011

Caro vecchio neon al Teatro Nuovo

Se vi perdete "Caro vecchio neon" in scena fino al 4 dicembre siete degli incoscienti.

L'ho visto ieri sera e non posso fare altro che consigliarvelo.
Ora, non so se detto da un semplice spettatore fa lo stesso effetto che detto da un critico - per chi non l'avesse letto ecco un post sull'argomento - ma lo spettacolo è esattamente come dovrebbe essere. O almeno è esattamente come dovrebbe essere per Alessio spettatore che adora il racconto di Wallace, e che si è sentito colpito in diversi modi dalla messa in scena attenta e coraggiosa non meno di quanto l'abbia colpito la "potenza di fuoco" - per dirla alla Neal - del racconto la prima volta che l'ha letto.
Esattamene come dovrebbe essere, anche la scenografia, le luci, i suoni, il costume del protagonista.

Insomma, non una parola di più.

venerdì 9 settembre 2011

Prima era un dubbio

Ora è certezza.
Andate a leggere la piccola intervista pubblicata oggi su Repubblica, una delle ultime interviste a David Foster Wallace. Evidentemente comincia a tirare davvero tanto se pubblicano stralci così poco interessanti e privi di spessore. Gli avvoltoi cominciano a planare verso terra.

giovedì 18 agosto 2011

Rubo parole

Leggendo Calvino ho trovato le parole giuste per definire Infinite Jest.

[...] sia l'ultimo vero avvenimento nella storia del romanzo. E questo per molti motivi: il disegno sterminato e insieme incompiuto, la novità della resa letteraria, il compendio d'una tradizione narrativa e la summa enciclopedica di saperi che danno forma a un'immagine del mondo, il senso dell'oggi che è anche fatto di accumulazione del passato e di vertigine del vuoto, la compresenza continua d'ironia e angoscia, insomma il modo in cui il perseguimento d'un progetto strutturale e l'imponderabile della poesia diventano una sola cosa.


Calvino però si riferiva a "La vie mode d'emploi" di Georges Perec (1978).





domenica 20 marzo 2011

L'ho finito



Ci sono tanti motivi per cui lo consiglio.
Iniziamo col dire che è un libro scritto molto più che bene (si, non l'ho letto in lingua originale e bla bla bla), probabilmente unico, difficilmente riconducibile ad un solo genere (e probabilmente anche a più generi). Credo anche che ci siano delle pagine così fondamentali per la storia della letteratura contemporanea che chiunque voglia fare qualcosa nella vita che abbia attinenza con la letteratura deve leggere necessariamente. E' un libro che riassume i dubbi, le dipendenze e le voglie della cultura occidentale. Credo che non sia un libro che parli solo agli states, ma a tutti quelli che hanno a che fare con la pubblicità, l'intrattenimento, le droghe, lo sport, la cultura della vittoria.

Non scriverò della trama, non molto almeno, perché è così complicata (attenzione non davvero complicata, meglio intricata) che ci vorrebbero un centinaio di pagine per poterne scrivere seriamente e soprattutto per poterne trarre di conseguenza delle riflessioni adeguate. Questo è un post che forse può risolvere il dubbio - lo leggo o non lo leggo? - e niente più.

La trama potete leggerla qui.

(Per chi non sapesse di che stiamo parlando, qui trova le puntate precedenti)

E' di sicuro il capolavoro di Wallace. Così immenso da divorare letteralmente La scopa del sistema (che resta un grandissimo romanzo), riassume probabilmente anche quei temi che Wallace tratterà dopo aver scritto Infinite Jest. Molte pagine, interi blocchi molto lunghi, sono perfetti alla maniera di Caro vecchio Neon, o dei più riusciti racconti di Oblio. Le note, solo qualche volta fastidiose, regalano in più di un'occasione le pagine più belle del romanzo.

Va letto anche perché nel caso in cui credeste di avere uno stile particolare nella scrittura, nel caso in cui credeste di avere un'ottima inventiva, di essere originali, Infinite Jest vi assicura un bel bagno d'umiltà. Wallace mi ha sempre dato l'impressione, e in un romanzo così corposo quest'impressione è diventata certezza, di voler comunicare a tutti i costi con il lettore. Non ho mai avuto l'impressione che brani complicati dei suoi racconti o romanzi fossero volutamente complicati, narcisisticamente complessi: credo che Wallace abbia fatto di tutto per essere chiaro.
Ed il terrore dell'incapacità di comunicare, il terrore per i problemi che la comunicazione porta con se, sono introdotti con chiarezza fin dalle prime pagine. Non ascoltate chi dice che sia un libro impossibile da leggere: ha riferimenti colti, una scrittura spesso molto profonda, alle volte non si posseggono le chiavi di lettura e si fa un po' di fatica, ma c'è sempre qualcosa che riesce a trascinarti e a convincerti ad andare avanti.

Ho sottolineato moltissimi brani. Questo è uno di quelli che preferisco:

Mario si era innamorato di Madame Psychosis fin dai primi programmi perché gli sembrava di ascoltare una persona triste che leggeva a voce alta le lettere ingiallite che aveva tirato fuori da una scatola da scarpe durante un pomeriggio piovoso, roba di cuori spezzati e gente amata che muore e dolore americano, roba vera. E' sempre più difficile trovare arte che riguardi le cose vere. Più passano gli anni e più diventa difficile per Mario capire come mai tutti quelli che all'Eta sono più grandi di Ken Blott si trovano a disagio e si sentono imbarazzati di fronte alle cose vere. E' come se esistesse una regola per cui le cose vere possono essere nominate solo se si roteano gli occhi e si ride come scemi. La cosa più terribile che gli è successa oggi è stata a pranzo quando Michael Pemulis ha detto a Mario che gli era venuto in mente di mettere su un numero di telefono per atei e far sì che, quando un ateo fa il numero, il telefono continua a squillare e nessuno risponde.

Vi segnalo questo post, perché dice molte cose che avrei voluto scrivere. Non smetterò mai di dire che la morte di David Foster Wallace per i suoi lettori è un fatto così privato, così sentito, che è capace di rovinare letteralmente intere giornate. E no, non è la stessa cosa per tutti gli artisti o le persone volgarmente famose che finiscono per morire tragicamente, perché la maggior parte di loro non ha mai mai creato niente del genere.

Spesso succede che dopo aver letto libri mastodontici ci si senta pieni. Ma come ci si comporta quando un libro mastodontico ti lascia svuotato, privato di qualcosa?

-.-.-.-.-

David Foster Wallace - Infinite Jest, Einaudi

giovedì 27 gennaio 2011

Santi

Nel numero del 23 gennaio di Domenica de Il sole 24 ore ci sono tre pagine interessanti che trattano, con commenti anche piuttosto intelligenti, del processo di canonizzazione letteraria di David Foster Wallace e Roberto Bolano.

L'articolo di Stefano Salis, Meteore e santi nel paradiso degli scrittori, offre diversi spunti interessanti.

Viviamo in un'epoca in cui non si concede il lusso del tempo a nessuno. Agli autori vivi, come ai morti. La critica letteraria dei giornali (in Italia ci sono casi lampanti) ha introdotto tra i criteri di giudizio qualcosa tra il tifo calcistico e le classifiche dei dj.


lunedì 10 gennaio 2011

L'ho cominciato


Non so quanto ci vorrà, ma ho cominciato Infinite Jest.
Ho letto le prime cento pagine, e come sospettavo, il mito di questo enorme capolavoro, così tanto capolavoro da essere impossibile da leggere, è appunto solo un mito.

Prima di tutto, conosco ben due persone che l'hanno letto tutto, note comprese, e poi, sinceramente, le prime cento pagine de La scopa del sistema sono davvero molto più complicate. Per non parlare di Brevi interviste con uomini schifosi.

Vi aggiorno, comunque.
Mi dispiace che sia rimasto solo questo.
Ho l'impressione che queste 1200 pagine scivoleranno via più velocemente del previsto.

domenica 10 ottobre 2010

Roger Federer come esperienza religiosa



Il tennis è uno sport affascinante.
Spacciarmi per un esperto non mi riuscirebbe neanche volendo, ho giocato a Tennis forse due volte. Ho visto qualche partita alla Tv, qualche partita dal vivo, più che altro partite d'allenamento di amici, niente di più.
Un'altra promessa che mi sono fatto, una volta aggiustato questo ginocchio rotto, è imparare a giocare.

Ma i personaggi come Federer, Nadal, li si conosce tutti, sono nomi di cui finisci per sapere qualcosa per forza, perché vivono sul tetto del mondo.
Ho già letto della passione per il tennis di Wallace in Tennis, tv, trigonometria (Minimum Fax), che da giovane ne ha giocate molte di partite (per quanto si finisca per credergli sempre, sono abbastanza sicuro che sia stato piuttosto modesto nel raccontare il suo talento), e proprio ieri ho comprato Roger Federer come esperienza religiosa. E' un articolo apparso sul New York Times del 20 agosto 2006, riproposto in una elegante ed esile edizione dall'editore Casagrande.

Ancora una volta Wallace scrive di quanto il Tennis sia uno sport difficile da comprendere profondamente se non ci hai mai giocato e di quanto sia difficile comprenderlo superficialmente se lo si segue solo in Tv. Scrive dei Momenti Federer, attimi in cui la grandezza del tennista si percepisce in maniera quasi imbarazzante, stupefacente:

Data la posizione di Agassi e la sua straordinaria rapidità, per riuscire a passarlo Federer doveva spedire la palla dritta lungo un tubo di cinque centimetri, ed è proprio quello che ha fatto, mentre saltellava all'indietro, senza il tempo di posizionarsi e caricare il peso. Era impossibile.

Wallace, inviato a Wimbledon nel 2006, assiste alla partita decisiva del torneo, la finale attesa da tutti, Federer contro Nadal. Per Wallace vuol dire poter analizzare il rapporto tra Forza e Bellezza, tra Violenza ed Eleganza, vuol dire parlare del senso cinestetico, del rapporto privilegiato che intercorre tra i grandi campioni ed il loro corpo, vuol dire dare una lettura di questo sport, ma non solo:

Ovvio, negli sport maschili nessuno parla mai della bellezza, della grazia, o del corpo. Gli uomini possono professare il loro "amore" per uno sport, ma questo amore deve sempre essere espresso e rappresentato nella simbologia della guerra: eliminazione e avanzamento, gerarchie di rango e posizione, statistiche maniacali, analisi tecniche, fervore tribale e/o nazionalistico, uniformi, frastuono collettivo, bandiere, petti percossi, facce dipinte, ecc. Per ragioni che non sono totalmente chiare, molti di noi trovano i codici della guerra più sicuri di quelli dell'amore.

Non scriverò di più, data la brevità del testo (56 pagine comprese di note wallaciane), finirei per rovinarvelo. Vi basti sapere che nel finale, come al solito illuminante, perfetto, Wallace riesce a dare un senso all'esperienza dello spettatore, e riesce a spiegare cosa sia capace di scatenare in noi un gesto sportivo, tecnico e geniale.

-.-.-.-.-.-.-.-

David Foster Wallace - Roger Federer come esperienza religiosa, Casagrande

domenica 1 agosto 2010

La scopa del sistema


Nella prefazione Stefano Bartezzaghi scrive che è impossibile, visto che sappiamo come finirà la vita di David Foster Wallace, non chiedersi cosa avesse in testa.
L'intricata matassa di pensieri e di idee, delle immagini e delle parole, dove terminavano la loro esistenza di materiale narrativo e cominciavano quella di ossessione? E se fosse il contrario? Considerazioni banali e che dovrebbero essere completamente eliminate in un ragionamento critico. Banali ed inevitabili, perché per i lettori di David Foster Wallace, la sua vita e la sua morte sono diventate un fatto privato.

A 24 anni Wallace, terminati gli studi universitari, da alla luce il suo primo romanzo. Questo romanzo. Wallace supera la narrazione lineare, inserisce nell'opera materiali diversi, registrazioni di sedute psichiatriche, discorsi diretti ed indiretti, precisissime ricostruzioni.
Tecniche "postmoderne" che ancora non risultavano così vittime di abuso - siamo nel 1987 - ma utilizzate così sapientemente, tra l'altro da un autore tutt'altro che maturo, da non poter suscitare pensieri e commenti che non fossero pieni di ammirazione. E' facile per tutti lasciare frasi a metà, o interrompere dialoghi, o ancora più facile cancellare parti narrative. E' difficile, se non impossibile, se non sei provvisto di enorme talento e lucidità (sappiamo come è finita la vita di Wallace, ma nessuno può negargli veri e propri lampi di lucidità) far tornare i conti. Far quadrare tutto. Risoluzione certo impossibile se non vi è aiuto da parte del lettore.

Ancora più difficile, a meno che tu non sia talentuoso - molto talentuoso -, è riuscire a dire senza dire. Commuovere senza offrire l'esternazione del sentimento.
Così il lettore può commuoversi leggendo i dialoghi serrati dei personaggi, può percepire il feroce sconvolgimento, la confusione, il dolore, le ossessioni, senza che queste siano espresse fin dall'inizio.

Lenore, con le sue gambe perfette, L'uomo che vuole "imprigionarla" (chi leggerà il testo, tuttavia, capirà quanto sia banale quest'affermazione), la famiglia di Lenore, il padre sfuggente ma onnipresente, il fratello consumatore più che abituale di droghe dai tratti demoniaci ma geniale. E tanti altri, tante altre storie che coincidono, si sfaldano, si fondono.
Su tutti Lenore, non la Lenore dalle gambe perfette, ma la sua bisnonna che fu allieva di Wittgenstein, che lascia misteriosi indizi dopo la sua sparizione.

Io fossi in voi lo leggerei.

-.-.-.-.-.-.-

David Foster Wallace - La scopa del sistema, Minimum Fax

sabato 26 giugno 2010

Tennis, tv, trigonometria, tornado



Prima di leggere anche La scopa del sistema ed Infinite Jest, mi fermo un po'.
Ho da scrivere (finalmente!) la tesi per bene.
Comincio però Underworld, e magari anche qualcos'altro di DeLillo, così arrivo all'appuntamento con Infinite Jest bello carico carico. E magari non mi laureo più.

Tennis, Tv, trigonometria, tornado edito dalla Minimum Fax è pieno zeppo di questioni interessanti trattate con quell'ironia che Wallace usa nel modo giusto. Fare un riassunto di quanto sia scritto nei testi, bellissimo quello sul rapporto tra scrittori americani e la televisione, delirante ma meno inenso quello sulla fiera agricola, spettacolare quello sul tennista Michael Joyce, impegnativo quello su Lynch, è praticamente impossibile.

Vi regalo qualche piccolo estratto.

Ciò è dovuto al fatto che l'ironia, per quanto divertente, svolge una funzione quasi esclusivamente negativa. E' critica e distruttiva, fa tabula rasa. Questo di sicuro è il modo in cui la vedevano i nostri padri postmoderni. Ma l'ironia è particolarmente inefficace, quando si tratta di costruire qualcosa che prenda il posto delle ipocrisie che ha demolito. [...] Che devi fare quando la rivolta postmoderna diventa un'istituzione della cultura pop? Perché questo chiaramente è il secondo motivo per cui l'ironia e la rivolta dell'avanguardia sono diventate annacquate e nocive. Sono state assorbite, svuotate, e reimpiegate dallo stesso establishment televisivo al quale si erano originariamente opposte.

40. A parte la questione del sesso e delle droghe, gli atleti professionisti sono per molti versi i santi della nostra civiltà: si dedicano completamente a uno scopo, sopportano grandi privazioni e sofferenze per realizzarsi in esso, e godono di uno stretto rapporto con la perfezione, che noi ammiriamo e premiamo (la ciotola per l'elemosina del monaco, il contratto a nove zeri del mago del baseball), e che amiamo guardare anche se non abbiamo la minima intenzione di seguirne le orme in prima persona. In altre parole loro lo fanno per noi, si sacrificano per la nostra (immaginiamo) redenzione.

venerdì 14 maggio 2010

Mentre Leggo...Tennis, Tv, trigonometria, tornado (e altre cose divertenti che non farò mai più)

I vecchi rivoltosi postmoderni rischiavano "OoH!" scandalizzati e gridolini di orrore: shock, disgusto, indignazione, censura, accuse di comunismo, anarchismo, nichilismo. Oggi i rischi sono diversi. I nuovi ribelli potrebbero essere artisti pronti a rischiare lo sbadiglio, gli occhi al cielo, il sorriso di sufficienza, le strizzatine d'occhio, la parodia dei fini umoristi, i "Dio mio quant'è banale". A Rischiare di essere accusati di sentimentalismo, di melodrammaticità. Di eccessiva sprovvedutezza. Di debolezza. Di essere ben disposti a farsi fregare da un mondo di spioni e guardoni che temono lo sguardo e il ridicolo altrui più di una condanna ai lavori forzati. Chissà. Oggi gli scrittori giovani più impegnati sembrano davvero arrivati a una specie di ultimo estremo capolinea.

-.-.-.-.-.-

David Foster Wallace - Tennis, tv, trigonometria, tornado (e altre cose divertenti che non farò mai più), Minimum Fax


mercoledì 5 maggio 2010

Note


Sbirciavo su internet cercando materiale riguardo ad una delle mie ultime ossessioni.
Il sito su cui l'ho trovata a dire il vero è un po' strano. O almeno vende strane magliette.
Ma questa vignetta è molto molto carina.


da infinitydayweekend.com

lunedì 22 marzo 2010

Ancora su Wallace, conferme.

Eppure leggendo David Foster Wallace è sempre stato inevitabile pensare a quale testa dovesse avere l'autore di quelle pagine, divertenti nei loro rovelli, opache nel loro tentativo di saturare il dicibile. E' probabile per questo che la notizia del suo suicidio ha percosso i suoi lettori con la forza di uno staffilante dolore personale, diretto: cosa avesse in testa quell'uomo non era più una questione letteraria, era diventata una questione esistenziale senza vie di scampo, del genere tertium non datur. E in tanti ci si è chiesti quando sarà possibile tornare a leggere le sue opere senza pensarci, senza dare troppo peso ai presagi di cui ora sembrano pullulare, senza cioè proiettare all'esterno della scrittura quella raccolta di indizi che la sua scrittura stessa ci sollecita.

Prefazione di Stefano Bertezzaghi a La scopa del sistema - David Foster Wallace, Einaudi.

Più o meno, qui, avevo scritto una cosa del genere.

domenica 7 marzo 2010

Brevi interviste con uomini schifosi


Dentro c'è veramente tanto.
E forse sarà il periodo, o il ritorno del freddo, ma veramente mi ha impegnato.

Tra le altre cose, questo:

E lo sai che ti sei andato a ficcare in un vicolo cieco dei peggiori, come scrittore di narrativa. Esistono modi giusti e proficui di "immedesimarsi" nella lettrice, e dover cercare di immaginarti nei panni della lettrice non è tra questi; anzi, è pericolosamente vicino alla temuta trappola di cercare di indovinare se alla lettrice "piacerà" ciò a cui stai lavorando, e sia tu sia i pochissimi amici scrittori di narrativa che hai sanno che non c'è modo più rapido di metterti l'ansia addosso e stroncare qualsiasi pressione umana nella cosa a cui stai lavorando che cercare di calcolare in anticipo se quella cosa "piacerà". E' semplicemente letale. Una analogia potrebbe essere: Immagina di essere andato a una festa dove non conosci quasi nessuno, e poi tornando a casa all'improvviso ti rendi conto che per tutta la festa ti sei talmente preoccupato di capire se piacevi o no ai presenti che adesso non hai la minima idea se a te è piaciuto qualcuno di loro.

-.-.-.-.-.-.-

David Foster Wallace - Brevi interviste con uomini schifosi, Einaudi

giovedì 4 febbraio 2010

Oblio


Ormai non credo servano altre parole per dimostrare quanto Wallace sia entrato nelle mie grazie. Era dai tempi in cui leggevo Philip K. Dick che un autore non mi coinvolgeva così tanto e non mi obbligava a rivedere un po' di concetti narrativi che davo ormai per assodati.

Oblio è composto da 6 romanzi brevi e 2 racconti.
Qualcuno mi è sembrato meno riuscito rispetto all'intera produzione.

"Eppure sembra che andiamo tutti in giro cercando di usare la lingua (quale che sia, a seconda del paese d'origina) per cercare di comunicare agli altri quello che pensiamo e per scoprire quello che pensano loro, quando in fondo lo sanno tutti che in realtà si tratta di una messinscena e che si limitano a far finta."

Wallace può scrivere tutto quello che vuole senza sembrare scontato o incline al facile colpo di scena. Può scrivere quello che vuole sui suoi personaggi, perché sono così follemente reali da non essere sminuiti dai suoi giochi narrativi.

" - A condizione, naturalmente, che tutto rimanga su un piano teorico fino ai test di verifica di oggi pomeriggio.
- Ma come facciamo a essere sicuri che accetterà?
La capostagista non spazzolava mai i capelli dopo la doccia. Si limitò a scuotere la testa due o tre volte lasciandoli ricadere magnificamente a modo loro e si girò, lentamente, per offrire ad Ellen Bactrian l'effetto d'insieme:
- Chi? - Le restavano dieci settimane di vita. "

-.-.-.-.-.-.-

David Foster Wallace - Oblio, Einaudi

giovedì 21 gennaio 2010

Mentre Leggo...Oblio

Piccolo bug della rubrica "Mentre leggo".
In realtà sto leggendo Oblio di Wallace, ma ho comprato l'altro giorno Brevi interviste con uomini schifosi, e la prefazione di quest'ultimo è a cura di Fernanda Pivano.
Chi più di lei poteva giudicare con professionalità il lavoro di David Foster Wallace?

"La sua è una narrazione visionaria e sensazionale, a volte alienante quando diventa metanarrativa, ma stupenda nei ritratti evocativi e nei monologhi in cui Wallace è indiscusso maestro, secondo la tradizione più codificata. Le ossessioni e gli esperimenti che a volte lo ispirano lo hanno fatto accostare a Edgar Allan Poe; ma il suo senso personalissimo dell'alienazione, del solipsismo, della futilità della comunicazione gli hanno dato un suo carattere che lo ha liberato dal pericolo di rientrare nel tono dei cosiddetti Grandi Narcisisti (per esempio John Updike) e lo ha fatto nominare nell'elenco proposto dal New Yorker dei venti scrittori al di sotto dei quarant'anni che rappresentano il futuro della narrativa americana."

-.-.-.-.-.-.-

David Foster Wallace - Oblio
David Foster Wallace - Brevi interviste con uomini schifosi

sabato 9 gennaio 2010

Questa è l'acqua

La raccolta di testi si apre con una nota di De Lillo.

"Ora lo conosciamo come uno scrittore coraggioso in lotta contro la forza che voleva indurlo a rinunciare a se stesso. A distanza di anni sentiremo ancora il gelo che ha accompagnato la notizia della sua morte. [...]Giovinezza e perdita. Questa è la voce di David, americana."

Oggi un amico mi ha chiesto: Perchè stai leggendo così tanto di Wallace?

La risposta è stata immediata. E' la mia indole, se un autore mi piace, cerco di andare il più a fondo possibile. Ma non è solo questo, c'è di più.
Wallace fa di me quello che vuole. Mi fa innervosire, mi angoscia, mi fa ridere, mi fa commuovere. E' così ridicolo spendere parole su un testo, ogni suo testo, che di parole non ha mai bisogno. Di ogni storia coglie uno scorcio diverso, l'univa visuale che una persona normale o un autore normale non avrebbe mai pensato di adottare.
E a chi lo inserisce solo nel fenomeno del postmodernismo, sono pochi ringraziando il cielo, dico di leggere con più attenzione. Anche se è così evidente che non ci sarebbe bisogno neppure di una seconda lettura.
Cos'ha di speciale Wallace? Io lo sento, soprattutto dopo aver letto questa raccolta, che ha provato per tutta la vita a sfuggire al male del nostro tempo. So che ha provato con tutte le sue forze ad arginare quella che chiama la cosa brutta, che ogni volta che ha respirato il male ha avuto sempre la capacità di vedere il bene meglio di ognuno di noi. Si, mi sento coinvolto.
Non ho mai letto le opere di un autore ed essere dispiaciuto che una volta finite quelle pubblicate non ne avrò a disposizioni altre. Mi è capitato con qualche rock star, ma mai con uno scrittore. Ho pensato qualche volta peccato che sia morto così giovane ma mai ho dovuto sopportare il vero dispiacere, il sentire la mancanza.
E non sto parlando di quella idealizzazione adolescenziale. Io sento la sua mancanza.
A me dispiace che la sua voce sia stata zittita. E mi dispiace che sia stata zittita nonostante la sua lotta. E mi dispiace che non sia riuscito a dirsi fino in fondo che lui non era la malattia, che lui non era il male che aveva in testa. Mi dispiace che non ci sia riuscito, perché invece è riuscito a dirlo a noi nel racconto Solomon. Ce l'ha scritto, ce l'ha lasciato scritto su un post-it attaccato sopra il frigorifero.
E mi dispiace perché so che lui non riusciva a sopportare il dolore degli altri, che sarebbe stato in pena anche per me, per i miei problemi da giovane uomo, se mi avesse conosciuto. Mi dispiace perché so che il dolore degli altri era anche il suo dolore.
Mi dispiace perché mi ha spiegato che non sono il centro del mondo, che in una fila lunghissima alla cassa di un supermercato io non sono diverso da nessuno degli altri miei colleghi, non sono l'unico ad essere annoiato e che non sopporta quella situazione. Mi ha spiegato che tutti, dopo otto ore di lavoro, vogliono tornare a casa, che nessuno nel traffico ha davvero l'obbiettivo di intralciarmi.
Nel discorso tenuto alla consegna delle lauree del Kanyon College nel 2005, intitolato proprio Questa è l'acqua, Wallace parla di cultura.

"L'unica cosa Vera con la V maiuscola è che riuscirete a decidere come cercare di vederla. Questa, a mio avviso, è la libertà che viene dalla vera cultura, dall'aver imparato a non essere disadattati; Riuscire a decidere consapevolmente che cosa importa e che cosa no."

Posso leggere ogni libro che ha pubblicato.
Ma so che mi mancherà. Posso leggere e rileggere le sue interviste, ascoltare ancora e ancora l'intervista fatta a Capri. Ma niente può portare nuovamente le sue parole ai nostri occhi.
Mi dispiace come se fosse un mio amico. E non provo vergogna nell'ammetterlo.
Un amico grande e grosso, un po' strano forse. Ma che sa indicarti un'altra possibiblità, un altro punto di vista. Un amico geniale.

-.-.-.-.-.-

David Foster Wallace - Questa è l'acqua, Einaudi



mercoledì 4 novembre 2009

Una cosa divertente che non farò mai più

Wallace non è mai delirante. Ma se proprio vogliamo utilizzare questo aggettivo dobbiamo prima di tutto applicarlo alla realtà, alla nostra vita, ai nostri giorni frenetici e ricchi di assurdità che continuiamo a portare avanti. Ci portiamo come strascichi, paranoie e fissazioni. Tutti lo facciamo, anche Wallace lo ammette.
Mi diverte molto immaginarlo, lui che si definisce per metà agorafobico, su questa grande nave da crociera mentre organizza appostamenti alla donna che gli pulisce la cabina, o mentre osserva lo zoo che popola il grattacielo galleggiante chiamato Nadir.

"Winston 3p ed io abbiamo raggiunto quel livello di maestria quasi zen in cui è il ping pong che gioca noi - gli affondi, le piroette, le schiacciate e i recuperi sono esternazioni automatiche di una sorta di armonia intuitiva fra l'occhio, la mano e l'istinto primordiale di uccidere - in un modo che ci lascia i lobri frontali liberi di blaterare assurdità durante il gioco [...]"

Tutto, ogni incontro, ogni persona è riportata con precisione, nei difetti e nelle ossessioni.
E' una ricerca quella di Wallace, sempre speranzoso, fiducioso, nè è prova l'ironia che strapperebbe risate anche al lettore più triste, di trovare una falla, una crepa nel terribile mondo che abbiamo creato, nel terribile genere umano che siamo diventati.
Tutto ciò che è scritto in questo libro è vero. Le crociere esistono sul serio e la gente che ci va è gente come noi. E' gente vicina a noi.

Il sistema di note che Wallace, a detta dei critici, utilizza per riportare la realtà a ciò che è sul serio, un intricato groviglio di riferimenti, nozioni, corrispondenze, mi ha lasciato completamente spiazzato. E' un modo perfetto per rappresentare la realtà, questa nostra enciclopedica vita.
Cito la nota 137a, un esempio di ironia rarissima:

"137a. (cioè quando durante un'assemblea a scuola uno psicologo locale ci mise tutti in stato di ipnosi teoricamente leggera per un'esperienza di visualizzazione creativa, e dieci minuti dopo tutti quelli dell'auditorium uscirono dall'ipnosi tranne purtroppo il sottoscritto, e finii per passare alcune ore con le pupille dilatate in trance irreversibile nell'infermeria della scuola, con lo strizzacervelli sempre più nel panico che provava a tirarmi fuori da quello stato con sistemi sempre più drastici, e i miei genitori avevano quasi deciso di fargli causa per l'episodio quando io da allora in poi ho deciso con ferma e serena risoluzione di tenermi alla larga da ogni tipo di ipnosi.)"

-.-.-.-.-.-.-

David Foster Wallace - Una cosa divertente che non farò mai più, Minimum Fax

giovedì 24 settembre 2009

La ragazza dai capelli strani

"Questa forza, signore e signori, è la capacità dei dati di trascendere le loro intrinseche limitazioni di dati per diventare, in sé e per sé, significato, sentimento. "

Per Zadie Smith questa citazione dal racconto Piccoli animali senza espressione, spiega bene la scrittura e l'intento di Wallace: Unire testa, cuore e viscere.
Questo libro è incredibile. A nemmeno trent'anni aveva capito cosa fare delle sue idee, come trasformarle in letteratura. Eppure tutto, anche la più minuziosa descrizione, la citazione inserita nel modo giusto e al momento giusto, serve per comunicare con il lettore. Nessuna "brillantezza" fine a se stessa, tutto, e dico tutto lasciato in dono a chi sta dall'altra parte.
Una scrittura magnetica, precisa e solo raramente veramente difficile.

Tutti i racconti di questo libro hanno qualcosa di incredibile. Che sia lo stile e l'esplosione linguistica (La ragazza dai capelli strani) o la perfetta tecnica narrativa e l'uso sapiente del tempo (Piccoli animali senza espressione), il tono epico eppure così umano (Lyndon, John Billy), la semplicità e la capacità di evocazione visiva (Per fortuna il funzionario commerciale sapeva fare il massaggio cardiaco), siamo di fronte ad un'esperienza letteraria unica.
Se non ci credete non dovete fare altro che comprarlo e leggerlo.


Curiosità: Alla prima copia che ho comprato mancavano 30 pagine! (L'ho cambiata, ovviamente. Non mi era mai capitato)
Ho cercato questa foto nel web per tanto tempo e finalmente l'ho trovata...




... "Contro, contro, contro: le ragioni che si basano sugli altri sono facili da manipolare. Tutte le cose cave sono leggere. Perchè il fatto è che mi sono stancato di stare bene. Di essere buono. Forse sono solo stanco di non sapere dove finiscono, in me, le aspettative millenarie di una costellazione, dov'è che la mia volontà può appendere il suo cappello di pelo. Vorrei un angolino ben messo. Vorrei avere forza di volontà."
-.-.-.-.-.-

David Foster Wallace - La ragazza dai capelli strani, Minimum Fax

mercoledì 9 settembre 2009

Una penna che scrive

"Personalmente, credo che questo sia veramente un buon momento per un giovane che voglia cominciare a scrivere narrativa. Ho degli amici che non sono d’accordo. Al giorno d’oggi la narrativa di qualità e la poesia sono emarginate. È un errore in cui cadono parecchi dei miei amici, questa vecchia idea secondo cui "Il pubblico è stupido. Il pubblico vuole andare in profondità solo fino a un certo punto. Poveri noi, siamo emarginati perché la tv, la grande ipnotizzatrice… bla bla bla". Ci si può mettere seduti in un cantuccio e piangersi addosso quanto si vuole. Ma è una stronzata. Se una forma d’arte viene emarginata è perché non parla davvero alla gente. E un possibile motivo è che la gente a cui si rivolge sia diventata troppo stupida per apprezzarla. Ma a me sembra una spiegazione troppo semplice."

Faccio conoscenza con David Foster Wallace tramite le sue interviste e quelle che sul sito della minimum fax vengono definite perle wallaciane.
Che sia difficile costruire (o trovare?) la propria voce narrativa è assodato.
Ed è assodato anche che questa ricerca e questa voglia di autoaffermazione sfociano nella maggior parte dei casi nell'assoluto disinteresse verso il lettore.

"Ho scoperto che la disciplina più difficile nella scrittura è cercare di partecipare al gioco senza lasciarsi sopraffare dall’insicurezza, dalla vanità e dall’egocentrismo. Mostrare al lettore che si è brillanti, spiritosi, pieni di talento e così via, cercare di piacere, sono cose che, anche lasciando da parte la questione dell’onestà, non hanno abbastanza calorie motivazionali per sostenere uno scrittore molto a lungo. Devi disciplinarti e imparare a dar voce solo alla parte di te che ama le cose che scrivi, che ama il testo a cui stai lavorando. Che ama e basta, forse. "

Trovo questa parte davvero interessante. E' davvero difficile riuscire a frenare il proprio egocentrismo. La vanità, la tendenza autoreferenziale che contraddistingue la nostra epoca letteraria.

"A quanto pare, vogliamo solo continuare a mettere in ridicolo la realtà. L’ironia e il cinismo postmoderni diventano un fine a se stessi, una misura della sofisticatezza e della spregiudicatezza letteraria degli scrittori. Pochi artisti osano parlare dei modi in cui si possa tentare di aggiustare quello che non va, perché sembreranno sentimentali e ingenui agli smaliziati ironisti. L’ironia si è trasformata da un mezzo di liberazione in un mezzo di schiavitù."

Dopo aver parlato dell'importanza dell'ironia postmodernista ecco la critica più efficace che abbia mai letto proprio su tale questione.
Wallace è morto l'anno scorso, impiccato. Suicidio per depressione. Non ho letto ancora i suoi libri. Ma ho letto articoli, interviste (l'ultima alla sorella Amy Venerdì di Repubblica di questa settimana), critiche di grandi professionisti della letteratura.
L'intervista completa e le perle wallaciane, che vi invito a leggere qui, sono state pubblicate tra il 1993 ed il 1996. Da allora all'anno scorso Wallace avrà avuto certamente modo di vedere quanto le sue affermazioni fossero vere e quanto, sempre più, sia andata degrandando l'originalità delle nuove leve della letteratura.

I suoi libri racconteranno di lui meglio che qualsiasi intervista.
Per adesso condivido con voi parole così cariche e dense di verità da gelare. Parole lucide eppure sentite. Credo avesse un gran cuore.

"Il talento è solo uno strumento. È come avere una penna che scrive invece di una che non scrive. Non sto dicendo che riesco costantemente a rimanere fedele a questi principi quando scrivo, ma mi sembra che la grossa distinzione fra grande arte e arte mediocre si nasconda nello scopo da cui è mosso il cuore di quell’arte, nei fini che si è proposta la coscienza che sta dietro il testo. Ha qualcosa a che fare con l’amore. Con la disciplina che ti permette di far parlare la parte di te che ama, invece che quella che vuole soltanto essere amata. Magari questa è una cosa che non fa molto fico dire, non lo so. Ma mi sembra una delle cose in cui riescono gli scrittori davvero grandi – da Carver a Cechov a Flannery O’Connor al Tolstoj della Morte di Ivan Il’ic al Pynchon dell’Arcobaleno della gravità – sia "dare" qualcosa al lettore. Quando il lettore si allontana dalla vera opera d’arte pesa di più di quando ci si è avvicinato. È più ricco. Tutta l’attenzione e l’impegno e lo sforzo che come scrittore richiedi al lettore non possono essere a tuo vantaggio, devono essere a suo vantaggio. Quello che è velenoso e deleterio, nell’ambiente culturale di oggi, è che rende tutto questo tanto spaventoso da dissuaderci a farlo. Un’opera davvero grande nasce probabilmente da una volontà di svelarci, di aprirci a livello spirituale ed emotivo in un modo che rischia di farci provare davvero qualcosa nel farlo. Significa essere pronti a morire, in un certo senso, pur di riuscire a toccare il cuore del lettore."