ATTENZIONE

QUESTO BLOG È UN ARCHIVIO CHE RACCOGLIE I POST ANTERIORI AL 2014. IL NUOVO BLOG LO TROVATE QUI.

giovedì 29 dicembre 2011

Giovanni Block tra i 100 nomi di Gianni Mura

Gianni Mura fa questa cosa dei nomi dell'anno che non è male, perché le liste ci piacciono e perché fa bene tirare le somme.

Quest'anno c'è anche Giovanni Block, e siamo contenti, dovremmo esserlo un po' tutti.

Ps:
Se qualche giornale importante - ora che è famoso - volesse delle vecchie foto compromettenti scattate in diverse fasi della sua formazione musicale chieda pure, prezzo trattabile.
Scherzo.


Cos'è Timu

Quando mi chiedono cos'è Timu mi piacerebbe avere questo video sempre con me.



Cos'è timu? from Fondazione Ahref on Vimeo.

martedì 27 dicembre 2011

Rione Sanità @ Pan

Il video girava da un po', mi dispiace non averlo condiviso subito.


"Rione Sanità" è stato presentato anche al Pan, con Rossana Di Poce, i Mundu Rua, la danza di Ornella Iuorio e la performance pittorica di Francesca Di Martino.

Presentazione intensa, come solo quelle organizzate con attenzione sanno essere.


sabato 24 dicembre 2011

E tante care cose a casa



Di Riz Ortolani mi aveva già colpito la colonna sonora di Cannibal Holocaust. La bellezza delle sue composizioni dipende anche dalle immagini che coraggiosamente queste ultime accompagnano. Non vi so dire esattamente quale sia la sensazione scatenata dai suoi lavori - e da questo brano in particolare - o in che modo e per quali ragionamenti io abbia deciso di collegarli al Natale.

Di fatto però questo pezzo e la sua storia (More è prima di tutto la colonna sonora di Mondo Cane, da wikipedia: Mondo cane è considerato il capostipite di un filone cinematografico di documentari sensazionalisti, che prese il nome di mondo movie, volto a impressionare il pubblico mostrando usi e costumi insoliti, stravaganti e grotteschi delle etnie di tutto il mondo. Le immagini e l'onnipresente commento pseudo-sociologico fuori campo sottolineano ogni genere di dettaglio raccapricciante: mutilazioni all'interno di sette, asportazioni di organi genitali, lotte fra cani, cure medicinali alternative con l'uso di sangue e interiora animali) ci ricorda quanto sia strano il mondo che viviamo. Ed il modo perfetto per raccontarlo è forse quello di mettere una composizione romantica e struggente, su delle immagini crude e reali.

More è poi diventato un pezzo più che famoso. Qui sotto due versioni, una di Sinatra ed una di Marvin Gaye.





Buon Natatle.

martedì 20 dicembre 2011

Dexter, stagione 6

Il post è pieno di spoiler, quindi se non volete brutte sorprese non andate oltre.

La sesta stagione di Dexter si è conclusa domenica.
Molto meglio della quinta che zoppicava su molti livelli, anzi, su tutti i livelli.

La scena finale dell'ultima puntata, che ricorderete è stata proposta anche sul finire delle quinta stagione ma con l'espediente (!) del telo semi trasparente che impediva a Debra di scoprire il segreto su cui si fonda l'intera serie, è la scena che aspetto da molto. Perché di fatto, Dexter Morgan nega la sua identità prima che a tutto il mondo, a sua sorella Debra. Il punto è che narrativamente questa soluzione ATTENZIONE SPOILER impedisce qualsiasi tipo di sviluppo. È la fine perfetta, lo scioglimento definitivo. Debra può fare due cose, o perdonarlo o sparargli. O Dexter può fingere di non essere un serial killer, far passare tutto per un solo caso. Ma la serie è irrimediabilmente compromessa, perché dal punto di vista narrativo questa è la scelta più adeguata, per un finale però.

lunedì 19 dicembre 2011

determinare il futuro

A proposito di futuri possibili da determinare ora:

Stephen Kern, in Il tempo e lo spazio, in un capitolo intitolato appunto Il futuro, cita Wells. Il racconto è Il risveglio del dormiente. Un uomo si risveglia dopo 200 anni e trova una società deflagrata ed un mondo distrutto dalla tirannia. Il racconto è del 1899.
Le riflessioni del protagonista mirano ad una morale: «la cosa che fra tutte gli sembrò la più sbalorditiva era che, in questi trenta anni di vita, egli non aveva mai tentato di formarsi un'immagine di questi tempi a venire. "Stavamo costrendo il futuro", disse, "e proprio nessuno di noi si preoccupò di pensare quale futuro stavamo costruendo"». Chi non medita sul futuro è destinato ad esserne sopraffatto.

domenica 18 dicembre 2011

...e io sarto

Salvatore Rescigno il sarto non lo voleva fare.
Voleva diventare elettricista. Però - come spiega lui - erano altri tempi, le esigenze erano differenti, le necessità erano altre. I soldi per studiare mancavano. E così anche lui è diventato sarto, come il nonno, il padre e il fratello.

Poi però succede che questo lavoro diventa tutta la sua vita. La mattina va a d'o masto e la notte studia sulle enciclopedie che compra per migliorare il proprio lavoro. Vince un concorso per insegnare, diventa maestro.

Un altro pezzo di strada qui, su "Le vie del lavoro".

Ps: ma voi lo sapevate che i sarti si occupano principalmente di fare le giacche, mentre dei pantaloni se ne occupa la pantalonaia?

martedì 13 dicembre 2011

Rione Sanità @ Trento

Su web log di fondazione ahref, un post sulla presentazione a Trento di "Rione Sanità", il libro edito da ediesse di Cinzia Massa e Vincenzo Moretti.

800 e passa km di distanza, tra uno dei quartieri simbolo di Napoli ed una città come Trento. Eppure qualcosa avvicina le due realtà - così come ha detto Luca De Biase - ed è qualcosa di molto positivo.

Abbiamo girato anche un video, così chi non c'era non ha scuse.
"Rione Umanità" s'ha da condividere.

:)


lunedì 12 dicembre 2011

A fronte alta

Scopro di Agostino "Agatino" Cossia tramite suo figlio Antonello. 

Antonello Cossia, regista, drammaturgo, attore, in uno spettacolo teatrale (e in un libro) dal titolo "A fronte alta" ha raccontato la storia di suo padre, primo pugile campano a partecipare alle olimpiadi. Melbourne 1956, Cossia, campione italiano dei pesi piuma sfida 'o mangiacristiani Vladimir Safranov, micidiale pugile russo. Cossia perde ai punti e la sua avventura australiana finisce lì, direbbero oggi i commentatori sportivi. Safranov vince la medaglia d'oro, battendo ovviamente tutti gli altri pugili che gli si presentano davanti, ma non ai punti, per ko. Qualche giorno dopo un giornale australiano lo intervista e lui dice che un solo incontro l'ha infastidito, il primo, quello contro «il giovane ragazzo del sud che nel suo paese fa il muratore». Agostino Cossia, pugile di Piscinola, è l'unico a non finire al tappeto.


Credo sia una storia straordinaria. Cercando in rete ho trovato una vecchia puntata de "La storia siamo noi" intitolata "Cazzotti napoletani". C'è anche Cossia, che racconta quell'esperienza. La sua commozione è storica, tenera, bellissima.

-.-.-.-.-.-

Antonello Cossia, A fronte altra - Guida

sabato 10 dicembre 2011

TED

Sono entrato nel mondo di TED.

Wow.

La quantità di idee, contributi, spunti e input è considerevole.

Ho visto diversi talks, ma devo ammettere che questo resta ancora il mio preferito.




giovedì 1 dicembre 2011

Caro vecchio neon al Teatro Nuovo

Se vi perdete "Caro vecchio neon" in scena fino al 4 dicembre siete degli incoscienti.

L'ho visto ieri sera e non posso fare altro che consigliarvelo.
Ora, non so se detto da un semplice spettatore fa lo stesso effetto che detto da un critico - per chi non l'avesse letto ecco un post sull'argomento - ma lo spettacolo è esattamente come dovrebbe essere. O almeno è esattamente come dovrebbe essere per Alessio spettatore che adora il racconto di Wallace, e che si è sentito colpito in diversi modi dalla messa in scena attenta e coraggiosa non meno di quanto l'abbia colpito la "potenza di fuoco" - per dirla alla Neal - del racconto la prima volta che l'ha letto.
Esattamene come dovrebbe essere, anche la scenografia, le luci, i suoni, il costume del protagonista.

Insomma, non una parola di più.

mercoledì 30 novembre 2011

Timu @ ItaliaCampania

Sul blog di fondazione ahref la partecipazione di Timu a ItaliaCamp.

Tra tanti progetti proposti alcuni molto importanti, basti pensare al lavoro de L'Altra Napoli e ai loro bellissimi progetti realizzati e in fase di realizzazione.

Forte il bisogno di cominciare a raccontare. Anzi, il bisogno che abbiamo di raccontarci.

Che storia racconta questa città? I genitori cosa devono raccontare ai propri figli? Ci avviamo all'America's Cup ma fino a pochi mesi fa eravamo in piena emergenza - e lo siamo ancora -, abbiamo bisogno di trovare un senso tramite il racconto dei nostri spazi, dei nostri luoghi, di noi stessi.

mercoledì 23 novembre 2011

Yes, we brand

Un nuovo contributo su "Le vie del lavoro" e questa volta parliamo di Vincenzo Bernabei, 32 anni, che vive e lavora a Roma.

QUI il video.

Stephen Kern troverebbe interessante quest'intervista. Perché Vincenzo Bernabei, titolare di Queimada Brand Care, dice che nel suo lavoro alcuni concetti come spazio e tempo sono sfumati, hanno perso consistenza.

Occuparsi di Brand-Care vuol dire aiutare le aziende a comunicare i propri valori. 

"Il mio lavoro è fatto di tante cose, soprattutto di cose immateriali, non tangibili, che non si possono toccare direttamente". Eppure quest'immaterialità è affrontata ogni giorno con i valori del "saper fare".

"Ho fatto il cameriere, l'accompagnatore turistico, il centralinista. Sono state tutte esperienze utili perché ho acquisito delle competenze e delle conoscenze sulle organizzazioni che prima non avevo. Sì, la pratica, il saper fare, oltre al sapere, sono importantissimi".

Imparare molto dagli altri - come dice Vincenzo - anche da chi fa lavori completamente differenti. Da chi vende auto, da chi ha ristoranti o gestisce palestre.

"Creare continuamente connessioni, creare continuamente reti di scambio con persone che fanno il tuo lavoro ma anche e soprattutto con persone che non c'entrano nulla con il tuo lavoro".


sabato 19 novembre 2011

Regards Dott.ssa Bernardo

Questa è la lettera di un'amica che ha preso una decisione.
Insegnare non è il mio sogno ma la pratica diffusa della proposta di lavoro che proposta di lavoro non è, non riguarda solo l'insegnamento. Nella mia carriera scolastica - come tutti - ho avuto modo di conoscere molti docenti. Professoresse giovani e meno giovani, motivate o del tutto rassegnate. Continuando così, le aule - sia pubbliche che private - saranno piene di giovani docenti già stanchi, non motivati o frustrati come quelli arrivati alla pensione. E a differenza di altri lavori, l'insoddisfazione nel mondo dell'insegnamento è davvero letale. Non c'è bisogno di spiegare il perché, tutti possiamo offrire un esempio positivo ed uno negativo.
Fare l'insegnante in questo paese, ogni giorno che passa, diventa sempre più un atto rivoluzionario. 

Buonasera "Signor" preside, sono la professoressa Bernardo. La contatto per dirle che rinuncio all'offerta, o meglio, rinuncio alla non offerta lavorativa.
Per quanto io ami l'insegnamento e pensi di essere adatta, ho deciso di non cedere al ricatto socio-psicologico lavoro=punti. Si lavora per guadagnare o meglio il lavoro è tale quando si guadagna altrimenti diventa un hobby. Io ne ho già tanti, grazie. Provi a pagarci il mutuo con i punti e mi faccia sapere cosa le rispondono! Mi dispiace per chi accetterà perché c'è sempre chi cede con la speranza di un futuro diverso. Purtroppo l'Italia la rovinano proprio coloro che tollerano l'intollerabile e coloro che approfittano di tale atteggiamento. Lei tra gli altri.
Mi dispiace aver pensato di avere a che fare con un istituto serio e mi dispiace aver tentennato e creduto di poter sottostare a questo sistema. Mi dispiace, soprattutto, che per colpa della sua proposta ho iniziato a dubitare delle mie capacità e delle scelte che ho fatto nella mia vita.
Mi dispiace anche per quei ragazzi che pagano una retta al suo istituto perché possono solo avere un'istruzione di serie B dal momento che insegnanti non pagati non potranno mai essere davvero motivati. Ma certo, l'importante è che paghino entro il 5 di ogni mese, giusto? Lei ha capito tutto.

Piccola lezione di marketing: non investire sul proprio personale porta ad un rendiconto negativo in termini di immagine e di conseguenza ne soffre il bilancio dell'azienda. Dal momento che l'Italia vive il suo medioevo sociale continuerete certamente ad avere insegnanti che lavorano gratis ma intorno al suo istituto si verrà a creare un'immagine negativa tale da costruire solo una pessima reputazione. Dunque, li risparmii pure i soldi della pubblicità perché sono soldi buttati; manifesti, siti e locandine non servono quando c'è in giro tanta gente colta, rispettabile e arrabbiata che parla male della sua azienda. Lo farò anch'io ovviamente e, purtroppo per lei, io so sfruttare bene i canali della comunicazione perché, ahimè, sono una persona preparata su cui non ha voluto investire.

Regards
Dott.ssa Bernardo

Diffondete! grazie!


venerdì 18 novembre 2011

101 tesori nascosti di Napoli @ Feltrinelli

Ieri c'è stata la prima presentazione di "101 tesori nascosti di Napoli".

In una giornata che tutti avevano bollato come negativa - un presunto sciopero, l'apertura di H & M, la confusione di via Roma e il clima da acquisti natalizi - il libro ha trovato l'ottima accoglienza della Feltrinelli. Me ne sono accorto solo in un secondo momento, dopo aver visto le foto che ha scattato l'amico Peppe Pace: dietro le nostre spalle un enorme muro di copie dell'ultimo romanzo di Fabio Volo incombe minaccioso.

Credo sia stato un incontro interessante e questo è ovviamente merito dei due compagni di viaggio che hanno accettato il mio invito, Vincenzo Moretti (è proprio vero che il numero 17 ci porta bene) e Antonio Sacco.

Abbiamo parlato di ricostruzione, di bellezza e luoghi da riscoprire. Di come sia importante cominciare a ragionare sul qui e non sull'altrove, del bisogno che abbiamo di dare vita ad un discorso condiviso sulla collaborazione, sulle competenze, di quanto sia importante l'incontro con gli altri. E di come oggi, più che mai, sia importante raccontare le storie dei luoghi. O riscoprire quelle che altri hanno già raccontato.

Ieri sera una delle storie che ho citato riguarda la Grotta di Seiano, e ho dimenticato di raccontarne un'altra a cui tengo molto. Alcuni dei luoghi che trovate in "101 tesori di Napoli" sono difficilmente spiegabili. È il caso del pontile di Bagnoli e dei resti dell'Italsider. Il raccontare permette di riconciliarsi con i luoghi, offre la possibilità di capire, di trovare chiavi di lettura. In quel capitolo cito un romanzo, "La dismissione" di Ermanno Rea, che meglio di molti altri libri, saggi e studi riesce a spiegare e a raccontare quel luogo. Nella guida descrivo il passo, qui invece mi piacerebbe citarlo. Vincenzo Buonocore, protagonista dell'opera spiega la visione dell'impianto industriale dall'alto, quando finalmente si decide ad osservare la sua Italsider da una postazione privilegiata, in un cestello di una gru a novanta metri d'altezza.
Era come salire in un ascensore a cielo aperto. Vidi subito il mare, Nisida, i pontili che tagliavano come coltelli l'acqua opaca. Più salivo più gli alti camini dello stabilimento sembravano approssimarsi a me; assomigliavano a uomini che avanzano eretti e un po' minacciosi verso il centro di una piazza inondata di sole. Quei camini mi ricordavano persone reali, operai che avevo conosciuto nel passato e che poi avevo perduto di vista: perché erano morti, oppure si erano trasferiti all'estero; o avevano rinunciato all'acciaieria per un motivo qualunque. Mi vennero a mente un sacco di nomi e di volti.
Il racconto di questi luoghi ci aiuta a comprenderli, a capirne la densità, ad accettarne  l'importanza seppur drammatica, a volte.
(Al più presto pubblichiamo un video con gli interventi di ieri sera. Un grazie di cuore a tutti, alla famiglia, agli amici, a chi non conoscevo e ai curiosi arrivati lì per caso).



venerdì 11 novembre 2011

Il lavoro come comunicazione


Geremia Pepicelli è un ingegnere elettronico. Si è occupato di aerei per 27 anni e negli ultimi otto di «veicoli senza pilota». Da appassionato di fantascienza gli ho fatto subito notare quanto l'argomento mi affascinasse e lui si è stupito un po', perché di fantascientifico qui c'è davvero poco. È tutto vero e pratico.

Cliccate QUI e guardate l'intervista.


Alberto Savinio ha scritto questo: "Il destino di noi uomini civili è nei nostri nomi e nei nostri cognomi [...] Molto rari gli uomini il cui destino non è scritto nel loro nome e prescritto nel loro cognome".

Per Geremia Pepicelli è proprio così: suo nonno che si chiamava esattamente come lui era ingegnere. E lui ha sempre saputo di voler diventare a sua volta ingegnere. La passione per l'elettronica deriva invece da suo padre, che costruì da solo la prima televisione portata in casa. 


"L'importanza del lavoro si trasferisce secondo me attraverso l'esempio, [...] ho avuto la prova che al di là delle parole contano i fatti. L'esempio, l'esempio è quello che viene trasferito a quelli che ci stanno intorno e alle generioni che ci seguiranno. [...] Le prossime generazioni utilizzano così come ho fatto io con mio padre quello che ti viene trasferito non in maniera esplicita ma in maniera implicita nelle cose che fai, quelle che hai realizzato, come ti sei rapportato con gli altri. Queste sono le cose che noi possiamo lasciare a quelli che vengono dopo di noi".


L'ha scritto Calvino, ed è una frase che mi piace sempre ricordare. "E il lavoro è qualcosa di intersoggettivo, che stabilisce una comunicazione con gli altri. [...] Il lavoro come comunicazione."

mercoledì 9 novembre 2011

Condividere Timu


 Cosa vuol dire condividere e partecipare su Timu?

Vuol dire accettarne il modello, accettare e condividere i quattro punti necessari per partecipare alla creazione di informazione di qualità:

Accuratezza, indipendenza, imparzialità, legalità.

Il metodo è molto importante, non a caso, nella lista di servizi che offre agli utenti è al primo posto. 
Solo un modello condiviso e messo in pratica permette un miglioramento di qualità nella produzione di informazione.

Iscriversi a Timu è molto facile. Così com'è facile condividerne il metodo: dopo aver accettato i quattro principi il profilo dell'utente sarà sbloccato.

Certo, il modello va poi applicato, ma non parliamo di principi così difficili da fare propri. Si tratta di valori che promuovono un'informazione onesta.
Il web è davvero così fuori controllo da non permettere l'attuazione di tali principi? C'è davvero qualcuno che crede che in assoluto sia così?
Il web è un luogo molto vasto. A differenza del mondo che abbiamo vissuto fino ad oggi - «il mondo è molto vecchio» ripete spesso Lyle personaggio di infinite Jest di David Foster Wallace - , il web è così giovane che abbiamo la possibilità di dargli una direzione. O almeno di dare una direzione ad una parte di questo mondo. Un mondo che si intreccia sempre con più forza al nostro "vecchio mondo", e che quindi lo condiziona. Ci sarà sempre chi vedrà il web come un immenso mercato, ma nessuno vieta a noi che invece crediamo di poter costruire una piazza al suo interno (in cui i cittadini possano migliorare l'informazione) di decidere in che modo costruirla, e quali sono i principi che debbano animarla. 


Iscrivitevi a Timu, accettate il modello e fate il percorso tra i principi.
Poi magari prendete l'immaginetta che trovate qui su e la mettete sui social network che utilizzate, sui blog su cui scrivete, la mandate nelle mail agli amici. Dite alla piazza che quando partecipate, collaborate e condividete informazioni lo fate seguendo il modello Timu.

Quello che accadrà dipenderà da come ci comporteremo.




lunedì 7 novembre 2011

Di Timu, partecipazione, collaborazione ed altre cose

Su "Le vie del lavoro" le storie cominciano a diventare tante. Sono tutte diverse ed uniche, ma tutte contibuiscono ad indicare i valori che proviamo a raccontare.

Nei post precedenti ho scritto tanto di partecipazione e collaborazione su Timu. Oggi Roberta Della Sala, una delle più impegnate nell'inchiesta ha pubblicato un video, molto semplice, girato probabilmente con un telefono cellulare.

Il video potete vederlo qui. Oltre al fatto che la via percorsa da Roberta sia decisamente importante nella nostra inchiesta, è importante notare come il suo contributo sia stato girato con un mezzo che la maggior parte di noi possiede.

Quando parlo di possibilità offerta ai cittadini parlo proprio di questo, e di tanti altri video del genere che possono essere pubblicati. È arrivato il momento di partecipare. Non servono per forza grandi tecnologie. Cellulare, macchina fotografica alla mano perché non ci raccontate le vostre storie?

sabato 5 novembre 2011

Resistance is futile


Domenica scorsa su Repubblica è stato pubblicato un articolo di Riccardo Luna su rete ed informazione, giornalisti e blogger. L'articolo che trovate qui per intero ha un titolo che indica la realtà, che c'è poco da fare, che come dicono i Borg in Star Trek «Resistance is futile».

Il cambiamento è ormai in corso, come scrive Luna: «I giornalisti sono scesi dal piedistallo (anche perché Internet il piedistallo lo aveva demolito): a volte bloggano, sempre più spesso stanno sui social media non solo per dare notizie ma per dialogare con i lettori da pari a pari».

Torna in questo articolo un concetto di cui avevo scritto qui: la collaborazione.

I dubbi sul citizen journalism sono espressi principalmente dai giornalisti o dagli aspiranti giornalisti. I primi per molto tempo hanno creduto che la rete potesse mettere in discussione la loro capacità di organizzare, filtrare, analizzare i fatti, i secondi si sono ritrovati a chiedere che cosa voglia dire diventare giornalisti oggi. O, che cosa sarà il giornalista nel prossimo futuro.
I cittadini reporter non possono sostituire i giornalisti, ma possono migliorare il loro lavoro. Certo, questo è possibile se l'idea di collaborazione permea il mondo dell'informazione professionale, se i giornalisti accettano questa nuova idea di lavoro e questa possibilità d'arricchimento. Lavorando con serietà tutti possono ricavarne qualcosa: i giornalisti avere più testimonianze, confronti, smentite, materiale con cui lavorare, fonti da ascoltare, contributi da utilizzare, i cittadini invece possono partecipare attivamente alla creazione d'informazione, a migliorarne la qualità, migliorare le proprie città ed i propri luoghi, portare delle testimonianze dirette.

Scrive ancora Luna che Jay Rosen, coniatore dell'espressione "Pro-am journalism", docente di giornalismo alla New York University, si è espresso così su questa collaborazione. «I giornalisti non sono abituati ad ascoltare, i blogger non sono preparati a dare un'informazione di qualità. Per questo abbiamo bisogno che lavorino assieme».

Certo, un modello del genere, collaborativo, aperto, non chiuso, rischia di demolire vecchie certezze: l'informazione cade dall'alto, è organizzata da pochi per molti, prodotta alle volte in un modo piuttosto che in un altro per scopi ben precisi.

Nell'articolo c'è anche una battuta di Luca De Biase sul modello proposto da Timu, la piattaforma di Fondazione ahref che permette proprio ai cittadini di partecipare all'informazione e soprattutto di contribuire al miglioramento qualitativo. In che modo? Accettando un metodo, quattro principi che appunto aiutano a muoversi con serietà.

«Abbiamo parlato per anni di contrapposizione fra giornalisti e Rete, ma non ha più senso. Mettiamoci d' accordo sul metodo: accuratezza, imparzialità, indipendenza e legalità. E collaboriamo».

Quando Fondazione ahref nel maggio scorso è venuta a Napoli, proprio Luca De Biase ha detto una cosa che mi sono riproposto di riportare prima o poi. È passato del tempo, e spero di ricordarla esattamente, ma sono sicuro che questa frase sia stata detta, e spero di non ricevere smentite. Quel giorno (l'argomento era "il sommerso e l'economia da svelare") il presidente di Fondazione ahref ha chiesto di utilizzare un'altra formula rispetto alla solita e più abusata "informazione fatta dal basso" e cioè "informazione fatta dall'alto della nostra condizione di cittadini".

giovedì 3 novembre 2011

101 tesori nascosti di Napoli

Da oggi trovate in libreria "101 tesori nascosti di Napoli da vedere almeno una volta nella vita" (newtoncompton). Mi piace definirla una quasi-guida turistica perché per alcuni aspetti ha la stessa funzione, ma dentro ci trovate anche molte altre cose che normalmente nelle guide turistiche non hanno spazio.

Per trattare alcuni argomenti e per poter descrivere alcuni dei luoghi ho usato libri, romanzi, film, canzoni e musiche. Sono inviti alla lettura, all'ascolto, al recupero di contributi essenziali per capire un po' di più questa città.

Per il lettore che per la prima volta si trova ad affrontare Napoli credo sia un buon testo per visitare la città in maniera completa. Dentro ci trovate luoghi meno noti o più conosciuti, nascosti, letteralmente sottratti alla vista, o metaforicamente, abbandonati, non valorizzati o completamente dimenticati. Per chi invece la città la vive tutti i giorni può essere un buon modo per riappropriarsene, esattamente com'è successo a me.

Vedere un proprio lavoro in libreria è sicuramente piacevole, ma l'aspetto più importante credo sia un altro: mi è stata concessa la possibilità di fare pace con la mia città. E sono stato fortunato perché Anna Leoncino e Antonella Pappalardo, le due editor con cui ho avuto più a che fare da maggio scorso, hanno capito che alcuni punti, seppur banali e forse ripetitivi, per me sono importanti.

Anche se lo diciamo e lo scriviamo spesso, ricordare come alcuni luoghi - luoghi di una bellezza infinita - siano completamente abbandonati a loro stessi è importante. Perché non è normale, non è accettabile. Allo stesso modo è importante mostrare come alcuni luoghi e alcuni tesori siano invece custoditi con attenzione e valorizzati. Perchè anche a Napoli si può fare, perchè qualcuno l'ha fatto o si impegna ogni giorno per farlo.

Spero che "101 tesori nascosti di Napoli" dia al lettore la stessa possibilità che è stata data a me, poter sentire di nuovo propria questa straordinaria città.

mercoledì 2 novembre 2011

Ricamatore Carmine Brucale



Ciccate QUI e guardate il video. 

«È strano vedere un uomo che ricama, vero?» mi chiede Carmine Brucale mentre sistemo l'inquadratura. Alla scuola media Augusto, la professoressa M. di educazione tecnica ci faceva esercitare sul punto a croce. A qualche mio compagno di classe riusciva facile, a me no. Un paio di amici di allora addirittura si appassionarono. Quindi non sono stupito tanto dal fatto che sia un uomo a ricamare, quanto dalla bellezza del suo lavoro, dalla delicatezza con cui il filo d'oro viene poggiato sul cotone, dalle decorazioni che prendono forma lentamente, punto dopo punto.

Carmine Brucale ricama con fili d'oro, oro vero. Nel video pubblicato su Timu, potete ascoltare la sua storia e vederlo al lavoro. La madre di Carmine, anche lei ricamatrice, per tenerlo buono lo teneva al suo fianco mentre lavorava al telaio. Carmine ha così imparato un mestiere, un'arte a cui dedica gran parte delle sue giornate.

Un lavoro delicato, che richiede accuratezza e precisione. Carmine ride quando spiega che d'estate non si può ricamare, perché con il caldo i rocchetti d'oro non vanno molto d'accordo.

«Per me è un hobby, un amore, una passione, diciamo che è tutta la mia vita».

A Castel San Giorgio (Salerno) l'inchiesta "le vie del lavoro" ha incontrato grandi lavoratori ed artigiani, esempi e modelli, storie che vale la pena raccontare, ascoltare e condividere.

Piano piano scriviamo di tutti.



martedì 25 ottobre 2011

This must be the place

Mia madre l'ha definito il più brutto film che abbia mai visto. Ma ogni film che ha visto negli ultimi dieci anni è il film più brutto che abbia mai visto, quindi non fidatevi. A me è piaciuto molto. Mi piacciono molto i tempi, le musiche, alcune scelte.

Mi piace molto meno l'inizio, forse un po' ingenuo, con quella discussione sul caffè di Napoli, Posillipo, non so.

[attenzione spoiler] 

Nell'incontro con Sorrentino di cui ho scritto qui, il regista parla delle scene in cui uomini e animali si incontrano. Mi piace molto la scena in cui Cheyenne osserva il bisonte, che dall'altra parte del vetro non fa altro che rimanere fermo. Mi ha ricordato una cosa che mi è successa qualche anno fa.  Ero in macchina con degli amici, sulla strada che da Pescasseroli porta a Civitella Alfedena, in Abruzzo. Tutto buio, nessuna luce, nemmeno quella della luna. Voltata la curva ce lo siamo trovati davanti, illuminato solo dai nostri fari. Era gigantesco, alto quanto un cavallo e con un palco davvero imponente. Non so se lo sapete, ma un cervo di quelle dimensioni può distruggervi l'auto se decide di caricare. Nel caso in cui si sentisse minacciato, un impatto voluto non può non arrecare danno alla carrozzeria. Ma lui è rimasto fermo, immobile, solo a sbarrarci la strada. Non so dirvi perché quel momento è stato importante. Ho pensato che fosse una visione magnifica, ma se dovessi spiegarvi perché non saprei dirvelo.

Vale anche per quella scena.





domenica 23 ottobre 2011

Le vie del lavoro

Per esempio...la precisione è un valore, le cose che costano uno sforzo ma arricchiscono la vita di relazione sono un valore. La mia morale fa parte dell'etica del lavoro. Il senso di tutto è il lavoro. E il lavoro è qualcosa di intersoggettivo, che stabilisce una comunicazione con gli altri. [...] Il lavoro come comunicazione.
(Italo Calvino)

Il 17 ottobre è partita l’inchiesta “Le vie del lavoro” su Timu, lanciata da Vincenzo Moretti.

È ovviamente un’inchiesta partecipata, secondo il modello proposto da fondazione ahref su Timu.


Lavoro/Valore

Ultimamente quando rileggo appunti scritti sull’argomento, alle volte di getto, scopro di aver scritto sul foglio la parola valore al posto della parola lavoro. È un errore? No, credo di no.
In quest’Italia il lavoro per molti è un valore. E questi molti possono aiutare a determinare il cambiamento non solo continuando a fare bene il proprio lavoro, ma anche raccontando la loro esperienza, quali sono i principi che applicano al proprio lavoro, come e perché fanno bene ciò che fanno.


Citando Moretti:
Racconteremo l’Italia che pensa che il lavoro non sia solo un modo per procurarsi i beni necessari per vivere ma anche un valore, un bisogno in sé, uno strumento importante per organizzare la propria vita in un sistema di relazioni riconosciute, per soddisfare le proprie aspettative di futuro, per cercare di vivere, in una pluralità di contesti e circostanze, vite più degne di essere vissute.

Partecipazione

Quindi partecipate, collaboriamo, raccogliamo storie, spieghiamole, lasciamo che gli italiani le ascoltino, le vedano e le condividano.

Qualche anno fa, durante le feste natalizie - forse il 27 dicembre - me ne tornavo a casa di primo mattino dopo aver passato la notte fuori. Entrato in un bar ho chiesto un cappuccino e un cornetto. Il barista, mentre mi metteva davanti la tazza bollente prendeva in giro un giovane collega che dato l’orario - penso fossero le sei e mezza - faticava ad attivarsi. «Un cornetto alla cassa uno...» dice «...sveglia Salvatò!». Poi mi guarda ed aggiunge: «Mo' ci sono le feste, no? Ci sta mio figlio che continua a dire “e quando torni a casa?”. Sto da due giorni chiuso qua dentro...ma come glielo spiego che c'è una responsabilità? Qua dentro noi dobbiamo svegliare la città. Scusa se è poco, Salvatò, forza che dobbiamo svegliare la città!».
Cercheremo l’approccio dell’artigiano, quello che ti fa provare soddisfazione nel fare bene una cosa “a prescindere”, senza cercare alibi nelle mille cose intorno che non funzionano come dovrebbero, qualunque cosa essa sia: pulire una strada, progettare un centro direzionale, scrivere l’enciclopedia del dna, cucinare la pasta e ceci. Sì, siamo cittadini reporter in cerca di una cultura, di una vocazione, di quella “cosa che fai con gioia, come se avessi il fuoco nel cuore e il diavolo in corpo”, come diceva Josephine Baker, in cerca del “calore che riesci a fare quando fai qualcosa”, come dice il giovane Renato quando racconta della sua attività di maestro di chitarra. Ecco, noi cerchiamo questo, e ci piace un sacco l’idea di cercarlo insieme a voi. Buona partecipazione.

Raggiungere la meta "in Timu"


Timu è la piattaforma promossa da fondazione ahref, un luogo nel web che permette ai cittadini e alle comunità di lavorare insieme. È un social network in cui i cittadini reporter possono partecipare ad inchieste collettive. Come può un progetto del genere migliorare la qualità dell’informazione sul web? Timu crea un modello condiviso, un modello da accettare, da applicare alla propria pratica attiva di cittadino reporter: quattro punti da osservare per partecipare alla condivisione d’informazione di qualità (accuratezza, imparzialità, indipendenza, legalità).      


Timu in Swahili vuol dire team e team in inglese vuol dire squadra. In italiano (fonte dizionario Devoto-Oli) si può definire così: “Gruppo o formazione organica di persone con compiti e funzioni comuni”.

Timu è un social network che permette l’interazione, la connessione, la collaborazione. Queste tre parole mi piacciono molto, e forse l’ultima è quella che mi piace di più.  La parola collaborazione in italiano - ancora dal dizionario Devoto-Oli - è definita “Partecipazione attiva, variamente determinata e valutabile, al compimento di un lavoro o allo svolgimento di un’attività”.

Collaborazione è una parola che mi piace tanto perché da anni non è più al centro delle nostre vite, delle vite di chi ha compiti ben più importanti dei miei (far andare avanti un paese ad esempio) e quindi è anche un termine che ha perso valore per una parte del paese e ha acquisito valore, invece, per un’altra parte. Non è solo passione per i termini desueti la mia, ma più che altro passione per concetti desueti che oggi possono aiutare a migliorare il cambiamento. E sul fatto che oggi sia in corso un cambiamento non c’è tanto da discutere.

L’altro modello, quello della competizione letale - la sto prendendo larga? Non disperate, adesso ordiniamo tutto - è ancora il modello dominante. Il mondo dell’Università e il mondo del Lavoro non sono così diversi se osservati da questo punto di vista: ci si guarda con sospetto, si compete in aula quanto in ufficio, si gareggia per affermarsi, per scavalcare, sconfiggere, mangiare gli altri.

Dal canto suo la collaborazione - e questo è facilmente dimostrabile (lo fa Richard Sennet in un modo eccezionale) - deve tenere conto delle competenze differenti, delle abilità differenti, dei diversi gradi di formazione. E deve tener conto della competizione, deve incanalarla, renderla produttiva, non letale.  La corsa non è contro gli altri, la battaglia da vincere non è contro chi corre con noi, ma consiste nel superare il traguardo, raggiungere la meta - se mi permettete il gioco di parole - “in Timu”. È importante che la collaborazione sia attiva in tutti i soggetti partecipanti, anche in quelli più formati, più specializzati o semplicemente più talentuosi.

Richard Sennet scrive ne “l’uomo artigiano” qualcosa che i miei amici musicisti d’orchestra mi hanno spiegato spesso:
Il pubblico magari immagina che lavorare con un direttore d’orchestra o con un solista di grido sia di per sé un’esperienza trascinante per gli orchestrali, che il livello di qualità stabilito dal solista elevi quello di tutti gli altri; ma questo dipende da come si comporta il virtuoso. In realtà, un solista che si astrae dalla collegialità dell’orchestra può ridurre la voglia degli orchestrali di suonare bene. Gli ingegneri informatici, (Sennet scriveva in questo caso di aziende impegnate nell’innovazione della telefonia mobile NdR), come i musicisti, sono animali fortemente competitivi; per entrambi i problemi cominciano quando viene meno la collaborazione, che può compensare gli squilibri, perché allora il lavoro si degrada. (R.Sennet, L'uomo artigiano - Feltrinelli)
La partecipazione ha portato grandi risultati ad esempio negli Stati Uniti grazie alle esperienze di Spot Us e ProPublica, quest’ultima ha vinto per due anni consecutivi il premio Pulitzer (il sito produce e finanzia inchieste nell’interesse pubblico ed è guidato da Paul Stieger, non a caso membro del comitato scientifico di fondazione ahref).

Accettando il metodo proposto, registrandosi sulla piattaforma, creando un profilo personale, a chi decide di collaborare e partecipare è data la possibilità di contribuire alle inchieste, che lanceranno giornalisti professionisti, sociologi e quant’altro, o altri cittadini reporter. Le grandi testate possono utilizzare il materiale pubblicato su Timu, ovviamente citando la fonte. Per ogni utente sarà sviluppato un sistema per valutarne "la reputazione", sempre per difendere i principi del metodo Timu e premiare chi lavora meglio. 

Partecipando con accuratezza, imparzialità, indipendenza e legalità, si può determinare il cambiamento. Il cambiamento è già in corso e può essere un cambiamento decisamente positivo, se lo si costruisce insieme attraverso un metodo condiviso.

sabato 22 ottobre 2011

Citizen Journalism

Il citizen journalism è quel fenomeno che vede i cittadini impegnati nella produzione di informazione. Non è che i cittadini reporter non siano mai esistiti, anzi, ma è oggi, nel mondo che viviamo che possono davvero far parte del meccanismo dell’informazione.

Connessioni, reti, relazioni, comunità che si organizzano e che scambiano notizie attraverso social network, blog, servizi di microblogging. Il cittadino reporter ha a disposizione una libreria infinita, mezzi ed opportunità che rendono la nostra realtà capace di creare possibilità. Per noi e per tutti quelli che raccolgono la sfida.

Tutti i cittadini hanno in tasca un cellulare. La maggior parte possiede telefoni capaci di scattare foto, girare video e registrare audio in alta qualità. Alcuni condividono, lanciano in rete, mettono in circolazione ciò che fotografano o riprendono pochi istanti dopo che hanno deciso di registrare la realtà.

Twitter fa rimbalzare velocemente link, voci, dichiarazioni, informazioni, immagini, video e news da una comunità all’altra, da una città all’altra e da un continente all’altro. Facebook, il social network più utilizzato in Italia, è una grande cassa di risonanza.

Sul sito di fondazione ahref trovate un interessante documento, molto completo, sul citizen journalism ed un elenco delle organizzazioni che la promuovono (via ahref ve ne linko tre):

Center for investigative reporting (Cir). Specializzato nelle inchieste di giornalismo investigativo, è stato fondato nel 1977 a Berkeley da tre giornalisti. Collabora con le principali testate negli Stati Uniti. Di recente ha lanciato un'organizzazione non profit aperta al citizen journalism: è California Watch.
J-Lab. Sostiene progetti per il giornalismo partecipato su internet. È impegnato nello sviluppo delle community news e nella formazione dei cittadini, attraverso la pubblicazione di manuali. Ha contribuito al lancio di piattaforme per l'informazione locale. È gestito dalla School of Communication della American University a Washington.
ProPublica. È un'organizzazione non-profit: ha come motto “Giornalismo nell'interesse pubblico”. Segue inchieste investigative. Lanciata nel 2009 a New York, ha come caporedattore Paul Steiger. Ha in corso programmi per lo sviluppo di piattaforme per l'informazione online.

Ma quali sono i problemi del fenomeno? Perché parlare e discutere solo dei pregi, delle possibilità che offre una realtà non ci aiuta a migliorare. La qualità è un problema. Non è detto che la grande quantità d’informazioni porti sicuramente al peggioramento della qualità, ma è altamente probabile che ciò possa accadere quando la quantità d’informazioni diventa così enorme da essere incontrollabile.
Anzi, la rete ha dimostrato che quantità e qualità dell'informazione sono fenomeni collegati. Perché con l'aumento della quantità, aumentano anche le probabilità che emergano informazioni migliori. Ma quando la quantità cresce ancora diventando eccessiva rispetto alla capacità di filtrarla, selezionarla, criticarla, controllarla, contestualizzarla, allora aumentano anche le probabilità che l'informazione nel suo complesso peggiori. (L’alba di un nuovo giornalismo, Luca De Biase)  
E i giornalisti? Che fine fanno?
I giornalisti professionisti - questa è una mia opinione, ma soprattutto un’opinione di chi ne sa più di me - continueranno ad avere un ruolo fondamentale. Raccogliere, condividere a loro volta, utilizzare (nell’accezione migliore del termine), rendere fruibile contenuti condivisi sulla rete. Certo, c’è bisogno di una bella dose di collaborazione anche da parte loro, e a dire il vero sono in molti a ritenere il citizen journalism una possibilità.

E per i giovani che sognano di diventare giornalisti, cosa rappresenta questo panorama?
Ancora una volta la mia risposta è “una possibilità”. Partecipando, entrando in contatto con giornalisti o altre figure professionali un cittadino reporter può acquisire competenze. La possibilità di partecipare alla creazione d’informazione sui quotidiani online permette più possibilità di fare pratica, imparare, misurarsi con la professione. Prima di fare quel passo in più per provare a diventare professionista.

L’arricchimento, nella pratica del citizen journalism, riguarda entrambi i fronti. I cittadini possono segnalare e migliorare le proprie vite, i propri quartieri, raccontare la propria realtà, i giornalisti avere fonti illimitate, da verificare, controllare ed ordinare, ma capaci di arricchire un’inchiesta, magari darle una direzione inizialmente inaspettata.

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fonti

Appunti: l'alba di un nuovo giornalismo, Luca De Biase
Giornalisti innovatori, Luca De Biase
We the media - grassroots Journalism by the People, for the People, Dan Gillmore
Citizen Journalism, Fondazione ahrefIn usa il Citizen Journalism fa i conti col primo scivolone, repubblica.itCitizen journalism: Al Jazeera e i social media - su wavu di Fondazione ahref, Luca Dello IacovoSalva con nome, L'Unità

lunedì 17 ottobre 2011

consigli musicali

Vi consiglio due dischi, uno uscito il 10 ottobre e l'altro in uscita il 7 novembre.


"Ossimora" è il disco di Valeria Frontone cantato da Assia Fiorillo. È un disco molto piacevole, e suonato benissimo. Ne ho scritto qui.

L'altro è "Un posto ideale" l'esordio di Giovanni Block. Ricondivido il video - un piccolo making of - perché rende l'idea di quello che ci troverete dentro. Ne ho scritto qui


venerdì 7 ottobre 2011

Steve Jobs

Stamattina pensavo a come alcuni amici, molto più affezionati a Jobs di quanto lo sono io, mi abbiano comunicato della sua morte.
Vi spiego subito: due delle persone che vedo più spesso - i due responsabili del mio passaggio totale ai prodotti Apple - mi hanno contattato su skype ieri notte quando hanno appreso la notizia. Entrambi mi hanno scritto semplicemente "È morto", senza specificare nulla,  come se fosse un nostro amico di cui aspettavamo la dipartita.

Matteo Bordone su IFIONA, il suo blog su Wired, oggi ha scritto dell'affetto che provava per Jobs. Capisco che c'è molta gente che non riesce a spiegarsi come si possa provare dell'affetto per persone che non si conoscono e che forse non si conosceranno mai. Capisco anche che qualcuno possa pensare che si tratti di idolatria, fascinazione adolescenziale. Parlo di quelle persone che si chiedono  perché molti utenti sui social network stiano dedicando a Jobs pensieri, messaggi, o semplicemente stiano postando suoi video o interviste. Perché c'è anche chi crede che sia stato solo un bravo dirigente, un genio del marketing, un buon leader d'azienda, o soltanto uno di quelli che si è imposto sul mercato.
 
Per quanto mi riguarda, sono passato defintivamente ad Apple solo da qualche anno. Il primo Ipod l'ho comprato però 7 anni fa, e quindi Steve Jobs le mie giornate le ha modificate eccome. E mi metto anche nei panni di chi invece ha scelto Apple da subito, e quindi è una vita che ha a che fare con il pezzetto di futuro che Jobs ha mostrato.

Poi c'è il discorso di Stanford.  Ha avuto effetto su di me davanti ad un computer, immaginate a chi era presente. Quando ho visto il video la prima volta dovevo fare una scelta importante. Il consiglio di Steve Jobs non era il consiglio di mio padre o mia madre, ne di un caro amico. Ma è stato un consiglio che ho seguito. Un consiglio prezioso.











lunedì 26 settembre 2011

La pazienza e l'ironia

Qualche giorno fa Riccardo Terzi ha presentato il suo libro La pazienza e l'ironia (ediesse), una raccolta di una trentina d'anni di scritti, alla libreria Treves a piazza Del Plebiscito.
A Napoli può accadere che un passante chieda un bicchiere d'acqua - la bottiglia era poggiata sul tavolo per i quattro relatori - a Guglielmo Epifani, Alfredo Reichlin e Biagio De Giovanni, ma anche questo è bello. Com'è bello che nella piazza, mentre tra le colonne si parla di politica, crisi della cultura occidentale e crisi mondiale, ci siano una ventina di bambini che giocano a pallone.

Questo è il video che ho pubblicato sulle pagine de Il Levante. C'è buona parte dell'intervento di Terzi, per chi non fosse venuto alla presentazione. È un po' traballante, chiedo scusa, ma non avevo con me tutta l'attrezzatura necessaria.

domenica 25 settembre 2011

venerdì 23 settembre 2011

ZTL

Gli appassionati di The Wire ricorderanno la scena.
Nella prima stagione, dopo che Wallace è rimasto per una giornata intera nel dipartimento di polizia, Cedric Daniels lo porta a casa di una nonna che non vede da anni, credendo che lì possa trovare rifugio ed essere protetto. La casa della nonna di Wallace è fuori Baltimora, i due scendono dall'auto e Wallace chiede a Daniels cosa sia quel rumore che sente. Grilli risponde Daniels, e Wallace ripete dopo, Grilli. 

Ecco, arrivato a piazza Dante e riuscendo a sentire i passi delle persone sull'asfalto, il loro chiacchierare e non le frenate e i clacson delle auto, mi sono sentito così.


(dal minuto 04:08)



martedì 20 settembre 2011

Vita Smeralda

Mi sto occupando di lavoro.

È stupefacente quando cominci a lavorare su una questione, qualsiasi essa sia, e ti imbatti quasi per caso in contributi che possono aiutarti.

Pif secondo me è uno molto bravo. Ha sviluppato un suo linguaggio, una sua mimica, lui e gli autori fanno un gran bel lavoro in fase di montaggio. È anche molto divertente, ma non solo.


Qui trovate una puntata de Il Testimone, si intitola Vita Smeralda e parla delle vacanze in Sardegna. Le vacanze di quelli ricchissimi, o di quelli che sperano di diventarlo. La puntata è bella tutta, vale la pena di vederla dall'inizio alla fine. Ma c'è un punto che mi fa impazzire, quando Pif va ad una festa in un noto locale accompagnato da alcuni ragazzi (uno è sicuramente un imprenditore farmaceutico) di Napoli. Ad un certo punto uno del gruppo parla della sua vita e del suo lavoro, e senza accorgersene spiega a tutti noi perché i ricchissimi - ma soprattutto gli aspiranti ricchissimi - fanno quello che fanno.
Se mettete play dall'inizio poi ci arrivate, ma se non avete tempo andate direttamente al minuto 16:05.



venerdì 16 settembre 2011

talkin' 'bout a revolution

Anche se questo non è il miglior mondo possibile, è pur sempre un mondo in cui puoi acquistare il dizionario Devoto-Oli su iPad.

L'app è fatta bene, prevede anche una modalità per sfogliare il dizionario pagina per pagina.
Ecco, quando parlo con le persone dell'iPad in molti mi chiedono insistentemente della sua utilità. Io una piccola visione ce l'ho: immaginate piccoli studenti liberi dal peso dello zaino. Schiene che non si piegano, libri che non si dimenticano, costi più accessibili.

Da qualche parte già succede.

mercoledì 14 settembre 2011

Francesco Bianconi

Chi mi conosce sa quanto mi piacciano le canzoni di Francesco Bianconi, il suo modo di scrivere i testi, anche alcune cose che pensa e che esplicitamente dichiara.

Meno di un mese fa l'abbiamo incontrato per caso ad Otranto. Dopo qualche minuto passato a riflettere su un possibile avvicinamento io e Rossella ci siamo fatti forza e siamo andati a salutarlo, ed ovviamente non abbiamo fatto altro che chiedergli cose terribilmente "estive". 

Ieri sul Corriere c'era un piccolo articoletto su Francesco Bianconi e sulla sua partecipazione al prossimo Festival della filosofia.

La giornalista sul finire dell'intervista gli chiede se dopo aver dedicato un pezzo al tenente Colombo pensa di scrivere qualcosa su qualche altro personaggio. Ha dato una di quelle risposte per cui mi piacerebbe passare un paio d'ore a chiacchierare con lui, di cose che non interessano più a nessuno.


"Si, a Sòcrates, il calciatore brasiliano che ha giocato, anni fa, anche con la Fiorentina. Ho letto di recente che sta molto male e ho ripensato al suo stile, alla sua cultura e alla sua laurea in medicina, al suo essere anticonformista in un mondo, quello del calcio, dominato dai conformismi. Una microfisica dei nuovi eroi, insomma."









lunedì 12 settembre 2011

8 ottobre 2001

Nel momento in cui il primo aereo si abbatteva sulle torri ero steso sul mio letto. Come molti non ho capito subito la gravità della situazione. Mi sembrava un incidente paradossale, incredibile, una di quelle cose da guarda cosa può accadere nel mondo. Poi quando si è schiantato l'altro aereo - ancora come molti - ho cercato un modo per registrare le immagini dei telegiornali. Ricordo di aver fatto un tentativo disperato con il videoregistratore ed una vecchia vhs su cui una decina d'anni prima in famiglia avevamo registrato Superman II. Alla fine ho messo la telecamera su un cavalletto e ho ripreso le immagini dallo schermo.

Non ho molti altri ricordi. Mi torna in mente una telefonata, una veloce conversazione con mio padre, qualcuno diceva che altri attentati erano in corso anche in Germania. Ricordo che qualcuno esultava, o almeno nascondeva a stento un certo piacere derivato dall'immagine, anzi, dalle immagini del crollo. Qualcuno a scuola faceva girare voci. «In metropolitana c'è un arabo che ti chiede l'elemosina, se tu gli dai i soldi lui ti dice "grazie, giovedì non prendere la metropolitana, che allah sia con te"». Cose del genere. E mi piacerebbe ricordarle tutte, perché che uno creda a ciò che è stato raccontato o alle teorie cospirazioniste c'è un solo dato che vale per tutti, il cambiamento, la nuova educazione che ci è stata impartita. 

Il ricordo più nitido che ho riguarda una mia professoressa. Il liceo che ho frequentato è a due passi dalla base NATO, affacciandosi alle finestre delle aule ai piani superiori potevo vedere le sentinelle camminare sui tetti degli edifici, con fucile e quant'altro. Quella mattina c'era molte luce nella stanza, e vorrei ricordare precisamente l'ora, la data, chi era il mio compagno di banco, chi era assente e quanto durò il silenzio che seguì alle parole della mia insegnante. Potrebbe trattarsi del 6 ottobre, o una data comunque vicina all'ufficializzazione del primo attacco all'Afganistan. Forse l'8 ottobre - dovrebbe essere un lunedì - il giorno dopo l'inizio della guerra. La mia professoressa di Letteratura si appoggiò alla cattedra e il suo solo commento fu «Speriamo di riuscire a vedere la fine di questa guerra». E a distanza di dieci anni questo è non solo il ricordo più chiaro che ho, ma anche la frase con più senso che abbia sentito riguardo tutta la faccenda.


sabato 10 settembre 2011

Le parole su Groupon

È divertente leggere un post di Luisa Carrada su Groupon proprio il giorno in cui stai per usufruire di una delle loro proposte. In secondo luogo è anche interessante, perché se le parole scritte sembrano essere sempre meno importanti, se vai a vedere bene molte cose che funzionano in rete funzionano proprio per come vengono usate le parole.

Vi consiglio l'articolo del New York Times. E poi c'è questo, che è divertente. Sempre via ilmestierediscrivere.



venerdì 9 settembre 2011

Non ci vorrà molto

In questi mesi ho fatto alcune cose belle. Qualcuna addirittura bellissima. Prima di cominciare a scriverne però è il caso che il blog venga migliorato un po'. È passato del tempo e la grafica non è che mi piaccia più tanto.

Non ci vorrà molto, comunque.



Prima era un dubbio

Ora è certezza.
Andate a leggere la piccola intervista pubblicata oggi su Repubblica, una delle ultime interviste a David Foster Wallace. Evidentemente comincia a tirare davvero tanto se pubblicano stralci così poco interessanti e privi di spessore. Gli avvoltoi cominciano a planare verso terra.

sabato 20 agosto 2011

Canzoni piene di stereotipi

Ho una chitarra da più di dieci anni. L'ho sempre suonata maluccio, pochi accordi, ritmiche indecenti, fino a quest'estate. Ovviamente ora non è che sia diventato un chitarrista. Diciamo che ho sviluppato un metodo che mi permette di suonare tutti gli accordi - male e in maniera molto faticosa, il contrario di ciò che dovrebbe essere un metodo o una tecnica - e quasi tutte le canzoni.

Ora siamo a Otranto e io ho dimenticato la chitarra nella casa di Punta Prosciutto. Lì, praticamente ogni notte, prima di andare a dormire abbiamo organizzato piccoli concertini per chitarra suonata male e coro. Repertorio? Quello del grande struggimento all'italiana, Baglioni, Cocciante, 883, Vasco, Bersani, ma anche struggimento e dolore straniero, Redding, Joplin, Radiohead e Feist.

Spiegarvi perchè siamo arrivati a suonare e cantare Gigi D'Alessio è difficile e non ci provo nemmeno. Con il mio amico Raffaele siamo arrivati alla conclusione che la canzone con più stereotipi su Napoli e i suoi abitanti sia "Buongiorno" di Gigi D'Alessio, che è anche la canzone più divertente da suonare e cantare per uno di Napoli, o da un bel gruppo di Napoli, davanti a tante persone di altre città.


giovedì 18 agosto 2011

Rubo parole

Leggendo Calvino ho trovato le parole giuste per definire Infinite Jest.

[...] sia l'ultimo vero avvenimento nella storia del romanzo. E questo per molti motivi: il disegno sterminato e insieme incompiuto, la novità della resa letteraria, il compendio d'una tradizione narrativa e la summa enciclopedica di saperi che danno forma a un'immagine del mondo, il senso dell'oggi che è anche fatto di accumulazione del passato e di vertigine del vuoto, la compresenza continua d'ironia e angoscia, insomma il modo in cui il perseguimento d'un progetto strutturale e l'imponderabile della poesia diventano una sola cosa.


Calvino però si riferiva a "La vie mode d'emploi" di Georges Perec (1978).





martedì 16 agosto 2011

Rustico

Se non ho mai scritto di cibo è perchè la cucina è un ambiente a me ostile. Mangio molto e bene, ma non ho talento nell'arte culinaria. Per la gioia di chi mi sta intorno sono anche molto umile e realista. Non sono uno di quelli che costringe i suoi cari a sedute d'avvelenamento spacciate per degustazioni.

Oggi però è arrivato il momento di parlare di cibo.
Ho assaggiato il rustico pugliese più buono del pianeta. A Torre Colimena, quattro case e una torre, frazione di Manduria in provincia di Taranto.

Non so dirvi esattamente cosa sia a renderlo così eccezionale.
Un mio amico dice che forse è il pepe usato ad essere particolarmente buono.
Un altro mio amico sostiene che in Salento, magicamente, alcuni cibi ed alcune bevande diventino irresistibili. Come la birra Dreher.

lunedì 15 agosto 2011

Vacanze

Sono in Puglia da quasi dieci giorni, nello stesso posto in cui ogni anno finisco per ricaricare le batterie. Leggo tantissimo e scrivo poco, ma soprattutto osservo. Osservo tutto quello che c'è da osservare. A chi mi chiede come va rispondo che va bene, e che sto passando le giornate calato nei panni del sig. Palomar.

Comunque il signor Palomar non si perde d'animo e a ogni momento crede d'esser riuscito a vedere tutto quel che poteva vedere dal suo punto d'osservazione, ma poi salta fuori sempre qualcosa di cui non aveva tenuto conto. Se non fosse per questa sua impazienza di raggiungere un risultato completo e definitivo della sua operazione visiva, il guardare le onde sarebbe per lui un esercizio molto riposante e potrebbe salvarlo dalla nevrastenia, dall'infarto e dell'ulcera gastrica.


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Calvino - Palomar, Mondadori



sabato 6 agosto 2011

Tifoso inoffensivo

Per quanto l'ipad sia comodo da portare in giro, se vado in un posto dove so di dover aspettare del tempo è molto probabile che io porti con me un libro. Soprattutto a Napoli, dove di Ipad ce ne sono ancora pochi, e non ne vedi nei pullman o in metropolitana, e hai sempre paura che a qualcuno possa saltare in testa l'idea che sia qualcosa di più prezioso e costoso di quanto sia in realtà.

Mi capita spesso di portare un libro anche allo stadio, anzi, soprattutto allo stadio, perchè è lì che il tempo da dover impegnare - spesso più di due ore - diventa più lungo e insostenibile. E non ho problemi a portare con me libri allo stadio, o in qualsiasi altro posto in cui la lettura di un testo che non sia la gazzetta possa sembrare sconveniente, perchè solitamente a nessuno frega in che modo passi il tempo o, se frega a qualcuno, può capitare di trovarsi in conversazioni interessanti (una volta sulla spiaggia di Miseno un ragazzo che non aveva mai letto un libro in vita sua - o almeno così mi ha detto - ha voluto sapere di cosa trattasse "Gioco all'alba" di Schnitzler che stavo appunto leggendo).

Il dato più interessante della faccenda però non è tanto il rapporto dei tifosi con la lettura o con la lettura di terzi, ma il rapporto che hanno le forze dell'ordine addette ai controlli all'ingresso dello stadio con l'"oggetto" libro. Chi mi conosce sa quanto io sia lontano dalla violenza. Avrò qualcosa però che attira sempre l'attenzione degli addetti ai controlli. In areoporto ad esempio non c'è volta che non mi controllino per bene - e quando dico per bene dico proprio per bene - il bagaglio a mano e tutto quello che c'e dentro.

Anche allo stadio devono sempre vedere che cosa ho nelle tasche o nella borsa. Ma appena notano il libro mi lasciano andare con un gesto della mano, come a dire - aaaaaaaaaaah ma vabbè potevi dirlo prima che avevi un libro, ti facevamo entrare negli spogliatoi dei giocatori -. Come se un libro fosse la prova della mia bontà e di tutte una serie di qualità positive. Insomma, quando porto un libro allo stadio sono considerato un tifoso inoffensivo.

giovedì 28 luglio 2011

Ragno

Qualche giorno fa un amico mi ha ricordato di questo pezzo. E di questo video. Delizioso.

lunedì 18 luglio 2011

Ho un iPad

Luisa Carrada In un post recente sul suo ilmestierediscrivere ha scritto della sue impressioni dopo una quindicina di giorni di utilizzo dell'Ipad.

Ho l'iPad da due settimane e la vera novità - assolutamente inaspettata - è che ho ricominciato a leggere come si deve. "Come si deve" perché, contro i miei desideri e le mie intenzioni, negli ultimi tempi sentivo di leggere in maniera distratta e impaziente. Una cosa che non mi piaceva per niente.
Sull'iPad non vedo il libro, non ne sento lo spessore, posso persino ignorare il numero della pagina, non ho più la scusa del carattere troppo piccolo.


Io ho preso un iPad qualche mese fa. Dopo aver letto il post di Luisa Carrada ho cercato di capire in che modo quest'ultimo abbia modificato le mie giornate.
Prima di tutto ci sono delle cose che non faccio più con il computer fisso.

- Leggere i giornali
- Leggere i miei blog preferiti
- Usare twitter
- Leggere e rispondere alle mail.

Tra questi l'ultimo punto è sicuramente il più importante. Io non uso più il computer fisso per leggere e mandare mail.

Poi ci sono quelle cose che mi piacerebbe fare con l'iPad e che ancora non sono perfettamente realizzabili.
Scrivere con l'iPad senza una tastiera è difficile, o almeno non è un'esperienza piacevole. Ma ci stiamo lavorando su.

Da lettore di romanzi, invece, non so se sono ancora pronto a lasciare la carta. Vediamo che succede.


domenica 17 luglio 2011

Neapolis 2011

Con il Levante siamo stati all'ultima edizione del Neapolis Festival.
Abbiamo girato un video.

venerdì 15 luglio 2011

Io la mia scommessa l'ho fatta

Ieri sono andato al mare.
Alla fine, tra la tappa del tour de france e una giornata al sole ho scelto quest'ultima.
Tornato a casa però ho rivisto gli ultimi 40 km, e devo dire che per quanto appaia impossibile, per quanto ci sia la massima attenzione nel fare pronostici, io la mia scommessa l'ho fatta.
È vero anche che sono tifoso, e quindi sono molto di parte, ma 10 euro sulla vittoria di Ivan Basso li ho giocati.

martedì 5 luglio 2011

Il ragioniere Casoria

- E chi è questo ragioniere Casoria che viene in mezzo ogni tanto?
- È quello che si frega lo zucchero.
- Ah, Casoria si frega lo zucchero?
- E anche il carbone?
- Zucchero e carbone!
- Eh gia!
- E non va in galera!
- No perché questi sono furbi, questi rasentano il codice penale ma non incappano dentro.



Banda o partito degli onesti?

giovedì 30 giugno 2011

Rione Sanità

Lunedì alla Feltrinelli Vincenzo Moretti e Cinzia Massa hanno presentato Rione Sanità. A breve qualche considerazione, per ora, guardate il video con gli interventi di Conchita Sannino, Padre Antonio Loffredo, Ernesto Albanese, ed ovviamente dei due autori.

venerdì 24 giugno 2011

E tanti auguri

Non provo grande simpatia per il nuovo sindaco.
Ma è avvilente sapere che non lo si potrà giudicare - probabilmente - per il suo operato.

(dal minuto 4:08)

martedì 21 giugno 2011

Se ne sono andati in due

In questi due giorni se ne sono andati via, per sempre, due uomini che - in modi diversi - mi piacevano e con cui ho passato dei bei momenti (anche se loro non ne hanno mai avuto idea).


Clarence Clemons, il grande uomo nero nella foto, che bacia l'altro grande uomo bianco nella foto. Ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo due volte, e sono convinto che tutti i fan di Springsteen abbiano creduto che un uomo così grande non potesse mai morire. È dificile spiegare quanto il suo sassofono - o qualsiasi altra cosa facesse - sia stato importante nella mia vita. E dico davvero, ad alcuni momenti davvero importanti Clarence ha dato il suo preziosissimo contributo.


L'altro è Ryan Dunn. Era uno dei pazzi di Jackass e Viva la Bam. Programmi storici di Mtv che hanno accompagnato la mia adolescenza. Ryan Dunn era uno degli uomini più pazzi del gruppo, ed era la più grande spalla ed il più grande personaggio secondario - e sono sicuro anche il più grande amico - che i pazzi di Jackass e Viva La Bam potessero avere.

venerdì 10 giugno 2011

si, no, forse

Manca poco, e per chi non l'avesse fatto forse è il caso di andare a leggere qualcosa per farsi un'idea precisa.
Il link più utile che ho trovato è questo qui, sul Post ed è scritto da Francesco Costa.

Anche perché mi piace trovare altre voci, spiegazioni chiare e con riferimenti precisi. Cosa che le pagine di Repubblica oggi non hanno certo offerto. Ma non fa niente, tanto su internet si trova tutto.

Ora, andare a votare serve.
Ma se uno ci va dopo che si è fatto un'idea serve di più. Al mondo intero, proprio.

mercoledì 8 giugno 2011

Top ten del west


Con degli amici stiamo rivedendo i film di Sergio Leone.
Ogni film, tra le altre cose, è una bella lezione su come scrivere dialoghi. E su come dover dosare in una narrazione preparazione ed atto. Per chi non avesse mai visto un film di Sergio Leone - si, esistono persone del genere, sono tra noi e si comportano esattamente come se niente fosse - ve lo spiego in poche parole: ci vogliono dalle due alle tre ore per arrivare al duello finale, che normalmente dura pochi secondi. Una bella lezione di rapidità, sebbene i suoi film sembrino tutt'altro che rapidi.

Comunque, visto che nei film di Leone i dialoghi sono praticamente perfetti, e nessuno butta mai parole al vento così, tanto per fare, mi sono messo a fare la mia piccola classifica delle frasi tratte da alcuni suoi film. E' una piccola top ten.

10 - «A proposito, sai niente di uno che gira soffiando in un'armonica? Se lo vedi te lo ricordi. Invece di parlare, suona. E quando dovrebbe suonare, parla» (C'era una volta in America)

9 - «Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile, quello con la pistola è un uomo morto» (Per un pugno di dollari)

8 - «Quei due piuttosto che averli alle spalle è meglio averli di fronte, in posizione orizzontale... possibilmente freddi» (Per qualche dollaro in più)


7 -
«Rivoluzione? Rivoluzione? Per favore, non parlarmi tu di rivoluzione. Io so benissimo cosa sono e come cominciano: c'e qualcuno che sa leggere i libri che va da quelli che non sanno leggere i libri, che poi sono i poveracci, e gli dice: "Oh, oh, è venuto il momento di cambiare tutto" [...] Io so quello che dico, ci son cresciuto in mezzo, alle rivoluzioni. Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non leggono i libri, i poveracci, e gli dicono: "Qui ci vuole un cambiamento!" e la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono intorno a un tavolo, e parlano, parlano, e mangiano. Parlano e mangiano! E intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione! Per favore, non parlarmi più di rivoluzione... E porca troia, lo sai che succede dopo? Niente... tutto torna come prima!» (Giù la testa)

6
- Porco! Poteva ammazzarmi! Quando l'hai scaricata?
- Questa notte. Sai il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava. Tu scavi.
(Il buono, il brutto, il cattivo)

5 -
«Lo sai Jill, mi ricordi mia madre. Era la più grande puttana di Alameda e la donna più in gamba che sia mai esistita. Chiunque sia stato mio padre, per un'ora o per un mese è stato un uomo molto felice» (C'era una volta il west)

4 -
«Quando ho cominciato ad usare la dinamite, allora credevo anch'io in tante cose... in tutte, e ho finito per credere solo nella dinamite» (Giù la testa)

3 -
«Le domande non sono mai indiscrete. Le risposte lo sono, a volte» (Per qualche dollaro in più)

2 - «Dove c'è rivoluzione... c'è confusione... dove c'è confusione un uomo che sa ciò che vuole ci ha tutto da guadagnare» (Giù la testa)

1 - La taglia su Cheyenne è di 5000 dollari, giusto? Giuda si è accontentato di 4970 dollari in meno.
- Non c'erano i dollari allora.
- Già, ma i figli di puttana si.
(C'era una volta il west)

mercoledì 25 maggio 2011

Sabato 28 maggio "il sommerso e l'economia da svelare"



Chi mi segue anche sui social network sa dell'evento di sabato 28. Ma molti che seguono il blog (tra cui anche un paio di lettori indiani - mi dispiace a meno che non prendiate un aereo è difficile che voi ci possiate essere) probabilmente non ne sanno niente.

Alle catacombe di S.Gennaro, Sabato 28, c'è uno di quegli eventi imperdibili, di quelli che quando scopri che sono passati e a cui per pigrizia non hai partecipato ti dai uno schiaffone sulla fronte e ti senti tanto tanto tanto in colpa, un po' con te stesso ed un po' con la tua città (che poi di questi tempi è quasi la stessa cosa).

Durante l'evento (a cura della Fondazione Ahref ed in collaborazione con la Fondazione per il sud) si parlerà di sommerso ed economia da svelare, di cultura del lavoro ed illegalità e di tante altre cose importanti. A me questa cosa che il festival dell'economia di Trento (si terrà dal 2 al 5 giugno) abbia scelto Napoli come teatro di una delle due anteprime mi piace tantissimo. Perché tra tanti ponti inutili, di uno che unisca Nord e Sud ancora c'è bisogno.

Ps:
Per i due lettori indiani, una soluzione c'è: l'evento sarà trasmesso in diretta a partire dalle 15:oo sul sito del festival in collaborazione con Altratv.tv.

giovedì 19 maggio 2011

La Napoli di Riccardo Carbone



Muoio dalla voglia di dirvi il perché di tale assenteismo sul blog.
Ma ho fatto una promessa e quindi mantengo il segreto finché tutto non si realizza sul serio. Perché come dice Vincenzo Moretti, le cose sono fatte quando sono fatte.

Nei viaggetti che faccio da quasi due mesi nella mia città, mi imbatto però in cose che non riesco a non condividere. Così, fosse anche solo un post al mese, condivido.

A Villa Pignatelli è in corso una mostra su Riccardo Carbone, fotografo che negli anni '20 del secolo scorso cominciò una lunga collaborazione con Il Mattino durata fino agli anni '70. Carbone poi è morto nel '73.

In tutte le foto c'è Napoli. Nei momenti storici felici, disastrosi o inquietanti. Sono da brividi le immagini della città distrutta dai bombardamenti e delicatissime le immagini dei bambini, sporchi ma sempre sorridenti che tentano di guadagnare qualche spicciolo vendendo mozziconi di sigarette. Andateci, che è davvero una bella mostra.
La galleria finale di ritratti dei personaggi famosi colti dalla macchina di Carbone, da Gemito ad Hemingway, è davvero una cosa mozzafiato.

Sembra di sfogliare un libro fotografico sulla storia di Napoli.
Ed in effetti un catalogo c'è, costoso, ma ne vale la pena.

martedì 10 maggio 2011

Un sacco di dubbi

Un sacco di dubbi su come i media, la televisione ed i programmi sportivi debbano comportarsi durante una manifestazione sconvolta da una tragedia sono stati eliminati oggi. Oggi la tappa del giro si è fatta comunque, ma senza tenere in considerazione la gara e la classifica.

Ogni volta che parlo con qualcuno di ciclismo il discorso cade sempre sul doping, e su come si possa seguire ancora uno sport che ogni anno paga in perdita di dignità i comportamenti scorretti di atleti, medici e squadre.

Ma come ha detto Gianni Mura oggi in collegamento telefonico ciò che tiene ancora in piedi il mondo ciclismo è il cuore. Una squadra intera che taglia il traguardo in linea, abbracciata al migliore amico di Weylandt che di quella squadra non fa parte, dietro tutti gli altri, in silenzio.

mercoledì 27 aprile 2011

Ma sotto viale Augusto, che ce sta?

Questo sarà un post un po' confuso.

Mi piace camminare su viale Augusto. Mi piace il mio quartiere, ogni anno che passa un po' di più, si, anche con l'immondizia, mi piace il mio quartiere. Probabilmente mi piacerebbe anche se fosse in uno stato peggiore, perché è il mio quartiere, perché quando ti senti a casa e sei per strada vuol dire che quella strada ti appartiene. Questo non vuol dire che mi piaccia sempre tutto, per quanto qualche topo che si arrampica su una delle palme (quelle sopravvissute al punteruolo rosso) mi faccia ridere (c'è sempre l'amico che azzarda il paragone con Londra e che dice loro hanno gli scoiattoli e noi pure, ma sono più grossi e ti attaccano la rabbia - per dirla elegantemente ndr).

Domenica sera me ne tornavo a casa, era Pasqua, e con alcuni amici ci siamo visti per prendere qualcosa al nostro bar preferito. Tornando, proprio su viale Augusto, ho sorpassato una famigliola. Padre, madre e figlioletto minuscolo che a stento camminava. Li ho sorpassati ed ho messo un piede oltre il marciapiede, ho guardato a sinistra per attraversare la strada, un'auto si è fermata all'ultimo momento e mi ha lasciato passare. La famigliola era dietro di qualche metro, la macchina è ripartita e non sono riusciti ad attraversare. Il bambino deve però aver fatto un gesto istintivo, si deve essere buttato leggeremente in avanti perché i genitori l'hanno fermato. Io ero già a centro strada quando ho sentito che il padre diceva al figlio che no, qui non è come da noi che le macchine si fermano se passi.

Ero di spalle, e prima ho sorriso, perché mi aveva intenerito il tono, quel momento rapito ad una domenica sera di Pasqua. Poi non ho sorriso più. Volevo tornare indietro per dire che non era una bella cosa da dire ad un bambino, che non era bello cominciare a raccontare a chi vive da poco su questa terra delle differenze dei luoghi partendo dalle auto che in qualche città si fermano davanti alle strisce pedonali ed in qualche altra no. E davvero, l'avrei fatto, sul serio, se solo avessi avuto davvero qualcosa da dire. Qualcosa che non fosse contro Napoli o a favore di Napoli.

Ecco, forse di questo mi sono stufato. Di non sapere bene che cosa pensare della mia città. E forse mi da ancora più fastidio il fatto che un'idea chiara e precisa potrei non avercela mai.

Nel video, alla chitarra, c'è anche Guido Migliaro.