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Visualizzazione post con etichetta Miles Davis. Mostra tutti i post
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mercoledì 28 ottobre 2009

Ancora Kind Of Blue


Molto interessante lo speciale della rivista Jazz sull'anno 1959.
Articoli su tutti quelli che hanno effettivamente rivoluzionato non solo la musica.
Interessante la questione delle diverse edizioni e copertine del capolavoro di Davis.
Nel corso degli anni Kind Of Blue cambia veste grafica, fino all'ultima riconosciuta come la più aderente ed appropriata.
Davis e la sua pelle scura, su sfondo nero, si distinguono gli zigomi, le macchie di luce sul naso, si intravede il la tromba che parte da una smorfia d'attacco. Che sia il momento esatto in cui Davis attacca in So What?
Il suo nome scritto in bianco, più grande del titolo dell'album. "Accostamento che invita senz'altro al lapsus di lettura MILES DAVIS King of blue" scrive Daniel Soutif.

giovedì 15 ottobre 2009

Peace Piece


Circa otto anni fa facevo conoscenza con il pianista che più amo e che ascolto con più piacere.
Dopo aver rubato l'ennesimo disco a mio padre, rimasi incantato da quella Peace Piece che del Jazz che fino ad allora avevo ascoltato aveva veramente poco.
E' come se Evans, al di là di ciò che stesse suonando, un suo brano o uno standard, avesse sempre una sua particolare visione narrativa del brano. E' come se raccontasse continuamente, come se fosse costantemente alla ricerca dell'espressione giusta.
E come per Baker, provo un'attrazione magnetica per le fotografie che lo ritraggono. I capelli ordinati ed ingelatinati e pettinati all'indietro, gli occhiali spessi, il viso tagliente e la schiena curva.

Quando mi deciderò a rimettere a posto la stanza, al primo posto nella lista di cose da fare ci sarà incorniciare ed appendere al muro la foto meravigliosa che lo ritrae durante la registrazione di Kind Of blue. E' Al piano, Davis gli è affianco. Alle loro spalle Chambers sta provando forse qualche parte di basso. Davis ha allungato una mano sul pianoforte e chissà cosa vuole far sentire ad Evans, che guarda ed ascolta. Sembra un medico, più che un musicista. Sembra un chirurgo, con gli occhi attenti e concentrati dietro gli occhiali spessi.
In questi attimi si fa la storia.