ATTENZIONE

QUESTO BLOG È UN ARCHIVIO CHE RACCOGLIE I POST ANTERIORI AL 2014. IL NUOVO BLOG LO TROVATE QUI.

domenica 23 dicembre 2012

Homeland

Sto guardando Homeland.
E mi sta piacendo un sacco.

Tra l'altro è la prova concreta che per quanto i tuoi attori protagonisti possano essere deboli, se metti quello giusto a reggere il gioco hai risolto il 90% dei tuoi problemi.



lunedì 3 dicembre 2012

classifiche e città

Sul mio blog "Uomini e Città" ho scritto una cosa riguardo le parole di Erri De Luca che circolavano su Fb qualche giorno fa.

Nei commenti un accenno di discussione che mi piacerebbe continuare.
E qualcuno ha anche trovato il video da cui è stato estratto il post.

Qui, invece, trovate un'intervista a De Luca fatta negli ultimi giorni da Ilaria Puglia.
Così vi fate un'idea.

venerdì 28 settembre 2012

Tour Bus Magazine



La nuova - e secondo me intelligente - rivista dedicata alla musica Tour Bus Magazine ospita nel suo primo numero un mio pezzo su James Baldwin, il blues e Amiri Baraka.

È una rivista digitale che tratta di musica in maniera seria e completa. È un mensile gratuito, trovate online dal 20 settembre il primo numero.

Andate a dare un'occhiata.


venerdì 17 agosto 2012

Robe da turisti

Sono stato in Croazia per una quindicina di giorni.
Ho scattato delle fotografie.
Spero vi piacciano.



Da Bari a Dubrovnik.
Grande delusione all'arrivo, nessuna cinta muraria ad accoglierci mentre rallentiamo per entrare nel porto. Le nostre fonti però non ci hanno mentito, i porti sono due.



Da Dubrovnik a Cavtat. 
Lungo la strada (quando non prenoti alcuna sistemazione è più probabile trovare da dormire fuori Dubrovnik) ci si può fermare ed assistere a questo. Cavtat è piccola, un centro curato ed ordinato. Nonostante la presenza di barche nei porticcioli il mare è pulito. Questo ci stupisce. Non riusciremo ad accettare l'idea.



Isola di Korcula.
Sull'isola di Korcula è possibile fare il bagno in questa meraviglia. La quantità di turisti è contenuta e la spiaggia di Pupnatska Luka non delude le aspettative. Un ristorante spartano con vista mare 
- perfetto - offre pesce e carne a prezzi non proibitivi. Rimpiangeremo Korcula e Lumbarda, il piccolo centro dove abbiamo trovato da dormire ad un prezzo davvero ridicolo, per gran parte del viaggio. Osservando la baia dal nostro terrazzino - in maniera davvero poco poetica - abbiamo notato la somiglianza tra Lumbarda e Capeside (perdonateci siamo ragazzi cresciuti negli anni '90), e ci siamo chiesti se fosse quella la tanto chiacchierata anzianità. 




Korcula. 
Nella città vivono circa tremila persone. Dicono ci sia nato Marco Polo, ma non ho capito bene se crederci o no. La città vecchia è incantevole. Al porto ormai deserto un gruppo folto di uomini e donne canta una canzone. Organizzati come un coro vero, sebbene chiaramente improvvisato, si abbracciano dando le spalle al mare. Ho registrato l'audio. 



Hvar.
Questa foto non mi piace. Serve però a spiegare come sulla caotica isola di Hvar resistano piccoli paradisi poco frequentati come la spiaggia di Mala Stiniva. Sulla destra, la costruzione con il tetto rosso è in realtà un bar improvvisato. 



Il mare da Mala Stiniva.



Il tramonto su Mala Stiniva.



Abbiamo dormito a Jelsa, lontano dal centro. La città di Hvar non ci ha fatto un'ottima impressione.
Ma dipende, credo, esclusivamente dalla nostra voglia di tranquillità. Ai bar e alle discoteche abbiamo preferito Stari Grad, le sue piazze deserte di sera, i suoi passaggi stretti e scuri, i suoi palazzi di pietra bianca come quinte teatrali.



Ancora Stari Grad.



Slanica, isola di Murter.
Passando per Sibenik - e non trovando da dormire - ci siamo allontanati fino a Murter. Abbiamo trovato una sistemazione a Betina, incantevole paesino di costruttori di barche. I colori del mare di Slanica ci hanno lasciato senza parole. Guidare dall'isola di Murter a Sibenik è piacevole al tramonto, di meno la notte.



Sibenik.
A Sibenik arriviamo trafelati, stanchi, in pensiero per i tentativi falliti di trovare una sistemazione. Il caldo del primo pomeriggio non ci permette di avere un'idea chiara della città, eppure tutti ne scrivono e ne parlano bene. Ci rifaremo la sera. Ancora colpiscono i colori e i contrasti, Venezia, enormi navi attraccate al porto e gatti. Ceniamo in un'osteria con pochi tavoli all'aperto, mangiamo finalmente carne in abbondanza, paghiamo poco, beviamo buon vino.



Il porto di Sibenik.



Scale e palazzi di Sibenik.



Cascate di Krka.
I molti turisti non riescono a rovinare il colpo d'occhio e il divertimento. Docce naturali e liane resistenti a cui aggrapparsi per dondolare sull'acqua.



Bol.
Sull'isola di Brac è possibile - vento permettendo - fare il bagno alla spiaggia di Zlatni Rat. È la spiaggia più fotografata della Croazia perché si offre verticale alla costa. La vediamo per la prima volta al tramonto. Una lingua di sassi che taglia il mare come una lama, il vento è forte.



Ancora Bol.
Riusciamo a vedere Napoli - Juve in un bar nei pressi del porto. Riusciamo anche a non rovinarci la vacanza, nonostante tutto.



Split.
È l'ultima tappa, prima dell'imbarco e del ritorno.
A casa scopro che Lalla Romano ha scritto un libro dal titolo Le lune di Hvar.


I bordi fosforescenti delle isole, le luci del continente, lontanissime ma chiare
spegniamo i fari sull'altipiano - luce dolce di luna - vorrei
andare a piedi
parlo dell'impossibilità per me di scrivere nella bellezza -
ci vuole la noia, il chiuso
- anche per l'amore, sostengo.  

venerdì 11 maggio 2012

avere ventanni

Ho scritto un post su Avere Ventanni, il programma di Massimo Coppola, su "Uomini & Città".

Ieri ho visto l'ultima puntata. Nel post trovate un paio di motivi - forse di più - per comprare il cofanetto.

martedì 17 aprile 2012

Tedx Napoli

Eravamo al Tedx Napoli.
Uso il plurale non solo perché effettivamente io e Vincenzo Moretti ci siamo andati insieme, ma anche perché arrivandoci "Le vie del lavoro" è come se ci fossero arrivati anche tutti gli utenti di Timu che collaborano, interagiscono e condividono i contributi della nostra "storia".

Così le idee che vale la pena diffondere, motto del seguitissimo "format" californiano sbarcano in Campania. O meglio, alcune ci ritornano ed altre da qui non si sono mai mosse.

Tema creatività e crisi, nel bellissimo scenario del Riot Studio, in uno dei palazzi più belli di Napoli, Palazzo Marigliano.

Per il report della giornata vi segnalo il post dei valorosi ninja di Ninjamarketing.

Per "Le vie del lavoro" è stato un appuntamento importante, e lo è stato anche per i principi che cerchiamo di promuovere attraverso Timu. Raccontare (e raccontarsi) non è la soluzione (sono fermamente convinto che non ne esista mai una sola ed unica) ma può essere buona parte per la sua costruzione.

Questo è un video su Fabio Bonelli, che in uno dei break della giornata ci ha rasserenato con la sua musica piena di ricordi e di sensazioni domestiche.








Bottega < ahref @ Rione Sanità

Sono stato un po' assente da scuola.
Ma ho la giustificazione.

Fondazione ahref ha aperto la sua prima bottega. Luogo il Rione Sanità, di cui avete già letto molto su questo blog. Ed ovviamente non solo su questo blog.

Qui trovate la pagina dedicata su ahref.

È una bella avventura.

domenica 18 marzo 2012

Twitter, Michele Serra e me

Michele Serra ha scritto, nel suo spazio “l’amaca” su Repubblica, una cosa discutibile. Una cosa che non condivido - che non mi fa cambiare idea su Serra perché semplicemente non si può essere d’accordo su tutto - e che mi sembra abbastanza banale e poco ragionata.
Poi ha anche scritto un articolo su Repubblica, che di fatto spiega meglio - cioè semplicemente con più parole - quello che aveva detto. Spiega meglio, ma non lascia intravedere altre possibili interpretazioni.

Perché ritengo sia discutibile:

Provare a spiegare Twitter ascoltando la lettura dei commenti ad un programma televisivo e dedurre da questa minima esperienza una massima sul rapporto tra strumento, parola e messaggio, ed utilizzare uno spazio da un migliaio di battute per esprimerlo è esattamente ciò contro cui sembra scagliarsi Serra. Twitter è, a mio avviso, utilizzabile in diversi modi. Alcuni di questi modi si sottraggono alla solita dialettica giusto/sbagliato - migliore/peggiore - buono/cattivo. Alcune modalità di utilizzo sono solo "utili". Faccio un esempio: in molti lo utilizziamo per ricevere link interessanti da chi abbiamo scelto di seguire. Persone, famose o per nulla famose. Qualcuno ormai legge i giornali solo in questo modo, creando proprie rassegne stampa sulla propria Cronologia. Semplicemente - anche su Twitter - si può evitare di leggere slogan, commenti frettolosi ed informazioni inutili, come dice qui Sofri scegliendo meglio chi seguire.

Leggere i tweet di commento ad un programma televisivo è come invitare 400 persone in casa propria per vedere - proprio come si faceva per Sanremo negli ’60 - il programma tutti insieme. È una cosa che fai solo se hai voglia di ascoltare il pensiero di tutti. Se non ti va, utilizzi Twitter in un altro modo. E - forse Serra si stupirà - anche tra i commenti che il suo amico più giovane (e forse per questo più interconnesso?) ha letto, ci sarà stato qualche commento degno di essere condiviso. A me è capitato, in quelle bolge di democrazia espressiva, di trovare persone interessanti, di cominciare a seguirle e anche di non cambiare idea in seguito. 

Dell’articolo su Repubblica questa cosa mi disturba particolarmente:
E' che quei medium hanno sì una formidabile funzione di servizio, di messa a fuoco di argomenti omessi o rimossi sui media "ufficiali". Ma contengono anche una tentazione esiziale, che è quella del giudizio sommario, della fesseria eletta a sentenza apodittica, del pulpito facile da occupare con zero fatica e spesso zero autorevolezza.
Mi disturba perché forse Serra non ha capito che ciò che buona parte delle persone che utilizzano la rete sta cercando di costruire è proprio un modello che preveda il continuo mettere in discussione il pulpito e l’autorevolezza. Se dieci anni fa Serra avesse scritto una cosa non avrei potuto dire la mia con questa facilità, Serra non avrebbe avuto modo di leggere il mio pensiero e - e questo forse è ancora più importante - non avrei avuto modo di leggere le critiche di altre persone a Serra - utili anche se non indispensabili per arrivare a delle mie conlusioni. Soprattutto quest'ultimo punto, permette a chi vive di slogan (ma non sono certo che sia sempre così) di sviluppare un minimo di senso critico (se ne ha voglia o crede sia utile). Perché voler sviluppare un senso critico - o avere dei dubbi sui propri modi di ragionare - non dipende quasi mai dai mezzi che scegliamo di utilizzare, ma dalla società in cui viviamo, dalle scuole che abbiamo frequentato e dai professori e maestri che abbiamo incrociato.

Io su Twitter leggo molto, condivido link, ma scrivo poco di cose che non mi interessano e che credo non interessino gli altri. Alle volte in quelle stanze virtuali scopro nuove persone, le metto alla prova, se mi interessa il loro approccio continuo a seguirle. Insomma ogni tanto scelgo volontariamente di invitare 400 persone a casa per incontrare chi vorrò invitare la prossima volta.

Però ringrazio Serra, perché alcuni utenti che seguivo hanno scritto delle cose così poco interessanti sull’argomento che ho deciso di non seguirli più. Se le persone intelligenti evitassero di ritirarsi, di allontanarsi dai punti caldi, determinanti, in cui poter giocare un ruolo fondamentale, sarebbe meglio. Per tutti intendo.


sabato 10 marzo 2012

Phil K. Dick


Il 2 febbraio - trentesimo anniversario della sua morte - in molti hanno ricordato Philip K. Dick.

I suoi romanzi e racconti mi hanno accompagnato praticamente dai dodici ai quindici anni quasi senza sosta. E a parte qualche altro libro incontrato lungo il cammino in quel periodo - così mi sembra di ricordare - non ho letto altro. Attualmente nella mia "biblioteca" è ancora l'autore più presente.

Allora provavo a spiegare a chi me lo chiedeva con insistenza il perché di quella fissazione. Ciò che mi interessava, o meglio, ciò che mi aveva completamente rapito, era il messaggio chiaro, evidente, alla base di molti suoi scritti: ciò che viviamo, vediamo, proviamo non è reale. E non c'è modo di arrivare alla verità, definitiva, ad una risposta certa.

E mi interessava - forse ancora di più - la grande capacità immaginativa, la capacità di creare mondi, universi, possibilità, partendo dal quel "e se" da cui scaturiva ogni sua narrazione. E nonostante amassi le avventure nello spazio e i viaggi delle grandi astronavi, credevo che la sua fantascienza basata su "semplici" domande esistenziali potesse parlare a tutti.

Ho dato il suo nome ad un gatto, e ad un altro il nome di uno dei suoi personaggi più belli (Rick Deckard). Credo ancora che Flow my Tears, the Policeman Said sia uno dei titoli più belli che uno scrittore abbia mai scelto per una propria opera.

Una volta, da giovanissimo, in un'edicola, appena sotto i giornali a fumetti, trovai una rivista intitolata "Stirring Science Stories" [...] Avevo dodici anni allora. Ma vidi nella STF quel che vi vedo ancora oggi: un medium in cui il gioco dell'immaginazione umana può dispiegarsi appieno, regolato - ovviamente - dalla ragione e da una solida trama. Ho cominciato a interessarmi alla scrittura STF da quando l'ho vista emanciparsi dal livello della "pistola a raggi" per elevarsi allo studio dell'uomo nel contesto di società di tipo e complessità variabili.

-.-.-.-.-.-

Philip K. Dick - Vita breve e felice di uno scrittore di fantascienza, Feltrinelli  





venerdì 2 marzo 2012

Uomini e città

Ho un nuovo blog, ospitato su Rassegna.it

Il titolo è "Uomini e città".

Ho già scritto qualcosina. Sono abbastanza soddisfatto.

Piccolo aneddoto: quando ho chiesto alla mia amica Anna di preparare qualche disegno per il layout le ho chiesto «Mi disegni una città in una mano?». Pochi giorni dopo si è presentata con un disegno che riproduceva esattamente cosa avevo immaginato.



sabato 25 febbraio 2012

101 tesori nascosti @ Giardino del poeta

Ieri abbiamo presentato "101 tesori nascosti di Napoli" al giardino del poeta. Un luogo speciale, frequentato da persone che hanno voglia di ascoltare e parlare, condividere esperienze e pareri.

Credo siano venute fuori molte questioni importanti, che ovviamente non abbiamo potuto analizzare a fondo - non è che si può stare lì a parlare tutta la notte, eh! - per quanto l'amica Rossana Di Poce sia una delle persone più democratiche che conosca.

È stata una presentazione poco tradizionale e proprio per questo motivo piena di stimoli. Spero di non essere stato frainteso con il mio ultimo intervento. Il mio rapporto con Napoli è - come credo che sia per la maggior parte dei cittadini di questa città - molto complicato, per evitare di usare l'abusata formula "amore e odio". La città ha potenzialità infinite, alcune in via di realizzazione, altre ancora non espresse. Credo sia fondamentale cominciare a parlare di quanto sia importante mettere in evidenza la bellezza di alcuni contrasti, e di quanto sia importante allo stesso modo rinnegarne altri. Se le stratificazioni rivelano la complessità dei luoghi, ed è nostro dovere riportarne la storia, allo stesso modo è fondamentale provare a cambiare rotta, fare in modo quindi che alcuni contrasti contribuiscano alla valorizzazione ma che altri siano completamente risolti. La parte più bella di Napoli (e sto parlando dei suoi importanti monumenti e scorci, non dei luoghi di vetrina) non è più bella se messa in contrasto con l'immondizia e l'inciviltà, con l'incuria e l'oblio. La parte più bella di Napoli ne risente irrimediabilmente.

Sono molto contento che Alessandro Stellano, Alessandro Liccardo e Luca Mignano abbiano accompagnato questa presentazione con la loro musica. Ne scriverò di più e meglio nei prossimi post - anche perché Alessandro ha un disco in uscita - ma per il momento cercateli, anche su Youtube, che ne vale la pena.  

(In foto con me Alessandro Stellano e Rossana Di Poce)

giovedì 16 febbraio 2012

L'Italia sono anch'io

L'Italia sono anch'io è una campagna nazionale portata avanti da 19 associazioni, per l'estensione del diritto di cittadinanza in favore delle seconde generazioni ed il diritto di voto amministrativo per i lavoratori di origine straniera residenti regolarmente da cinque anni nel nostro paese.



iL Levante, il giornale con cui collaboro ha partecipato all'iniziativa insieme all'associazione Emispheres. 

Qui trovate la serie di ottimi articoli, che vi consiglio di leggere, perché raramente si trovano testimonianze così interessanti sull'argomento.

Lunedì 20 ci sarà la chiusura della raccolta firme, a Napoli è previsto un bell'incontro, a cui ovviamente siamo tutti invitati. Qui il programma, con i riferimenti spazio-temporali.

sabato 11 febbraio 2012

Ecco una cosa

ma una cosa, una cosa tanto nerd quanto deliziosa.

The scale of universe

(Grazie a Simone Petrella)

Succede che

Su "Le vie del lavoro" stanno succedendo delle cose. E sono cose importanti. Sulla pagina di fb qualche giorno fa commentavo questa buona spinta partecipativa che sta coinvolgendo diverse persone.

Nel post precedente vi ho raccontato di Costantino, il ragazzo che su Timu sta condividendo la sua esperienza negli Usa. A Costantino si sono aggiunti altri ragazzi e ragazze,  ed hanno tutti/e storie molto importanti da raccontare. Sono importanti perché mentre si discute, si twittano e ritwittano le parole di Monti, della Fornero, dei commentatori e degli opinionisti, loro vivono la parte più complicata di questi discorsi: la realtà delle cose.

Fossi in voi darei un'occhiata all'indice delle storie che trovate qui. E soprattutto coinvolgerei tutti quei ragazzi e quelle ragazze che conoscete e che sono all'estero, in un'altra nazione, in un altro continente a vivere quelle storie di cui tutti parlano.

Cosa aspettate?

mercoledì 25 gennaio 2012

Come partecipare al cambiamento (culturale e sociale)

Costantino Menna, 27 anni, ingegnere. Per cinque mesi sarà impegnato negli Usa, ultima tappa del suo percorso di formazione. La sua storia - un vero diario di bordo - è già su Timu.

È cominciata la condivisione del tema, attraverso i commenti chi ha qualcosa da dire può contribuire alla discussione iscrivendosi qui.

Possiamo davvero determinare un cambiamento? Io credo di si.
È possibile ripartire, cominciare a costruire il futuro dal web? Si, è possibile.

Come?

Ragionare sui temi in maniera differente, partendo dalle storie personali, dai racconti individuali, partendo dalla connessione e dalla condivisione.

Caro Costantino l'amico Vincenzo mi ha segnalato il tuo caso, ti seguiremo( io ed i miei allievi del liceo di Meta) con grande affetto in questa tua avventura transoceanica attraverso TIMU,rappresenti uno dei tantissini giovani del Sud costretto ad emigrare per approfondire i tuoi studi e trovare un lavoro che da noi manca.

Questo è il commento dell'utente Antonio, che seguirà il diario di Costantino con la sua classe. Capite la portata? Storie che si propagano attraverso la rete, diventano tema di discussione in aule lontane, per poi tornare sul web, ad alimentare ancora la discussione.




martedì 17 gennaio 2012

lunedì 16 gennaio 2012

20 storyteller in cerca di lettore

La VC del liceo classico Carducci di Nola entra di diritto a far parte delle comunità che raccontano il mondo su Timu. La tematica - e certo direte voi - è quella del lavoro, la "storia" è quella di cui leggete spesso qui sul mio blog o su Timu. Il lavoro al centro, tutt'intorno quella serie infinita di strade, cavalcavie, ponti, e perché no, cunicoli.

Una delle immagini a cui penso quando cerco di dare forma a "Le vie del lavoro" è quella della tangenziale di Napoli, con i suoi raccordi intrecciati, con i lavori in corso decennali, con uscite, immissioni, strade che si perdono. Magari non sarà proprio poetico, ma al momento è così. Le vie del lavoro in Italia sono intricate, mancanti di segnaletica. E quando la segnaletica c'è è confusa, magari volontariamente resa fuorviante. Sia chiaro, ci sono strade belle, ci sono tratti di quella tangenziale che mi piace percorrere, a cui mi sono addirittura affezionato.

Non a caso uno degli obiettivi è riuscire a cambiare - anche di poco - la rotta, ad invertire il senso di marcia. Magari più in là l'immagine a cui penserò provando a dare forma a "Le vie del lavoro" sarà l'avvilupparsi della costellazione di Andromeda. Il lavoro al centro, ed un sacco di cose che ci ruotanto attorno.

Le ragazze e i ragazzi della VC hanno chiesto ai propri genitori o parenti di raccontare la propria storia di lavoro. È tutto su Timu, precisamente qui.





lunedì 9 gennaio 2012

Siate affamati, siate partecipi

«Dovevo fare questo lavoro».
È la frase che mi colpisce di più dell'intervista a Gerardo Figliolia, che da bambino sognava di fare l'oste. Forse perché quello sguardo è quello che mi ritrovo sul viso quando nei vecchi mercatini dell'usato riscopro oggetti che mi affascinavano da piccolo, oggetti con cui giocavo in casa di mia nonna, una vecchia bilancia, una statua della dea bendata, o quando annuso odori che mi ricordano inaspettatamente un pranzo in preparazione di quindici anni fa. L'identità, il senso d'appartenenza, per Gerardo questa ricerca si realizza in cucina.

Ed è un lavoro complicato, che ha tempi e modi tradizionali. Il mallone - ad esempio - un piatto di cui Gerardo parla nell'intervista, per essere il vero mallone deve essere saltato in padella pochi istanti prima di essere servito. Aumentando la capienza del locale sarebbe impossibile - spiega Gerardo - offrire al cliente il vero mallone.

Osservando il video ed ascoltando l'intervista si possono scoprire molte storie interessanti, culinarie e non. E se vi venisse voglia di partecipare, oltre che fame, iscrivetevi su Timu ed aiutateci ad esplorare altre strade, vicoli e vicarielli.

mercoledì 4 gennaio 2012

martedì 3 gennaio 2012

Come diventare se stessi

È un libro edito da Minimum Fax.
L'autore, David Lipsky, passò cinque giorni con David Foster Wallace poco dopo l'uscita del suo romanzo-mondo Infinite Jest. Tanti chilometri, reading, presentazioni, pranzi cene e colazioni, un registratore quasi sempre acceso. Il testo è la trascrizione fedele del materiale registrato.

Mi è stato regalato, forse perché non volevo comprarlo. Mi ha disturbato l'attenzione eccessiva, la commercializzazione della figura di Wallace. O forse si tratta solo di gelosia: quella particolare forma di attaccamento ad un autore poco conosciuto fino a poco tempo prima, di cui i giovani lettori si sentono spesso proprietari e unici discepoli. Forse è così, un comportamento assolutamente ingiustificato da smussare per diventare lettori migliori. Si, è un buon proposito per l'anno nuovo.

Il consiglio è però di leggerlo dopo aver letto qualcosa di Wallace. Che mai come in questo caso è vero che i suoi romanzi e racconti spiegano meglio delle interviste, e che forse leggere Infinite Jest è condizione necessaria per capire ciò che prova a spiegare a Lipsky inviato di Rolling Stones.

È il 1996, Infinite Jest ha uno straordinario successo, Wallace si ritrova famoso. E da qui che si comincia, da qui si parte. Il viaggio è fatto di Letteratura, di scrittura, di film e musica. Di cultura popolare. E di fiducia.

Fiducia nella letteratura, nella parola, nella capacità dell'arte di farsi strada attraverso le macerie. E di ricostruzione, forse.

Nei prossimi giorni approfondiamo, abbiamo un sacco di cose di cui parlare.