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QUESTO BLOG È UN ARCHIVIO CHE RACCOGLIE I POST ANTERIORI AL 2014. IL NUOVO BLOG LO TROVATE QUI.

mercoledì 25 gennaio 2012

Come partecipare al cambiamento (culturale e sociale)

Costantino Menna, 27 anni, ingegnere. Per cinque mesi sarà impegnato negli Usa, ultima tappa del suo percorso di formazione. La sua storia - un vero diario di bordo - è già su Timu.

È cominciata la condivisione del tema, attraverso i commenti chi ha qualcosa da dire può contribuire alla discussione iscrivendosi qui.

Possiamo davvero determinare un cambiamento? Io credo di si.
È possibile ripartire, cominciare a costruire il futuro dal web? Si, è possibile.

Come?

Ragionare sui temi in maniera differente, partendo dalle storie personali, dai racconti individuali, partendo dalla connessione e dalla condivisione.

Caro Costantino l'amico Vincenzo mi ha segnalato il tuo caso, ti seguiremo( io ed i miei allievi del liceo di Meta) con grande affetto in questa tua avventura transoceanica attraverso TIMU,rappresenti uno dei tantissini giovani del Sud costretto ad emigrare per approfondire i tuoi studi e trovare un lavoro che da noi manca.

Questo è il commento dell'utente Antonio, che seguirà il diario di Costantino con la sua classe. Capite la portata? Storie che si propagano attraverso la rete, diventano tema di discussione in aule lontane, per poi tornare sul web, ad alimentare ancora la discussione.




martedì 17 gennaio 2012

lunedì 16 gennaio 2012

20 storyteller in cerca di lettore

La VC del liceo classico Carducci di Nola entra di diritto a far parte delle comunità che raccontano il mondo su Timu. La tematica - e certo direte voi - è quella del lavoro, la "storia" è quella di cui leggete spesso qui sul mio blog o su Timu. Il lavoro al centro, tutt'intorno quella serie infinita di strade, cavalcavie, ponti, e perché no, cunicoli.

Una delle immagini a cui penso quando cerco di dare forma a "Le vie del lavoro" è quella della tangenziale di Napoli, con i suoi raccordi intrecciati, con i lavori in corso decennali, con uscite, immissioni, strade che si perdono. Magari non sarà proprio poetico, ma al momento è così. Le vie del lavoro in Italia sono intricate, mancanti di segnaletica. E quando la segnaletica c'è è confusa, magari volontariamente resa fuorviante. Sia chiaro, ci sono strade belle, ci sono tratti di quella tangenziale che mi piace percorrere, a cui mi sono addirittura affezionato.

Non a caso uno degli obiettivi è riuscire a cambiare - anche di poco - la rotta, ad invertire il senso di marcia. Magari più in là l'immagine a cui penserò provando a dare forma a "Le vie del lavoro" sarà l'avvilupparsi della costellazione di Andromeda. Il lavoro al centro, ed un sacco di cose che ci ruotanto attorno.

Le ragazze e i ragazzi della VC hanno chiesto ai propri genitori o parenti di raccontare la propria storia di lavoro. È tutto su Timu, precisamente qui.





lunedì 9 gennaio 2012

Siate affamati, siate partecipi

«Dovevo fare questo lavoro».
È la frase che mi colpisce di più dell'intervista a Gerardo Figliolia, che da bambino sognava di fare l'oste. Forse perché quello sguardo è quello che mi ritrovo sul viso quando nei vecchi mercatini dell'usato riscopro oggetti che mi affascinavano da piccolo, oggetti con cui giocavo in casa di mia nonna, una vecchia bilancia, una statua della dea bendata, o quando annuso odori che mi ricordano inaspettatamente un pranzo in preparazione di quindici anni fa. L'identità, il senso d'appartenenza, per Gerardo questa ricerca si realizza in cucina.

Ed è un lavoro complicato, che ha tempi e modi tradizionali. Il mallone - ad esempio - un piatto di cui Gerardo parla nell'intervista, per essere il vero mallone deve essere saltato in padella pochi istanti prima di essere servito. Aumentando la capienza del locale sarebbe impossibile - spiega Gerardo - offrire al cliente il vero mallone.

Osservando il video ed ascoltando l'intervista si possono scoprire molte storie interessanti, culinarie e non. E se vi venisse voglia di partecipare, oltre che fame, iscrivetevi su Timu ed aiutateci ad esplorare altre strade, vicoli e vicarielli.

mercoledì 4 gennaio 2012

martedì 3 gennaio 2012

Come diventare se stessi

È un libro edito da Minimum Fax.
L'autore, David Lipsky, passò cinque giorni con David Foster Wallace poco dopo l'uscita del suo romanzo-mondo Infinite Jest. Tanti chilometri, reading, presentazioni, pranzi cene e colazioni, un registratore quasi sempre acceso. Il testo è la trascrizione fedele del materiale registrato.

Mi è stato regalato, forse perché non volevo comprarlo. Mi ha disturbato l'attenzione eccessiva, la commercializzazione della figura di Wallace. O forse si tratta solo di gelosia: quella particolare forma di attaccamento ad un autore poco conosciuto fino a poco tempo prima, di cui i giovani lettori si sentono spesso proprietari e unici discepoli. Forse è così, un comportamento assolutamente ingiustificato da smussare per diventare lettori migliori. Si, è un buon proposito per l'anno nuovo.

Il consiglio è però di leggerlo dopo aver letto qualcosa di Wallace. Che mai come in questo caso è vero che i suoi romanzi e racconti spiegano meglio delle interviste, e che forse leggere Infinite Jest è condizione necessaria per capire ciò che prova a spiegare a Lipsky inviato di Rolling Stones.

È il 1996, Infinite Jest ha uno straordinario successo, Wallace si ritrova famoso. E da qui che si comincia, da qui si parte. Il viaggio è fatto di Letteratura, di scrittura, di film e musica. Di cultura popolare. E di fiducia.

Fiducia nella letteratura, nella parola, nella capacità dell'arte di farsi strada attraverso le macerie. E di ricostruzione, forse.

Nei prossimi giorni approfondiamo, abbiamo un sacco di cose di cui parlare.