ATTENZIONE

QUESTO BLOG È UN ARCHIVIO CHE RACCOGLIE I POST ANTERIORI AL 2014. IL NUOVO BLOG LO TROVATE QUI.

mercoledì 29 settembre 2010

Inception

Inception è un film di Crithopher Nolan.
I film d'azione di Nolan sono diversi dagli altri film con le esplosioni e la gente che si picchia. Nei film di Nolan la gente si picchia ed esplode, si spalma sulle pareti degli hotel, e per due ore sia lo spettatore, sia la gente che continua a picchiarsi nel film, si chiede: perché si/ci stanno/stiamo picchiando?

In questo film c'è gente che entra nei sogni della gente.
Gente che sa difendersi dalla gente che entra nei sogni.
Leonardo Di Caprio roso dai sensi di colpa che ha combinato un macello con sua moglie.
La moglie di Di Caprio che bè, avrà avuto i suoi motivi, ma fa un casino anche lei.
La tipa di Juno che costruisce dei sogni da paura.

Che poi il film non è male. Ho un solo dubbio su lavori del genere. Quando inventi qualcosa, e crei un apparato teorico per sostenerlo, finisci per riempire la testa dello spettatore con nozioni e collegamenti complessi. Bello ma complicato, è il mio giudizio finale.

martedì 28 settembre 2010

Quante cose al mondo puoi fare, costruire, inventare, ma trova un minuto per te.


Quante cose al mondo puoi fare con un crociato anteriore rotto.
Per inciso oggi sono andato a fare la risonanza magnetica. Fino all'ultimo momento ho avuto paura che mi infilassero dritto dritto nel tubo, quello da attacco claustrofobico. Quello bianco dove ti infilano se sei in Grey's Anatomy, e sempre se sei in Grey's Anatomy, dopo qualche minuto che sei stato infilato dentro inizi ad avere delle convulsioni terribili, per cui un semplice dente del giudizio è in realtà una malattia catastrofica che ti porterà alla morte.
O che porterà alla morte uno dei tuoi più cari amici.

Rimandendo in tema "Serie Tv", volevo dirvi che è ricominciato Dexter.
Una prima puntata della quinta stagione davvero bella, drammatica al punto giusto, piena di quella sofferenza americana positiva e dell'immancabile senso di colpa.
Sarà difficile aspettare una settimana per la seconda.

Però la vera notizia è che, dato il mio attuale stato di infermo, ho recuperato una serie che tutti mi hanno abbondantemente consigliato: My name is Earl.
Se vi manca dovete rimediare. Vi dico solo che mi scatena quel particolare tipo di risata che si tenta di neutralizzare in qualsiasi modo senza riuscirci. Un paio di volte ho dovuto schiacciare la testa contro il cuscino, un'altra volta ero sul punto di soffocare per le risate.
Personaggi perfetti, divertenti e soprattutto di una dolcezza infinita, anche quando si macchiano di ogni nefandezza possibile. Su tutti, il volto di Jason Lee, di una bellezza smisurata.

sabato 25 settembre 2010

venerdì 24 settembre 2010

giovedì 23 settembre 2010

Voi ci credete nella sfiga?

Ma quando tutto va bene e poi ad un certo punto succede qualcosa di brutto, per calcolare la sfiga si deve fare una media tra le cose brutte e quelle belle?

Niente di grave comunque, non state in pensiero, è solo un crociato anteriore malandato.
Comunque, sono stato al concerto di Morgan a Portici.
Io sono un suo fan, quindi sono molto di parte. Ma il concerto è stato davvero bello. Certo, alcuni pezzi riarrangiati con l'orchestra non rendevano tantissimo, ma quelli concepiti per essere suonati in quel modo, diamine, non se ne può davvero parlare senza far cadere la mascella.
Solo che Morgan è davvero l'idolo delle ragazzine.
O forse in altre parte d'italia lo ascoltano solo gli intellettuali.
Ma l'altra sera, una volta finito il concerto, sembrava di stare tra le fan di Justin Timberlake.
E' chiaro che non è colpa sua - non credo che l'artista scelga le proprie fan - ma qualche passo falso deve averlo fatto. Quando Rossella mi ha fatto notare che forse X-Factor è stato uno scivolone, forse più delle dichiarazioni sulla droga, per spirito di contraddizione le ho detto che non era vero.
Però ha ragione.
Ma mi continua a piacere, perché scrive canzoni meravigliose e interpreta divinamente quelle non sue.

domenica 19 settembre 2010

Nessuno di noi.


Roberto Saviano ne cita qualche pezzettino ne La bellezza e l'inferno (Mondadori).
Vi riporto qualche riga del meraviglioso discorso di Camus che accettava con queste parole il premio nobel nel '57.

"Personalmente non potrei vivere senza la mia arte, ma non l’ho mai posta al di sopra di tutto: se mi è necessaria, è invece perché non si estranea da nessuno e mi permette di vivere come sono al livello di tutti. L’arte non è ai miei occhi gioia solitaria: è invece un mezzo per commuovere il maggior numero di uomini offrendo loro un’immagine privilegiata delle sofferenze e delle gioie di tutti. L’arte obbliga dunque l’artista a non isolarsi e lo sottomette alla verità più umile e più universale. E spesso chi ha scelto il suo destino di artista perché si sentiva diverso dagli altri si accorge ben presto che potrà alimentare la sua arte e questo suo esser diverso solo confessando la sua somiglianza con tutti: l’artista si forma in questo rapporto perpetuo fra lui e gli altri, a mezza strada fra la bellezza di cui non può fare a meno e la comunità dalla quale non si può staccare. È per questa ragione che i veri artisti non disprezzano nulla e si sforzano di comprendere invece di giudicare: e se essi hanno un partito da prendere in questo mondo, non può essere altro che quello di una società in cui, secondo il gran motto di Nietzsche, non regnerà più il giudice, ma il creatore, sia esso lavoratore o intellettuale.
La missione dello scrittore è fatta ad un tempo di difficili doveri; per definizione, non può mettersi oggi al servizio di coloro che fanno la storia: è al servizio di quelli che la subiscono. O, in caso contrario, lo scrittore si ritrova solo e privo della sua arte. Tutti gli eserciti della tirannia con i loro milioni di uomini non lo strapperanno alla solitudine anche e soprattutto se si adatterà a tenere il loro passo. Ma il silenzio di un prigioniero sconosciuto ed umiliato all’altro capo del mondo sarà sufficiente a trarre lo scrittore dal suo esilio, ogni volta, almeno, che arriverà, pur nei privilegi della libertà, a non dimenticare questo silenzio e a divulgarlo con i mezzi dell’arte. Nessuno di noi è abbastanza grande per una simile vocazione. Ma in tutte le circostanze della sua vita, ignorato o provvisoriamente celebre, imprigionato nella stretta della tirannia o per il momento libero di esprimersi, lo scrittore può ritrovare il sentimento di una comunità vivente che lo giustifichi, alla sola condizione che accetti, finché può, i due impegni che fanno la grandezza della sua missione: essere al servizio della verità e della libertà. Poiché la sua vocazione è quella di riunire il maggior numero possibile di uomini, egli non può valersi della menzogna e della schiavitù che, là dove regnano, fanno proliferare la solitudine. Qualunque siano le nostre debolezze personali, la nobiltà del nostro mestiere avrà sempre le sue radici in due difficili impegni: il rifiuto della menzogna e la resistenza all’oppressione."

sabato 18 settembre 2010

Caro Brunetta


E' così scontato scriverti una lettera, caro Brunetta.
Ma c'è bisogno. C'è un bisogno che neanche ti immagini.
Capisco - io capisco ma ti assicuro che non tutti sono disposti a capire - che dato il livello di simpatia del tuo superiore tu debba cercare di essere alla sua altezza (apprezzerai spero che in questa lettera non ci sia alcun riferimento alle tue misure), capisco anche che quando ci si siede su quei palchetti, su quelle colonnine che svettano su tutta quella gente che ti guarda e che ti ascolta, che non aspetta altro che uno come te ne dica quattro a quelli come me, possa sfuggire di mano la situazione.
Qualche parolaccia sfugge anche ai più moderati. Perché la massa riesce, ed è davvero una magia, a tirare fuori il meglio o il peggio delle persone. Inizia a scaldarsi, inizia a mugugnare, l'energia passa da corpo a corpo e si trasmette a te, che qualche attimo prima - sono sicuro eh - avevi deciso di fare un discorso di profondo valore politico, uno di quei discorsi che Bersani avrebbe commentato così - Parole condivisibili - o qualcosa del genere.
Poi però ti è uscita quella cosa infelice sul cancro etico e sociale. E poi c'è stato qualcuno che scuotendo la testa e sorridendo ha detto - Si, vabbè ma è una provocazione.

Sai cosa mi sei sembrato Brunetta?
Uno di quegli amici stronzi che si ubriaca ai matrimoni o che fa i rutti alle cene eleganti. L'amico un po' stronzo a cui si perdona tutto perché è stronzo, appunto.
E poi le provocazioni, a mio avviso, possono permettersele i musicisti, gli scrittori, gli scultori, i pittori, i fotografi e tutti quelli che fanno arte. Forse addirittura i giornalisti.
Ma io mi sono rotto le scatole di chi dovrebbe impegnarsi a governare ed invece fa gli show. Insomma, arrivati ad un certo punto, che vi abbia voluto il popolo o no, finirete per capire che avete sbagliato mestiere.

martedì 14 settembre 2010

lunedì 13 settembre 2010

sabato 11 settembre 2010

Terry Jones

Riguardo Terry Jones (quello che vuole bruciare in pubblica piazza il corano) si legge tanto in questi giorni. Francesco Costa spiega qui perché, e soprattutto esprime una posizione, dal mio punto di vista molto condivisibile, che va molto oltre la banalità con cui si parla di queste cose nel nostro paese.

Somewhere

Il problema è che Lost In Traslation mi è piaciuto troppo.
E dopo aver visto Somewhere me lo sono rivisto.
E su questa cosa non si passa sopra: Sofia Coppola se lo porterà dietro per tutta la vita. Adesso ho sentito che viaggia spedita verso il Leone D'oro. E ci sta, perché il film va molto oltre la media dei film che escono durante l'anno.

Ma cavolo, che film che è Lost In Traslation.

Più o meno è quello che scrivo qui. Ma con meno parole.

martedì 7 settembre 2010

La scollatura dell'Avallone



Ho come l'impressione che il problema non sia mantenere un certo decoro "istituzionale".
Se metti uno zotico a parlare di Platone non mi sembra giusto accusarlo poi di aver usato l'intercalare - vabbuò - tra una proposizione filosofica e l'altra.

Sarà che punto troppo alla radice del problema, ma forse è sbagliato chiamare Bruno Vespa alla presentazione del Campiello.
O sarà che il discorso è sempre lo stesso: è diventato tutto un gioco.
Ed invito anche chi critica questo gioco da partecipante, tipo Gad Lerner, ad accettare la realtà. La mediocrità ha invaso tutto. Se avessi una soluzione ai problemi culturali del mio paese forse starei già facendo qualcosa. Ma non ce l'ho, quindi scoramento, dispiacere ed infine noia.

La rabbia di Gad Lerner mi è parsa, tra le altre cose, così infantile da portarmi a fare un'altra piccola domanda: è questa ormai la letteratura in Italia?
Parliamo su Repubblica di Gad Lerner che lascia un post scrittum in fondo agli articoli, parliamo di cerimonie di premiazione presentate da chi ha scritto lo stesso numero di libri di Simenon (sei dei quali su berlusconi) e su tutti uno, dal titolo Donne di cuori:Da Cleopatra a Carla Bruni Da Giulio Cesare a Berlusconi, parliamo dell'assoluta mancanza di volontà di voler affrontare discorsi sulla qualità della nostra letteratura. Ci lasciamo affascinare dal mondo di Rock Star che rappresentano il panorama editoriale italiano. Rock Star, poi, diciamo ballerini di Lisssio. E soprattutto, nota ancora più deludente, i giornali permettono che la letteratura diventi questo, gossip, lurido, disgustoso, fastidioso gossip.

Ci sarebbe un solo modo corretto per chiudere questo post.
Ed è una sola parola.

lunedì 6 settembre 2010

Il museo dell'innocenza*




I miei amici, conoscendo la mia recente passione per il modernariato, mi hanno regalato per il mio compleanno una Polaroid originale e funzionante.
La potete vedere in foto.
Grazie ad un Tutorial che non ringrazierò mai abbastanza trovato su Youtube (oh, dio benedica Youtube) l'ho anche caricata nel modo corretto.
La macchina è pronta e non vedo l'ora di scattare.

La Polaroid ha un fascino che difficilmente riesco a spiegare.
In realtà mi risulta difficile spiegare il fascino di qualsiasi oggetto non più utilizzato che entra nel mio museo, già ribattezzato da qualcuno il museo strazzulliano.
L'unico problema è la scarsità di foto da poter scattare, dieci per ogni carica. E le cariche costano un po'. Problema ma anche fattore che suscita ulteriore fascino: ogni foto diventa un pezzo unico e soprattutto diventa oggetto.
Ho stilato una lista di foto che voglio scattare. Ho deciso quali saranno le prime dieci.


*Il museo dell'innocenza (einaudi), è l'ultimo romanzo di Pamuk che ancora aspetta di essere letto, disteso su un fianco nella mia libreria.

sabato 4 settembre 2010

Ho visto il Che

Ho visto i due film su Che Guevara di Soderbergh.
Le critiche al tempo non furono esaltanti, qualcuno gli rimproverava la mancanza di pathos. Invece a me i due film (o l'unico film da 4 ore) sono piaciuti. Soderbergh mi sembra abbastanza distaccato dalla materia, subendone tuttavia il fascino, da regalare un ritratto compiuto e preciso.

Resta solo una domanda, e magari qualcuno di voi più ferrato sull'argomento può rispondermi. Nel film non c'è alcuna contraddizione tra il Che comandante ed il Che uomo. Il combattente, il rivoluzionario, l'uomo pubblico, non lascia spazio alla figura privata.
Simbolo ed uomo erano davvero la stessa cosa?

(L'unico momento di vera umanità, sempre che non si decida di considerare la sua intera vita un atto di estrema umanità, è nelle ultime immagini, che non vi sto qui a raccontare perché magari non avete visto il film, e che sono davvero un bel momento.)

venerdì 3 settembre 2010

300

Quest'estate, qualche giorno prima di partire, ho letto un'intervista a Roberto Saviano su Vanity Fair. Non ricordo purtroppo chi fosse la giornalista.

Nell'intervista Saviano non parlava delle solite cose. Cioè, non parlava solo delle solite cose. Diceva anche che la sinistra campana non lo vede di buon occhio perché assuefatta ai comportamenti camorristici, perché nonostante si sia schierata (ovviamente a parole) non ha mai risolto contraddizioni pesanti. Vedi il massiccio utilizzo di droghe leggere che per anni hanno rimpinzato le tasche della malavita. Diceva anche che a lui l'epica piace e che purtroppo in Italia è considerata una faccenda fascista.

Poi ho letto anche la sua recensione di 300, il film sugli spartani alle Termopili uscito un nel po' di tempo fa, nella raccolta La bellezza e l'inferno.
Il film l'ho rivisto ieri. Tutto sommato sono ancora d'accordo con lui.

giovedì 2 settembre 2010

Eccoci qua.

Sono tornato.
Appena in tempo per vedere i nuovi cartelloni pubblicitari del Pdl.
Che spasso.

Ah, ho visto anche l'Imperatore d'oriente in visita all'imperatore dell'impero d'occidente. Una meraviglia.

Ho fatto un sacco di cose interessanti quest'estate, poi ne scriverò.
Napoli mi ha accolto con una temperatura perfetta.
C'è l'ennesimo esame di latino da preparare, con il caldo sarebbe stato impossibile.
Scusate il tono da telegrafo, poi mi sciolgo.

hm.