venerdì 6 novembre 2009

Verità?


Sesso, bugie e videotape. Ma anche conflitto di interessi, misteri su donne che vanno e che vengono, telefonate intercettate, mafiosi che lasciano bombe, mafiosi che promettono teste tagliate e corpi esposti in piazza, risposte che si contraddicono e mesi di trepidante attesa per ottenerle.

Non so se siano stati ingaggiati esperti del mondo comunicativo o degli sceneggiatori per riuscire a limitare i danni. Sono certo però, che con tutto il tempo che hanno avuto, potevano lavorare meglio.

Le risposte alle 10 domande poste da Repubblica al Premieri qui.

giovedì 5 novembre 2009

Croci.

Sulla questione dei crocifissi nelle scuole credo che Luca Sofri, sul suo Blog Wittgenstein, si sia espresso meglio di tutti.
Ancora una volta una questione ideologica?

Le ultime dichiarazioni dimostrano esattamente questo:

"Io dico - dice il prelato - che questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute e ci toglie i simboli più cari. Questa è veramente una perdita. Dobbiamo cercare con tutte le forze di conservare i segni della nostra fede per chi crede e per chi non crede". (Tarcisio Bertone)

Cosa vuol dire conservare il crocifisso per chi non crede?

"Che l'Italia sia un Paese in cui il cristianesimo è la sua stessa storia lo sappiamo da sempre. Non abbiamo fatto ancora ricorso perché non c'è stata una riunione del Consiglio dei Ministri dopo la sentenza. Ce ne occuperemo venerdì mattina - aggiunge - E' una delle decisioni che, molto spesso, ci fanno dubitare del buon senso di questa Europa." (Silvio Berlusconi)

Vorrei ricordare che il simbolo di cui parla il nostro presidente del consiglio è simbolo per i Cattolici, non per i Cristiani tutti.

"Una stronzata" (Umberto Bossi)

Il quale mi troverebbe anche d'accordo, se non fosse che per lui la suddetta stronzata è la disposizione europea, e non la discussione che ne è nata poi.

"E' una sentenza che merita una discussione, un approfondimento, spero senza spirito di crociata, senza anatemi reciproci". (Nichi Vendola)

Quest'ultima si commenta da sola.
Il post di Sofri lo trovate qui.
Le citazioni, invece, sono riportate da Repubblica.it.

mercoledì 4 novembre 2009

Una cosa divertente che non farò mai più

Wallace non è mai delirante. Ma se proprio vogliamo utilizzare questo aggettivo dobbiamo prima di tutto applicarlo alla realtà, alla nostra vita, ai nostri giorni frenetici e ricchi di assurdità che continuiamo a portare avanti. Ci portiamo come strascichi, paranoie e fissazioni. Tutti lo facciamo, anche Wallace lo ammette.
Mi diverte molto immaginarlo, lui che si definisce per metà agorafobico, su questa grande nave da crociera mentre organizza appostamenti alla donna che gli pulisce la cabina, o mentre osserva lo zoo che popola il grattacielo galleggiante chiamato Nadir.

"Winston 3p ed io abbiamo raggiunto quel livello di maestria quasi zen in cui è il ping pong che gioca noi - gli affondi, le piroette, le schiacciate e i recuperi sono esternazioni automatiche di una sorta di armonia intuitiva fra l'occhio, la mano e l'istinto primordiale di uccidere - in un modo che ci lascia i lobri frontali liberi di blaterare assurdità durante il gioco [...]"

Tutto, ogni incontro, ogni persona è riportata con precisione, nei difetti e nelle ossessioni.
E' una ricerca quella di Wallace, sempre speranzoso, fiducioso, nè è prova l'ironia che strapperebbe risate anche al lettore più triste, di trovare una falla, una crepa nel terribile mondo che abbiamo creato, nel terribile genere umano che siamo diventati.
Tutto ciò che è scritto in questo libro è vero. Le crociere esistono sul serio e la gente che ci va è gente come noi. E' gente vicina a noi.

Il sistema di note che Wallace, a detta dei critici, utilizza per riportare la realtà a ciò che è sul serio, un intricato groviglio di riferimenti, nozioni, corrispondenze, mi ha lasciato completamente spiazzato. E' un modo perfetto per rappresentare la realtà, questa nostra enciclopedica vita.
Cito la nota 137a, un esempio di ironia rarissima:

"137a. (cioè quando durante un'assemblea a scuola uno psicologo locale ci mise tutti in stato di ipnosi teoricamente leggera per un'esperienza di visualizzazione creativa, e dieci minuti dopo tutti quelli dell'auditorium uscirono dall'ipnosi tranne purtroppo il sottoscritto, e finii per passare alcune ore con le pupille dilatate in trance irreversibile nell'infermeria della scuola, con lo strizzacervelli sempre più nel panico che provava a tirarmi fuori da quello stato con sistemi sempre più drastici, e i miei genitori avevano quasi deciso di fargli causa per l'episodio quando io da allora in poi ho deciso con ferma e serena risoluzione di tenermi alla larga da ogni tipo di ipnosi.)"

-.-.-.-.-.-.-

David Foster Wallace - Una cosa divertente che non farò mai più, Minimum Fax

martedì 3 novembre 2009

Risposte serie.

Ai provini per quest'edizione del Grande Fratello, alla domanda cosa porteresti su un'isola deserta c'è chi ha risposto: I soldi.

Nel paese dei mostri selvaggi



Andate a vederlo.
Personalmente mi ha ricordato di quel periodo della mia infanzia in cui oltre ad immaginare nuovi mondi, potevo addirittura vederli e toccarli.
E ricordo perfettamente il giorno in cui tutto questo non è accaduto più.
E ricordo che volevo essere triste, volevo essere scontento per l'assenza di quelle magiche avventure che riempivano i miei pomeriggi. Ma non lo ero ed in me cresceva la consapevolezza che prima o poi tutto quello che vedevo doveva dissolversi e scomparire.

lunedì 2 novembre 2009

Novità sul blog.

Da oggi il blog è raggiungibile tramite l'indirizzo

www.alessiostrazzullo.com

Un team abile e preparato sta lavorando ad un sito personalizzato che, ve lo assicuro, sarà pieno di effetti speciali e sarà accompagnato da squallidissimi file midi di Claudio Baglioni.

Un abbraccio.

domenica 1 novembre 2009

Altri colori.

Altri colori come i colori di Istanbul, il rosa prima di tutto.
Adoro questo libro, adoro la perfetta via di mezzo che Pamuk ha trovato per scrivere un romanzo che romanzo non è ed una autobiografia che autobiografia non è.
Come Istanbul, questo lavoro è una raccolta di pensieri, la maggior parte pubblicati su riviste note e meno note, ma inserite in uno schema preciso, in una struttura architettata con precisione.

Così Pamuk ci parla dei gabbiani sotto la pioggia che osserva dalla finestra quando cerca l'ispirazione e quando fruga nelle sue inquietudini. Ci elenca teneramente le attività che svolge con sua figlia Ruya, ci racconta di quando la sua piccola è triste. Ci descrive il panorama, non uno in particolare, ma il suo concetto. Ci racconta dell'angoscia del terremoto ad Istanbul, dei battelli che navigano sul Bosforo che tanto ama.

Ci parla dei libri che ha amato, degli autori che l'hanno reso meno solo su questa terra. Ci parla di quello che ha capito della letteratura e della vita.

"In sintesi: la vita non assomiglia a quanto si racconta nei grandi libri, ma alla struttura del libro che avete fra le mani. [...] La vita non ha un senso, ha semplicemente una struttura. E se venite a dirmi: -Ma questo lo sapevamo già! Per dimostrarlo c'era forse bisogno di scrivere un libro di seicento pagine? -, allora la mia risposta sarà: - Tutti i grandi romanzi si scrivono per dimostrare quelle verità che voi già conoscete, ma che non siete in grado di accettare perchè in merito non è stato scritto ancora un grande romanzo -. "

Ed ancora il suo rapporto con la Turchia, con l'occidente, con le grandi città europee, con la capitale del mondo e gli americani.
Ci parla del suo rapporto con i romanzi già scritti, con quelli che scriverà, delle tappe che i libri costituiscono nella vita di un romanziere.

"Ogni libro di uno scrittore rappresenta una tappa del suo divenire. I romanzi possono essere visti come pietre miliari della propria evoluzione spirituale. Non si può tornare indietro. "

Chi ama i libri e sogna di scriverne, o di scriverne sempre di migliori, ha le stesse paure, gli stessi presagi, le stesse inquietudini.
Dopo aver letto libri come questo, ci si sente meno soli.