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martedì 17 novembre 2009

Diario di un editor I.


L'anno scorso è stato l'anno della figura dell'Editor.
La faccenda di Carver e del suo editor Gordon Lish a suo tempo ha scatenato un putiferio su cui, lo ammetto, non ho preso una posizione precisa.
In realtà la questione in America va avanti da più di vent'anni ed in Italia appare con Baricco nel 1999.
Alla fine del post vi linkerò l'articolo da leggere, qui vi riassumo brevemente i punti essenziali. Anzi, l'unico punto essenziale.
Il freddo occhio di Carver, quello che lo ha reso una delle voci più importanti della letteratura mondiale, così freddo non era. Le lacrime erano asciugate a furia di correzioni e tagli dal suo editor Gordon Lish. Per Baricco è la prova della profondità di Carver e dell'astuzia di Lish che intuendo il punto forte dell'opera carveriana l'ha resa omogenea e soprattutto unica. Ma leggo nelle sue parole un senso di stordimento che tutti gli amanti di Carver non possono fare a meno di provare facendo i conti con questa realtà.
Questo è il punto di partenza. Sono indeciso, combattuto ma anche affascinato da questa figura.
In questi giorni correggerò alcuni racconti di uno scrittore emergente. O almeno ci proverò, considerando la mia scarsa competenza in merito.
Discutendo con lui ho scoperto che il suo primo editor ha provato a stravolgere il senso e l'anima dei suoi scritti. E leggendo le sue parole ho scoperto che la tentazione di sovrapporre la propria voce a quella di un altro, è molto più forte sulla pagina scritta che in un litigio.

venerdì 19 giugno 2009

Lettori o scrittori.

Carver ha sempre parlato, soprattutto nelle sue lezioni universitarie, dell'importanza che Cechov ha avuto nella storia della scrittura e del racconto.
Io riconosco a Carver la sua assoluta perfezione nel raccontare. I racconti di Carver mi hanno sempre dato tanto senza chiedere nulla in cambio. Neanche uno sforzo eccessivo di comprensione.
Una volta con un'amica parlammo di un suo racconto. Mi disse che il racconto le era piaciuto tantissimo, che non aveva nulla da obiettare al suo creatore, che non c'era nulla che si potesse considerare falso. Ho pensato tanto a cosa fosse dovuta quell'assoluta incapacità di raccontare il falso. L'incapacità di raccontare vicende non vere.

Nella prefazione a Da dove sto chiamando, antologia che comprende i lavori considerati migliori dallo stesso autore, Carver scrive:

"Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l'ultimo paio di righe di un racconto e ce ne staremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente, ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore e la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove eravamo prima. La temperatura del nostro corpo sarà salita, o scesa, di un grado. Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori, ci alzeremo e, <>, come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita. Sempre la vita."

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Carver - Da dove sto chiamando, minimum fax