Eravamo al Tedx Napoli.
Uso il plurale non solo perché effettivamente io e Vincenzo Moretti ci siamo andati insieme, ma anche perché arrivandoci "Le vie del lavoro" è come se ci fossero arrivati anche tutti gli utenti di Timu che collaborano, interagiscono e condividono i contributi della nostra "storia".
Così le idee che vale la pena diffondere, motto del seguitissimo "format" californiano sbarcano in Campania. O meglio, alcune ci ritornano ed altre da qui non si sono mai mosse.
Tema creatività e crisi, nel bellissimo scenario del Riot Studio, in uno dei palazzi più belli di Napoli, Palazzo Marigliano.
Per il report della giornata vi segnalo il post dei valorosi ninja di Ninjamarketing.
Per "Le vie del lavoro" è stato un appuntamento importante, e lo è stato anche per i principi che cerchiamo di promuovere attraverso Timu. Raccontare (e raccontarsi) non è la soluzione (sono fermamente convinto che non ne esista mai una sola ed unica) ma può essere buona parte per la sua costruzione.
Questo è un video su Fabio Bonelli, che in uno dei break della giornata ci ha rasserenato con la sua musica piena di ricordi e di sensazioni domestiche.
ATTENZIONE
QUESTO BLOG È UN ARCHIVIO CHE RACCOGLIE I POST ANTERIORI AL 2014. IL NUOVO BLOG LO TROVATE QUI.
Visualizzazione post con etichetta Timu. Mostra tutti i post
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martedì 17 aprile 2012
Bottega < ahref @ Rione Sanità
Sono stato un po' assente da scuola.
Ma ho la giustificazione.
Fondazione ahref ha aperto la sua prima bottega. Luogo il Rione Sanità, di cui avete già letto molto su questo blog. Ed ovviamente non solo su questo blog.
Qui trovate la pagina dedicata su ahref.
È una bella avventura.
Ma ho la giustificazione.
Fondazione ahref ha aperto la sua prima bottega. Luogo il Rione Sanità, di cui avete già letto molto su questo blog. Ed ovviamente non solo su questo blog.
Qui trovate la pagina dedicata su ahref.
È una bella avventura.
sabato 11 febbraio 2012
Succede che
Su "Le vie del lavoro" stanno succedendo delle cose. E sono cose importanti. Sulla pagina di fb qualche giorno fa commentavo questa buona spinta partecipativa che sta coinvolgendo diverse persone.
Nel post precedente vi ho raccontato di Costantino, il ragazzo che su Timu sta condividendo la sua esperienza negli Usa. A Costantino si sono aggiunti altri ragazzi e ragazze, ed hanno tutti/e storie molto importanti da raccontare. Sono importanti perché mentre si discute, si twittano e ritwittano le parole di Monti, della Fornero, dei commentatori e degli opinionisti, loro vivono la parte più complicata di questi discorsi: la realtà delle cose.
Fossi in voi darei un'occhiata all'indice delle storie che trovate qui. E soprattutto coinvolgerei tutti quei ragazzi e quelle ragazze che conoscete e che sono all'estero, in un'altra nazione, in un altro continente a vivere quelle storie di cui tutti parlano.
Cosa aspettate?
Nel post precedente vi ho raccontato di Costantino, il ragazzo che su Timu sta condividendo la sua esperienza negli Usa. A Costantino si sono aggiunti altri ragazzi e ragazze, ed hanno tutti/e storie molto importanti da raccontare. Sono importanti perché mentre si discute, si twittano e ritwittano le parole di Monti, della Fornero, dei commentatori e degli opinionisti, loro vivono la parte più complicata di questi discorsi: la realtà delle cose.
Fossi in voi darei un'occhiata all'indice delle storie che trovate qui. E soprattutto coinvolgerei tutti quei ragazzi e quelle ragazze che conoscete e che sono all'estero, in un'altra nazione, in un altro continente a vivere quelle storie di cui tutti parlano.
Cosa aspettate?
mercoledì 25 gennaio 2012
Come partecipare al cambiamento (culturale e sociale)
Costantino Menna, 27 anni, ingegnere. Per cinque mesi sarà impegnato negli Usa, ultima tappa del suo percorso di formazione. La sua storia - un vero diario di bordo - è già su Timu.
È cominciata la condivisione del tema, attraverso i commenti chi ha qualcosa da dire può contribuire alla discussione iscrivendosi qui.
Possiamo davvero determinare un cambiamento? Io credo di si.
È possibile ripartire, cominciare a costruire il futuro dal web? Si, è possibile.
Come?
Ragionare sui temi in maniera differente, partendo dalle storie personali, dai racconti individuali, partendo dalla connessione e dalla condivisione.
Questo è il commento dell'utente Antonio, che seguirà il diario di Costantino con la sua classe. Capite la portata? Storie che si propagano attraverso la rete, diventano tema di discussione in aule lontane, per poi tornare sul web, ad alimentare ancora la discussione.
È cominciata la condivisione del tema, attraverso i commenti chi ha qualcosa da dire può contribuire alla discussione iscrivendosi qui.
Possiamo davvero determinare un cambiamento? Io credo di si.
È possibile ripartire, cominciare a costruire il futuro dal web? Si, è possibile.
Come?
Ragionare sui temi in maniera differente, partendo dalle storie personali, dai racconti individuali, partendo dalla connessione e dalla condivisione.
Caro Costantino l'amico Vincenzo mi ha segnalato il tuo caso, ti seguiremo( io ed i miei allievi del liceo di Meta) con grande affetto in questa tua avventura transoceanica attraverso TIMU,rappresenti uno dei tantissini giovani del Sud costretto ad emigrare per approfondire i tuoi studi e trovare un lavoro che da noi manca.
Questo è il commento dell'utente Antonio, che seguirà il diario di Costantino con la sua classe. Capite la portata? Storie che si propagano attraverso la rete, diventano tema di discussione in aule lontane, per poi tornare sul web, ad alimentare ancora la discussione.
lunedì 16 gennaio 2012
20 storyteller in cerca di lettore
La VC del liceo classico Carducci di Nola entra di diritto a far parte delle comunità che raccontano il mondo su Timu. La tematica - e certo direte voi - è quella del lavoro, la "storia" è quella di cui leggete spesso qui sul mio blog o su Timu. Il lavoro al centro, tutt'intorno quella serie infinita di strade, cavalcavie, ponti, e perché no, cunicoli.
Una delle immagini a cui penso quando cerco di dare forma a "Le vie del lavoro" è quella della tangenziale di Napoli, con i suoi raccordi intrecciati, con i lavori in corso decennali, con uscite, immissioni, strade che si perdono. Magari non sarà proprio poetico, ma al momento è così. Le vie del lavoro in Italia sono intricate, mancanti di segnaletica. E quando la segnaletica c'è è confusa, magari volontariamente resa fuorviante. Sia chiaro, ci sono strade belle, ci sono tratti di quella tangenziale che mi piace percorrere, a cui mi sono addirittura affezionato.
Non a caso uno degli obiettivi è riuscire a cambiare - anche di poco - la rotta, ad invertire il senso di marcia. Magari più in là l'immagine a cui penserò provando a dare forma a "Le vie del lavoro" sarà l'avvilupparsi della costellazione di Andromeda. Il lavoro al centro, ed un sacco di cose che ci ruotanto attorno.
Le ragazze e i ragazzi della VC hanno chiesto ai propri genitori o parenti di raccontare la propria storia di lavoro. È tutto su Timu, precisamente qui.
Una delle immagini a cui penso quando cerco di dare forma a "Le vie del lavoro" è quella della tangenziale di Napoli, con i suoi raccordi intrecciati, con i lavori in corso decennali, con uscite, immissioni, strade che si perdono. Magari non sarà proprio poetico, ma al momento è così. Le vie del lavoro in Italia sono intricate, mancanti di segnaletica. E quando la segnaletica c'è è confusa, magari volontariamente resa fuorviante. Sia chiaro, ci sono strade belle, ci sono tratti di quella tangenziale che mi piace percorrere, a cui mi sono addirittura affezionato.
Non a caso uno degli obiettivi è riuscire a cambiare - anche di poco - la rotta, ad invertire il senso di marcia. Magari più in là l'immagine a cui penserò provando a dare forma a "Le vie del lavoro" sarà l'avvilupparsi della costellazione di Andromeda. Il lavoro al centro, ed un sacco di cose che ci ruotanto attorno.
Le ragazze e i ragazzi della VC hanno chiesto ai propri genitori o parenti di raccontare la propria storia di lavoro. È tutto su Timu, precisamente qui.
lunedì 9 gennaio 2012
Siate affamati, siate partecipi
«Dovevo fare questo lavoro».
È la frase che mi colpisce di più dell'intervista a Gerardo Figliolia, che da bambino sognava di fare l'oste. Forse perché quello sguardo è quello che mi ritrovo sul viso quando nei vecchi mercatini dell'usato riscopro oggetti che mi affascinavano da piccolo, oggetti con cui giocavo in casa di mia nonna, una vecchia bilancia, una statua della dea bendata, o quando annuso odori che mi ricordano inaspettatamente un pranzo in preparazione di quindici anni fa. L'identità, il senso d'appartenenza, per Gerardo questa ricerca si realizza in cucina.
Ed è un lavoro complicato, che ha tempi e modi tradizionali. Il mallone - ad esempio - un piatto di cui Gerardo parla nell'intervista, per essere il vero mallone deve essere saltato in padella pochi istanti prima di essere servito. Aumentando la capienza del locale sarebbe impossibile - spiega Gerardo - offrire al cliente il vero mallone.
Osservando il video ed ascoltando l'intervista si possono scoprire molte storie interessanti, culinarie e non. E se vi venisse voglia di partecipare, oltre che fame, iscrivetevi su Timu ed aiutateci ad esplorare altre strade, vicoli e vicarielli.
È la frase che mi colpisce di più dell'intervista a Gerardo Figliolia, che da bambino sognava di fare l'oste. Forse perché quello sguardo è quello che mi ritrovo sul viso quando nei vecchi mercatini dell'usato riscopro oggetti che mi affascinavano da piccolo, oggetti con cui giocavo in casa di mia nonna, una vecchia bilancia, una statua della dea bendata, o quando annuso odori che mi ricordano inaspettatamente un pranzo in preparazione di quindici anni fa. L'identità, il senso d'appartenenza, per Gerardo questa ricerca si realizza in cucina.
Ed è un lavoro complicato, che ha tempi e modi tradizionali. Il mallone - ad esempio - un piatto di cui Gerardo parla nell'intervista, per essere il vero mallone deve essere saltato in padella pochi istanti prima di essere servito. Aumentando la capienza del locale sarebbe impossibile - spiega Gerardo - offrire al cliente il vero mallone.
Osservando il video ed ascoltando l'intervista si possono scoprire molte storie interessanti, culinarie e non. E se vi venisse voglia di partecipare, oltre che fame, iscrivetevi su Timu ed aiutateci ad esplorare altre strade, vicoli e vicarielli.
giovedì 29 dicembre 2011
Cos'è Timu
Quando mi chiedono cos'è Timu mi piacerebbe avere questo video sempre con me.
Cos'è timu? from Fondazione Ahref on Vimeo.
domenica 18 dicembre 2011
...e io sarto
Salvatore Rescigno il sarto non lo voleva fare.
Voleva diventare elettricista. Però - come spiega lui - erano altri tempi, le esigenze erano differenti, le necessità erano altre. I soldi per studiare mancavano. E così anche lui è diventato sarto, come il nonno, il padre e il fratello.
Poi però succede che questo lavoro diventa tutta la sua vita. La mattina va a d'o masto e la notte studia sulle enciclopedie che compra per migliorare il proprio lavoro. Vince un concorso per insegnare, diventa maestro.
Un altro pezzo di strada qui, su "Le vie del lavoro".
Ps: ma voi lo sapevate che i sarti si occupano principalmente di fare le giacche, mentre dei pantaloni se ne occupa la pantalonaia?
Voleva diventare elettricista. Però - come spiega lui - erano altri tempi, le esigenze erano differenti, le necessità erano altre. I soldi per studiare mancavano. E così anche lui è diventato sarto, come il nonno, il padre e il fratello.
Poi però succede che questo lavoro diventa tutta la sua vita. La mattina va a d'o masto e la notte studia sulle enciclopedie che compra per migliorare il proprio lavoro. Vince un concorso per insegnare, diventa maestro.
Un altro pezzo di strada qui, su "Le vie del lavoro".
Ps: ma voi lo sapevate che i sarti si occupano principalmente di fare le giacche, mentre dei pantaloni se ne occupa la pantalonaia?
mercoledì 30 novembre 2011
Timu @ ItaliaCampania
Sul blog di fondazione ahref la partecipazione di Timu a ItaliaCamp.
Tra tanti progetti proposti alcuni molto importanti, basti pensare al lavoro de L'Altra Napoli e ai loro bellissimi progetti realizzati e in fase di realizzazione.
Forte il bisogno di cominciare a raccontare. Anzi, il bisogno che abbiamo di raccontarci.
Che storia racconta questa città? I genitori cosa devono raccontare ai propri figli? Ci avviamo all'America's Cup ma fino a pochi mesi fa eravamo in piena emergenza - e lo siamo ancora -, abbiamo bisogno di trovare un senso tramite il racconto dei nostri spazi, dei nostri luoghi, di noi stessi.
Tra tanti progetti proposti alcuni molto importanti, basti pensare al lavoro de L'Altra Napoli e ai loro bellissimi progetti realizzati e in fase di realizzazione.
Forte il bisogno di cominciare a raccontare. Anzi, il bisogno che abbiamo di raccontarci.
Che storia racconta questa città? I genitori cosa devono raccontare ai propri figli? Ci avviamo all'America's Cup ma fino a pochi mesi fa eravamo in piena emergenza - e lo siamo ancora -, abbiamo bisogno di trovare un senso tramite il racconto dei nostri spazi, dei nostri luoghi, di noi stessi.
mercoledì 23 novembre 2011
Yes, we brand
Un nuovo contributo su "Le vie del lavoro" e questa volta parliamo di Vincenzo Bernabei, 32 anni, che vive e lavora a Roma.
QUI il video.
Stephen Kern troverebbe interessante quest'intervista. Perché Vincenzo Bernabei, titolare di Queimada Brand Care, dice che nel suo lavoro alcuni concetti come spazio e tempo sono sfumati, hanno perso consistenza.
Occuparsi di Brand-Care vuol dire aiutare le aziende a comunicare i propri valori.
"Il mio lavoro è fatto di tante cose, soprattutto di cose immateriali, non tangibili, che non si possono toccare direttamente". Eppure quest'immaterialità è affrontata ogni giorno con i valori del "saper fare".
"Ho fatto il cameriere, l'accompagnatore turistico, il centralinista. Sono state tutte esperienze utili perché ho acquisito delle competenze e delle conoscenze sulle organizzazioni che prima non avevo. Sì, la pratica, il saper fare, oltre al sapere, sono importantissimi".
Imparare molto dagli altri - come dice Vincenzo - anche da chi fa lavori completamente differenti. Da chi vende auto, da chi ha ristoranti o gestisce palestre.
"Creare continuamente connessioni, creare continuamente reti di scambio con persone che fanno il tuo lavoro ma anche e soprattutto con persone che non c'entrano nulla con il tuo lavoro".
QUI il video.
Stephen Kern troverebbe interessante quest'intervista. Perché Vincenzo Bernabei, titolare di Queimada Brand Care, dice che nel suo lavoro alcuni concetti come spazio e tempo sono sfumati, hanno perso consistenza.
Occuparsi di Brand-Care vuol dire aiutare le aziende a comunicare i propri valori.
"Il mio lavoro è fatto di tante cose, soprattutto di cose immateriali, non tangibili, che non si possono toccare direttamente". Eppure quest'immaterialità è affrontata ogni giorno con i valori del "saper fare".
"Ho fatto il cameriere, l'accompagnatore turistico, il centralinista. Sono state tutte esperienze utili perché ho acquisito delle competenze e delle conoscenze sulle organizzazioni che prima non avevo. Sì, la pratica, il saper fare, oltre al sapere, sono importantissimi".
Imparare molto dagli altri - come dice Vincenzo - anche da chi fa lavori completamente differenti. Da chi vende auto, da chi ha ristoranti o gestisce palestre.
"Creare continuamente connessioni, creare continuamente reti di scambio con persone che fanno il tuo lavoro ma anche e soprattutto con persone che non c'entrano nulla con il tuo lavoro".
venerdì 11 novembre 2011
Il lavoro come comunicazione
Geremia Pepicelli è un ingegnere elettronico. Si è occupato di aerei per 27 anni e negli ultimi otto di «veicoli senza pilota». Da appassionato di fantascienza gli ho fatto subito notare quanto l'argomento mi affascinasse e lui si è stupito un po', perché di fantascientifico qui c'è davvero poco. È tutto vero e pratico.
Cliccate QUI e guardate l'intervista.
Alberto Savinio ha scritto questo: "Il destino di noi uomini civili è nei nostri nomi e nei nostri cognomi [...] Molto rari gli uomini il cui destino non è scritto nel loro nome e prescritto nel loro cognome".
Per Geremia Pepicelli è proprio così: suo nonno che si chiamava esattamente come lui era ingegnere. E lui ha sempre saputo di voler diventare a sua volta ingegnere. La passione per l'elettronica deriva invece da suo padre, che costruì da solo la prima televisione portata in casa.
"L'importanza del lavoro si trasferisce secondo me attraverso l'esempio, [...] ho avuto la prova che al di là delle parole contano i fatti. L'esempio, l'esempio è quello che viene trasferito a quelli che ci stanno intorno e alle generioni che ci seguiranno. [...] Le prossime generazioni utilizzano così come ho fatto io con mio padre quello che ti viene trasferito non in maniera esplicita ma in maniera implicita nelle cose che fai, quelle che hai realizzato, come ti sei rapportato con gli altri. Queste sono le cose che noi possiamo lasciare a quelli che vengono dopo di noi".
L'ha scritto Calvino, ed è una frase che mi piace sempre ricordare. "E il lavoro è qualcosa di intersoggettivo, che stabilisce una comunicazione con gli altri. [...] Il lavoro come comunicazione."
mercoledì 9 novembre 2011
Condividere Timu
Cosa vuol dire condividere e partecipare su Timu?
Vuol dire accettarne il modello, accettare e condividere i quattro punti necessari per partecipare alla creazione di informazione di qualità:
Accuratezza, indipendenza, imparzialità, legalità.
Il metodo è molto importante, non a caso, nella lista di servizi che offre agli utenti è al primo posto.
Solo un modello condiviso e messo in pratica permette un miglioramento di qualità nella produzione di informazione.
Iscriversi a Timu è molto facile. Così com'è facile condividerne il metodo: dopo aver accettato i quattro principi il profilo dell'utente sarà sbloccato.
Certo, il modello va poi applicato, ma non parliamo di principi così difficili da fare propri. Si tratta di valori che promuovono un'informazione onesta.
Il web è davvero così fuori controllo da non permettere l'attuazione di tali principi? C'è davvero qualcuno che crede che in assoluto sia così?
Il web è un luogo molto vasto. A differenza del mondo che abbiamo vissuto fino ad oggi - «il mondo è molto vecchio» ripete spesso Lyle personaggio di infinite Jest di David Foster Wallace - , il web è così giovane che abbiamo la possibilità di dargli una direzione. O almeno di dare una direzione ad una parte di questo mondo. Un mondo che si intreccia sempre con più forza al nostro "vecchio mondo", e che quindi lo condiziona. Ci sarà sempre chi vedrà il web come un immenso mercato, ma nessuno vieta a noi che invece crediamo di poter costruire una piazza al suo interno (in cui i cittadini possano migliorare l'informazione) di decidere in che modo costruirla, e quali sono i principi che debbano animarla.
Iscrivitevi a Timu, accettate il modello e fate il percorso tra i principi.
Poi magari prendete l'immaginetta che trovate qui su e la mettete sui social network che utilizzate, sui blog su cui scrivete, la mandate nelle mail agli amici. Dite alla piazza che quando partecipate, collaborate e condividete informazioni lo fate seguendo il modello Timu.
Quello che accadrà dipenderà da come ci comporteremo.
lunedì 7 novembre 2011
Di Timu, partecipazione, collaborazione ed altre cose
Su "Le vie del lavoro" le storie cominciano a diventare tante. Sono tutte diverse ed uniche, ma tutte contibuiscono ad indicare i valori che proviamo a raccontare.
Nei post precedenti ho scritto tanto di partecipazione e collaborazione su Timu. Oggi Roberta Della Sala, una delle più impegnate nell'inchiesta ha pubblicato un video, molto semplice, girato probabilmente con un telefono cellulare.
Il video potete vederlo qui. Oltre al fatto che la via percorsa da Roberta sia decisamente importante nella nostra inchiesta, è importante notare come il suo contributo sia stato girato con un mezzo che la maggior parte di noi possiede.
Quando parlo di possibilità offerta ai cittadini parlo proprio di questo, e di tanti altri video del genere che possono essere pubblicati. È arrivato il momento di partecipare. Non servono per forza grandi tecnologie. Cellulare, macchina fotografica alla mano perché non ci raccontate le vostre storie?
Nei post precedenti ho scritto tanto di partecipazione e collaborazione su Timu. Oggi Roberta Della Sala, una delle più impegnate nell'inchiesta ha pubblicato un video, molto semplice, girato probabilmente con un telefono cellulare.
Il video potete vederlo qui. Oltre al fatto che la via percorsa da Roberta sia decisamente importante nella nostra inchiesta, è importante notare come il suo contributo sia stato girato con un mezzo che la maggior parte di noi possiede.
Quando parlo di possibilità offerta ai cittadini parlo proprio di questo, e di tanti altri video del genere che possono essere pubblicati. È arrivato il momento di partecipare. Non servono per forza grandi tecnologie. Cellulare, macchina fotografica alla mano perché non ci raccontate le vostre storie?
sabato 5 novembre 2011
Resistance is futile
Domenica scorsa su Repubblica è stato pubblicato un articolo di Riccardo Luna su rete ed informazione, giornalisti e blogger. L'articolo che trovate qui per intero ha un titolo che indica la realtà, che c'è poco da fare, che come dicono i Borg in Star Trek «Resistance is futile».
Il cambiamento è ormai in corso, come scrive Luna: «I giornalisti sono scesi dal piedistallo (anche perché Internet il piedistallo lo aveva demolito): a volte bloggano, sempre più spesso stanno sui social media non solo per dare notizie ma per dialogare con i lettori da pari a pari».
Torna in questo articolo un concetto di cui avevo scritto qui: la collaborazione.
I dubbi sul citizen journalism sono espressi principalmente dai giornalisti o dagli aspiranti giornalisti. I primi per molto tempo hanno creduto che la rete potesse mettere in discussione la loro capacità di organizzare, filtrare, analizzare i fatti, i secondi si sono ritrovati a chiedere che cosa voglia dire diventare giornalisti oggi. O, che cosa sarà il giornalista nel prossimo futuro.
I cittadini reporter non possono sostituire i giornalisti, ma possono migliorare il loro lavoro. Certo, questo è possibile se l'idea di collaborazione permea il mondo dell'informazione professionale, se i giornalisti accettano questa nuova idea di lavoro e questa possibilità d'arricchimento. Lavorando con serietà tutti possono ricavarne qualcosa: i giornalisti avere più testimonianze, confronti, smentite, materiale con cui lavorare, fonti da ascoltare, contributi da utilizzare, i cittadini invece possono partecipare attivamente alla creazione d'informazione, a migliorarne la qualità, migliorare le proprie città ed i propri luoghi, portare delle testimonianze dirette.
Scrive ancora Luna che Jay Rosen, coniatore dell'espressione "Pro-am journalism", docente di giornalismo alla New York University, si è espresso così su questa collaborazione. «I giornalisti non sono abituati ad ascoltare, i blogger non sono preparati a dare un'informazione di qualità. Per questo abbiamo bisogno che lavorino assieme».
Certo, un modello del genere, collaborativo, aperto, non chiuso, rischia di demolire vecchie certezze: l'informazione cade dall'alto, è organizzata da pochi per molti, prodotta alle volte in un modo piuttosto che in un altro per scopi ben precisi.
Nell'articolo c'è anche una battuta di Luca De Biase sul modello proposto da Timu, la piattaforma di Fondazione ahref che permette proprio ai cittadini di partecipare all'informazione e soprattutto di contribuire al miglioramento qualitativo. In che modo? Accettando un metodo, quattro principi che appunto aiutano a muoversi con serietà.
«Abbiamo parlato per anni di contrapposizione fra giornalisti e Rete, ma non ha più senso. Mettiamoci d' accordo sul metodo: accuratezza, imparzialità, indipendenza e legalità. E collaboriamo».
Quando Fondazione ahref nel maggio scorso è venuta a Napoli, proprio Luca De Biase ha detto una cosa che mi sono riproposto di riportare prima o poi. È passato del tempo, e spero di ricordarla esattamente, ma sono sicuro che questa frase sia stata detta, e spero di non ricevere smentite. Quel giorno (l'argomento era "il sommerso e l'economia da svelare") il presidente di Fondazione ahref ha chiesto di utilizzare un'altra formula rispetto alla solita e più abusata "informazione fatta dal basso" e cioè "informazione fatta dall'alto della nostra condizione di cittadini".
mercoledì 2 novembre 2011
Ricamatore Carmine Brucale
Ciccate QUI e guardate il video.
«È strano vedere un uomo che ricama, vero?» mi chiede Carmine Brucale mentre sistemo l'inquadratura. Alla scuola media Augusto, la professoressa M. di educazione tecnica ci faceva esercitare sul punto a croce. A qualche mio compagno di classe riusciva facile, a me no. Un paio di amici di allora addirittura si appassionarono. Quindi non sono stupito tanto dal fatto che sia un uomo a ricamare, quanto dalla bellezza del suo lavoro, dalla delicatezza con cui il filo d'oro viene poggiato sul cotone, dalle decorazioni che prendono forma lentamente, punto dopo punto.
Carmine Brucale ricama con fili d'oro, oro vero. Nel video pubblicato su Timu, potete ascoltare la sua storia e vederlo al lavoro. La madre di Carmine, anche lei ricamatrice, per tenerlo buono lo teneva al suo fianco mentre lavorava al telaio. Carmine ha così imparato un mestiere, un'arte a cui dedica gran parte delle sue giornate.
Un lavoro delicato, che richiede accuratezza e precisione. Carmine ride quando spiega che d'estate non si può ricamare, perché con il caldo i rocchetti d'oro non vanno molto d'accordo.
«Per me è un hobby, un amore, una passione, diciamo che è tutta la mia vita».
A Castel San Giorgio (Salerno) l'inchiesta "le vie del lavoro" ha incontrato grandi lavoratori ed artigiani, esempi e modelli, storie che vale la pena raccontare, ascoltare e condividere.
Piano piano scriviamo di tutti.
domenica 23 ottobre 2011
Le vie del lavoro
Per esempio...la precisione è un valore, le cose che costano uno sforzo ma arricchiscono la vita di relazione sono un valore. La mia morale fa parte dell'etica del lavoro. Il senso di tutto è il lavoro. E il lavoro è qualcosa di intersoggettivo, che stabilisce una comunicazione con gli altri. [...] Il lavoro come comunicazione.
(Italo Calvino)
Il 17 ottobre è partita l’inchiesta “Le vie del lavoro” su Timu, lanciata da Vincenzo Moretti.
È ovviamente un’inchiesta partecipata, secondo il modello proposto da fondazione ahref su Timu.
Lavoro/Valore
Ultimamente quando rileggo appunti scritti sull’argomento, alle volte di getto, scopro di aver scritto sul foglio la parola valore al posto della parola lavoro. È un errore? No, credo di no.
In quest’Italia il lavoro per molti è un valore. E questi molti possono aiutare a determinare il cambiamento non solo continuando a fare bene il proprio lavoro, ma anche raccontando la loro esperienza, quali sono i principi che applicano al proprio lavoro, come e perché fanno bene ciò che fanno.
Citando Moretti:
Racconteremo l’Italia che pensa che il lavoro non sia solo un modo per procurarsi i beni necessari per vivere ma anche un valore, un bisogno in sé, uno strumento importante per organizzare la propria vita in un sistema di relazioni riconosciute, per soddisfare le proprie aspettative di futuro, per cercare di vivere, in una pluralità di contesti e circostanze, vite più degne di essere vissute.
Partecipazione
Quindi partecipate, collaboriamo, raccogliamo storie, spieghiamole, lasciamo che gli italiani le ascoltino, le vedano e le condividano.
Qualche anno fa, durante le feste natalizie - forse il 27 dicembre - me ne tornavo a casa di primo mattino dopo aver passato la notte fuori. Entrato in un bar ho chiesto un cappuccino e un cornetto. Il barista, mentre mi metteva davanti la tazza bollente prendeva in giro un giovane collega che dato l’orario - penso fossero le sei e mezza - faticava ad attivarsi. «Un cornetto alla cassa uno...» dice «...sveglia Salvatò!». Poi mi guarda ed aggiunge: «Mo' ci sono le feste, no? Ci sta mio figlio che continua a dire “e quando torni a casa?”. Sto da due giorni chiuso qua dentro...ma come glielo spiego che c'è una responsabilità? Qua dentro noi dobbiamo svegliare la città. Scusa se è poco, Salvatò, forza che dobbiamo svegliare la città!».
Cercheremo l’approccio dell’artigiano, quello che ti fa provare soddisfazione nel fare bene una cosa “a prescindere”, senza cercare alibi nelle mille cose intorno che non funzionano come dovrebbero, qualunque cosa essa sia: pulire una strada, progettare un centro direzionale, scrivere l’enciclopedia del dna, cucinare la pasta e ceci. Sì, siamo cittadini reporter in cerca di una cultura, di una vocazione, di quella “cosa che fai con gioia, come se avessi il fuoco nel cuore e il diavolo in corpo”, come diceva Josephine Baker, in cerca del “calore che riesci a fare quando fai qualcosa”, come dice il giovane Renato quando racconta della sua attività di maestro di chitarra. Ecco, noi cerchiamo questo, e ci piace un sacco l’idea di cercarlo insieme a voi. Buona partecipazione.
Raggiungere la meta "in Timu"
Timu è la piattaforma promossa da fondazione ahref, un luogo nel web che permette ai cittadini e alle comunità di lavorare insieme. È un social network in cui i cittadini reporter possono partecipare ad inchieste collettive. Come può un progetto del genere migliorare la qualità dell’informazione sul web? Timu crea un modello condiviso, un modello da accettare, da applicare alla propria pratica attiva di cittadino reporter: quattro punti da osservare per partecipare alla condivisione d’informazione di qualità (accuratezza, imparzialità, indipendenza, legalità).
Timu in Swahili vuol dire team e team in inglese vuol dire squadra. In italiano (fonte dizionario Devoto-Oli) si può definire così: “Gruppo o formazione organica di persone con compiti e funzioni comuni”.
Timu è un social network che permette l’interazione, la connessione, la collaborazione. Queste tre parole mi piacciono molto, e forse l’ultima è quella che mi piace di più. La parola collaborazione in italiano - ancora dal dizionario Devoto-Oli - è definita “Partecipazione attiva, variamente determinata e valutabile, al compimento di un lavoro o allo svolgimento di un’attività”.
Collaborazione è una parola che mi piace tanto perché da anni non è più al centro delle nostre vite, delle vite di chi ha compiti ben più importanti dei miei (far andare avanti un paese ad esempio) e quindi è anche un termine che ha perso valore per una parte del paese e ha acquisito valore, invece, per un’altra parte. Non è solo passione per i termini desueti la mia, ma più che altro passione per concetti desueti che oggi possono aiutare a migliorare il cambiamento. E sul fatto che oggi sia in corso un cambiamento non c’è tanto da discutere.
L’altro modello, quello della competizione letale - la sto prendendo larga? Non disperate, adesso ordiniamo tutto - è ancora il modello dominante. Il mondo dell’Università e il mondo del Lavoro non sono così diversi se osservati da questo punto di vista: ci si guarda con sospetto, si compete in aula quanto in ufficio, si gareggia per affermarsi, per scavalcare, sconfiggere, mangiare gli altri.
Dal canto suo la collaborazione - e questo è facilmente dimostrabile (lo fa Richard Sennet in un modo eccezionale) - deve tenere conto delle competenze differenti, delle abilità differenti, dei diversi gradi di formazione. E deve tener conto della competizione, deve incanalarla, renderla produttiva, non letale. La corsa non è contro gli altri, la battaglia da vincere non è contro chi corre con noi, ma consiste nel superare il traguardo, raggiungere la meta - se mi permettete il gioco di parole - “in Timu”. È importante che la collaborazione sia attiva in tutti i soggetti partecipanti, anche in quelli più formati, più specializzati o semplicemente più talentuosi.
Richard Sennet scrive ne “l’uomo artigiano” qualcosa che i miei amici musicisti d’orchestra mi hanno spiegato spesso:
Il pubblico magari immagina che lavorare con un direttore d’orchestra o con un solista di grido sia di per sé un’esperienza trascinante per gli orchestrali, che il livello di qualità stabilito dal solista elevi quello di tutti gli altri; ma questo dipende da come si comporta il virtuoso. In realtà, un solista che si astrae dalla collegialità dell’orchestra può ridurre la voglia degli orchestrali di suonare bene. Gli ingegneri informatici, (Sennet scriveva in questo caso di aziende impegnate nell’innovazione della telefonia mobile NdR), come i musicisti, sono animali fortemente competitivi; per entrambi i problemi cominciano quando viene meno la collaborazione, che può compensare gli squilibri, perché allora il lavoro si degrada. (R.Sennet, L'uomo artigiano - Feltrinelli)La partecipazione ha portato grandi risultati ad esempio negli Stati Uniti grazie alle esperienze di Spot Us e ProPublica, quest’ultima ha vinto per due anni consecutivi il premio Pulitzer (il sito produce e finanzia inchieste nell’interesse pubblico ed è guidato da Paul Stieger, non a caso membro del comitato scientifico di fondazione ahref).
Accettando il metodo proposto, registrandosi sulla piattaforma, creando un profilo personale, a chi decide di collaborare e partecipare è data la possibilità di contribuire alle inchieste, che lanceranno giornalisti professionisti, sociologi e quant’altro, o altri cittadini reporter. Le grandi testate possono utilizzare il materiale pubblicato su Timu, ovviamente citando la fonte. Per ogni utente sarà sviluppato un sistema per valutarne "la reputazione", sempre per difendere i principi del metodo Timu e premiare chi lavora meglio.
Partecipando con accuratezza, imparzialità, indipendenza e legalità, si può determinare il cambiamento. Il cambiamento è già in corso e può essere un cambiamento decisamente positivo, se lo si costruisce insieme attraverso un metodo condiviso.
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