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venerdì 17 agosto 2012

Robe da turisti

Sono stato in Croazia per una quindicina di giorni.
Ho scattato delle fotografie.
Spero vi piacciano.



Da Bari a Dubrovnik.
Grande delusione all'arrivo, nessuna cinta muraria ad accoglierci mentre rallentiamo per entrare nel porto. Le nostre fonti però non ci hanno mentito, i porti sono due.



Da Dubrovnik a Cavtat. 
Lungo la strada (quando non prenoti alcuna sistemazione è più probabile trovare da dormire fuori Dubrovnik) ci si può fermare ed assistere a questo. Cavtat è piccola, un centro curato ed ordinato. Nonostante la presenza di barche nei porticcioli il mare è pulito. Questo ci stupisce. Non riusciremo ad accettare l'idea.



Isola di Korcula.
Sull'isola di Korcula è possibile fare il bagno in questa meraviglia. La quantità di turisti è contenuta e la spiaggia di Pupnatska Luka non delude le aspettative. Un ristorante spartano con vista mare 
- perfetto - offre pesce e carne a prezzi non proibitivi. Rimpiangeremo Korcula e Lumbarda, il piccolo centro dove abbiamo trovato da dormire ad un prezzo davvero ridicolo, per gran parte del viaggio. Osservando la baia dal nostro terrazzino - in maniera davvero poco poetica - abbiamo notato la somiglianza tra Lumbarda e Capeside (perdonateci siamo ragazzi cresciuti negli anni '90), e ci siamo chiesti se fosse quella la tanto chiacchierata anzianità. 




Korcula. 
Nella città vivono circa tremila persone. Dicono ci sia nato Marco Polo, ma non ho capito bene se crederci o no. La città vecchia è incantevole. Al porto ormai deserto un gruppo folto di uomini e donne canta una canzone. Organizzati come un coro vero, sebbene chiaramente improvvisato, si abbracciano dando le spalle al mare. Ho registrato l'audio. 



Hvar.
Questa foto non mi piace. Serve però a spiegare come sulla caotica isola di Hvar resistano piccoli paradisi poco frequentati come la spiaggia di Mala Stiniva. Sulla destra, la costruzione con il tetto rosso è in realtà un bar improvvisato. 



Il mare da Mala Stiniva.



Il tramonto su Mala Stiniva.



Abbiamo dormito a Jelsa, lontano dal centro. La città di Hvar non ci ha fatto un'ottima impressione.
Ma dipende, credo, esclusivamente dalla nostra voglia di tranquillità. Ai bar e alle discoteche abbiamo preferito Stari Grad, le sue piazze deserte di sera, i suoi passaggi stretti e scuri, i suoi palazzi di pietra bianca come quinte teatrali.



Ancora Stari Grad.



Slanica, isola di Murter.
Passando per Sibenik - e non trovando da dormire - ci siamo allontanati fino a Murter. Abbiamo trovato una sistemazione a Betina, incantevole paesino di costruttori di barche. I colori del mare di Slanica ci hanno lasciato senza parole. Guidare dall'isola di Murter a Sibenik è piacevole al tramonto, di meno la notte.



Sibenik.
A Sibenik arriviamo trafelati, stanchi, in pensiero per i tentativi falliti di trovare una sistemazione. Il caldo del primo pomeriggio non ci permette di avere un'idea chiara della città, eppure tutti ne scrivono e ne parlano bene. Ci rifaremo la sera. Ancora colpiscono i colori e i contrasti, Venezia, enormi navi attraccate al porto e gatti. Ceniamo in un'osteria con pochi tavoli all'aperto, mangiamo finalmente carne in abbondanza, paghiamo poco, beviamo buon vino.



Il porto di Sibenik.



Scale e palazzi di Sibenik.



Cascate di Krka.
I molti turisti non riescono a rovinare il colpo d'occhio e il divertimento. Docce naturali e liane resistenti a cui aggrapparsi per dondolare sull'acqua.



Bol.
Sull'isola di Brac è possibile - vento permettendo - fare il bagno alla spiaggia di Zlatni Rat. È la spiaggia più fotografata della Croazia perché si offre verticale alla costa. La vediamo per la prima volta al tramonto. Una lingua di sassi che taglia il mare come una lama, il vento è forte.



Ancora Bol.
Riusciamo a vedere Napoli - Juve in un bar nei pressi del porto. Riusciamo anche a non rovinarci la vacanza, nonostante tutto.



Split.
È l'ultima tappa, prima dell'imbarco e del ritorno.
A casa scopro che Lalla Romano ha scritto un libro dal titolo Le lune di Hvar.


I bordi fosforescenti delle isole, le luci del continente, lontanissime ma chiare
spegniamo i fari sull'altipiano - luce dolce di luna - vorrei
andare a piedi
parlo dell'impossibilità per me di scrivere nella bellezza -
ci vuole la noia, il chiuso
- anche per l'amore, sostengo.  

sabato 20 agosto 2011

Canzoni piene di stereotipi

Ho una chitarra da più di dieci anni. L'ho sempre suonata maluccio, pochi accordi, ritmiche indecenti, fino a quest'estate. Ovviamente ora non è che sia diventato un chitarrista. Diciamo che ho sviluppato un metodo che mi permette di suonare tutti gli accordi - male e in maniera molto faticosa, il contrario di ciò che dovrebbe essere un metodo o una tecnica - e quasi tutte le canzoni.

Ora siamo a Otranto e io ho dimenticato la chitarra nella casa di Punta Prosciutto. Lì, praticamente ogni notte, prima di andare a dormire abbiamo organizzato piccoli concertini per chitarra suonata male e coro. Repertorio? Quello del grande struggimento all'italiana, Baglioni, Cocciante, 883, Vasco, Bersani, ma anche struggimento e dolore straniero, Redding, Joplin, Radiohead e Feist.

Spiegarvi perchè siamo arrivati a suonare e cantare Gigi D'Alessio è difficile e non ci provo nemmeno. Con il mio amico Raffaele siamo arrivati alla conclusione che la canzone con più stereotipi su Napoli e i suoi abitanti sia "Buongiorno" di Gigi D'Alessio, che è anche la canzone più divertente da suonare e cantare per uno di Napoli, o da un bel gruppo di Napoli, davanti a tante persone di altre città.


martedì 16 agosto 2011

Rustico

Se non ho mai scritto di cibo è perchè la cucina è un ambiente a me ostile. Mangio molto e bene, ma non ho talento nell'arte culinaria. Per la gioia di chi mi sta intorno sono anche molto umile e realista. Non sono uno di quelli che costringe i suoi cari a sedute d'avvelenamento spacciate per degustazioni.

Oggi però è arrivato il momento di parlare di cibo.
Ho assaggiato il rustico pugliese più buono del pianeta. A Torre Colimena, quattro case e una torre, frazione di Manduria in provincia di Taranto.

Non so dirvi esattamente cosa sia a renderlo così eccezionale.
Un mio amico dice che forse è il pepe usato ad essere particolarmente buono.
Un altro mio amico sostiene che in Salento, magicamente, alcuni cibi ed alcune bevande diventino irresistibili. Come la birra Dreher.

lunedì 15 agosto 2011

Vacanze

Sono in Puglia da quasi dieci giorni, nello stesso posto in cui ogni anno finisco per ricaricare le batterie. Leggo tantissimo e scrivo poco, ma soprattutto osservo. Osservo tutto quello che c'è da osservare. A chi mi chiede come va rispondo che va bene, e che sto passando le giornate calato nei panni del sig. Palomar.

Comunque il signor Palomar non si perde d'animo e a ogni momento crede d'esser riuscito a vedere tutto quel che poteva vedere dal suo punto d'osservazione, ma poi salta fuori sempre qualcosa di cui non aveva tenuto conto. Se non fosse per questa sua impazienza di raggiungere un risultato completo e definitivo della sua operazione visiva, il guardare le onde sarebbe per lui un esercizio molto riposante e potrebbe salvarlo dalla nevrastenia, dall'infarto e dell'ulcera gastrica.


-.-.-.-

Calvino - Palomar, Mondadori



mercoledì 16 marzo 2011

Venezia

Sono tornato da poco.
Comincio col dire che venessia entra al secondo posto della classifica delle città che più mi sono piaciute. Al primo posto c'è sempre Istanbul e al terzo c'è ancora Praga (Il lettore tenga conto che al momento non sono mai uscito dall'Europa).

Le cose per cui dovete andare a Venezia sono tante, proverò a riassumerle (in ordine casuale):

1) Non ci sono auto e motorini, ma solo barchette, motoscafi e gondole. Qualcuno ci ha fatto notare quanto possa essere un problema, in realtà, per chi a Venessia ci vive.
2) E' una città piena di misteri. Se ci andate comprate Favola di venezia, albo di Corto Maltese.
3) Ci sono dei negozi che vendono libri usati. Ad aver tempo per scavare si trovano cose interessanti. Io avevo solo il bagaglio a mano e non ho potuto portare tutto quello che volevo. Ho comprato però la prima edizione italiana di Rumore bianco di de Lillo, e si, ne sono molto soddisfatto.
4) L'aperitivo con le polpette ed il vino a "Alla vedova" in Strada Nuova.
5) I menu delle osterie: il polpo con le patate diventa Insalata di piovra e patate.
6) I ponti, decine di ponti bellissimi
7) I ragazzi che vivono lì che ti raccontano dell'acqua alta del 2008.
8) Le case che affacciano sui canali.

sabato 12 marzo 2011

Come vendere un milione di copie

E' vero, sono stato un po' assente da scuola, ma ho i miei buoni motivi.

Ieri sono stato alla presentazione di Come vendere un milione di copie e vivere felici (Mondadori) di Antonio d'Orrico. E' un romanzo sulla letteratura. A sentire come ne parla d'Orrico è affascinante, o almeno divertente. In sala c'era anche Toni Servillo che ha letto qualche passaggio del romanzo.

Due sono stati i momenti veramente alti: d'Orrico che parla del suo amico Domenico Rea e racconta un paio di episodi esilaranti nella loro grandezza e, quando ha detto, senza alcun dubbio, che per lui il più grande autore del '900 (Svevo escluso che è a cavallo dei due secoli) è Eduardo De Filippo.
Esce un mio articolo su Terra lunedì, prendetelo se vi capita.
Tra un paio d'ore parto per Venezia.
Si, esatto, mi assento per altri cinque giorni.
Ma ho i miei buoni motivi.

sabato 1 gennaio 2011

Come ti trovi a Berlino est? III


Pare che il mio punto debole nella lotta al freddo siano i piedi. Posso uscire di casa con una maglietta ed un maglioncino senza soffrire, ma con tre paia di calzini i piedi mi si ghiacciano lo stesso.

Ho deciso di risolvere questo problema ed ho costruito due calzini di carta di giornale. Il risultato è stupefacente anche dal punto di vista estetico (ed è importante in una città trendy come Berlino). Il test è risultato positivo, quindi se qualcuno soffre del mio stesso problema, non deve temere, che la soluzione c'è.



(I piedi in foto sono di Fernanda)

All'East side gallery ci sono delle opere davvero belle. E' un commento riduttivo e banale. Ci sono tutte quelle famose da cartolina, qualcuna è triste, qualcuna molto dolce. Dietro i trecento metri di muro scorre un fiume per metà ghiacciato.

A proposito di cartoline, se siete miei amici, siete autorizzati a chiedere una cartolina. Ho fatto una piccola scorta. Ho preso anche qualche spilletta al Bauhaus Archive.
Il museo è piccolo e all'interno c'è poca roba esposta, ma qualcosa di magico, lungo il cammino, la si incontra:



A Charlottenburg, in via Luisenstrasse 1, vicino al castello (più bello da vedere di sera che di giorno) c'è un pub elegante, il Brauhaus Lemke, molto caldo, e nemmeno costoso. Se vi capita di andarci siete obbligati ad ordinare la torta di mele. La birra pure è buona, ma non sono un grande intenditore quindi lascio a Rossella il commento tecnico:

Molto buona ed opaca.

Se ci andate quando fa freddo, prendete un tavolo all'ingresso.

Io e Corrado siamo andati a Legoland.
E' un posto per nerd in cui cose nerd sono riprodotte in maniera nerd. Se siete cresciuti con i lego, e il posto vi sembra troppo da bambini, entrateci lo stesso. Il posto è effettivamente da bambini, ma ne vale la pena.

Come avete passato il capodanno? Noi eravamo alla porta di Brandeburgo. Che meraviglia quando sul palco è salito il nostro amato David Hasselhoff, è stato emozionante.



Tanti auguri.

mercoledì 29 dicembre 2010

Come ti trovi a Berlino est? II

Ho aggiunto un altro paio di calzini ai due paia indossati negli ultimi due giorni. Non ci lasciamo intimorire, ma la massima di -7° e soprattutto la minima di -21°, ci costringono ad essere previdenti.

Le persone che incontriamo per strada, ogni volta che chiediamo indicazioni ci chiedono se vogliamo davvero raggiungere la meta a piedi mentre strabuzzano gli occhi e si scambiano tra loro sguardi complici. Le macchine vanno lente sulla neve, si creano mega ingorghi cosmici e noi, cronometro alla mano, ci mettiamo sei minuti per fare duecento metri.

Fernanda continua a chiamare la Filarmonica di Berlino la "fisarmonica".
Alla National Gallery abbiamo visto cose belle, come questo:



Questo:


E questo:



Siamo andati a vedere alla porta di Brandeburgo i preparativi per il veglione, ma non sappiamo ancora cosa succederà. Pare che sarà tutto molto grande e luminoso.


Cose che ho già fatto o abbiamo già fatto:

- Sono scivolato tra i blocchi scuri innevati del monumento di Eisenman dedicato all'olocausto.

- Rossella è caduta, in metropolitana, su una passeggera seduta. Dopo tutti la prendevano in giro, quando in piedi mostrava il suo stato di precario equilibrio. Un signore si proteggeva con le mani temendo una nuova caduta.

- Abbiamo visto un padre che trascinava in strada la sua minuscola figlia su uno slittino di legno. L'ho invidiata parecchio.

- Io Corrado ci siamo seduti, volontariamente, su una panchina completamente ricoperta di neve e ci siamo fatti scattare una foto dal retrogusto tipicamente italiano.

- Abbiamo preso un kebab.
Con il tipo che ci ha servito abbiamo parlato di calcio. Ha nominato Totti, Trapattoni, Roberto Baggio e Paolo Rossi. Si è stupito che Rossella non lo conoscesse. Ci ha fatto capire, con uno sguardo disgustato, quanto gli stesse poco simpatico il numero 1, Luca Toni.

martedì 28 dicembre 2010

Come ti trovi a Berlino est?




Qui a Berlino sta nevicando da qualche giorno. Siamo arrivati solo l'altro ieri, ma ci piace giocare a fare i grandi ed esperti viaggiatori.

La neve ci piace, perché cade come la pioggia, però è neve e non pioggia quindi se si guarda con attenzione si possono notare i fiocchi a forma di stella che ti fanno diventare felice all'istante. Però poi la neve si scioglie, e a quel punto somiglia molto alla pioggia e ci piace di meno.

Non è che faccia così freddo, al momento la temperatura non è mai scesa al di sotto dei -7°, però abbiamo dovuto comprare altri calzini, che tre o quattro dita non funzionavano più.
La casa è carina e calda. Rossella ha già rotto un bicchiere ed una lampada. Al momento la teniamo legata ad una sedia impedendole di fare danni.


Cose che ho già fatto o abbiamo già fatto

- Abbiamo mangiato un wurstel nel pane. Il wurstel era gigante, il panino molto piccolo. Fernanda ha commentato così: il pane è un packaging di primo livello del wurstel.

- Mi sono ustionato con un tè preso in un bar turco.

- Ho capito perché il medico mi avesse consigliato di comprare un tutore per il ginocchio nel caso in cui fossi andato sulla neve.

- Mi sono rotolato in un cumulo di neve con Rossella di fronte al duomo.

- Abbiamo fatto la spesa alla Lidl. Nel reparto superalcolici, a tre euro, c'era la bottiglia di uno strano liquore che all'interno aveva una pera intera.

- Io e Corrado abbiamo cantato Alexander Platz del Maestro una volta arrivati alla piazza.

In foto, il balcone della mia stanza ed il cortile del palazzo. Noi siamo al quinto piano.

lunedì 26 luglio 2010

Dove sono stato


Sono stato per tre giorni a Civitella Alfedena, ospitato da un caro amico.
Civitella Alfedena è un piccolo paesino di pietra in Abruzzo, nel parco nazionale.
Ho scritto già di questo posto, non qui, ma su fogli che poi sono stati stracciati - almeno quelli di carta - e non so se qualcuno avrà mai il piacere/dispiacere/ o la fortuna/sfortuna di leggere quello che ho scritto. Chi lo sa.


Il caso ha voluto che io e questo caro amico condividessimo questo luogo.
Lui ha una casa lì, io ci sono andato per anni con i miei genitori. Ma non ci siamo mai incontrati, o forse si e non ce lo ricordiamo. In ogni caso, a Civitella non mi sento ospite. La sensazione è molto vicina al sentirsi a casa. Ma nelle pagine che ho stracciato non scrivevo di questo.

Vivo in città tutto l'anno.
Quando sono in un luogo del genere dimentico lo stress dell'asfalto. Svanisce ogni pressione. Il corpo e la mente si abituano immediatamente ai nuovi ritmi, perché in luoghi del genere si ritorna ad essere naturali. No, non è retorica ambientalista. A me le città piacciono, ma c'è un dato chiaro e limpido, un dato che non si può trascurare, un'evidenza che salta immediatamente agli occhi. Io per un anno intero non so cosa voglia dire dormire nel silenzio. C'è sempre un'auto, un motorino, qualcuno che urla, uno stereo che spara nella strada le voci di improbabili pop star. Ecco, questi sono fatti.
A Civitella Alfedena la notte ti può capitare di sentire qualche sasso che cade o il vento che accarezza le case di pietra. E magari - lo dimostra la foto qui sotto - volti un angolo e ti imbatti nella natura, viva, così immediatamente percepibile.


(La foto notturna è opera di Alessandro Germanò e Corrado Parisi)

sabato 28 novembre 2009

si Parigi tenesse lu mer...VI

Certo, la gigantesca Torre Eiffel colpisce.
Ma l'enorme cortile del Louvre, quello interno, ha seriamente rischiato di farmi venire un colpo.
Ciò che forse colpisce di più, è il fatto che il museo più famoso ed importante del mondo (lo possiamo considerare così senza alcun dubbio) è anche perfetto esteticamente. Da dentro, da fuori, da qualsiasi angolazione tu possa guardarlo, lo troverai sempre incantevole.
Il cortile, le famose piramidi, gli altissimi soffitti interni.
Mi chiedo quanto tempo ci voglia per non farsi più colpire da queste immagini.
Entrare nel Louvre può diventare abitudine?
Spero che lo diventi per me, oltre che per le ovvie questioni di cuore, anche per questioni di studio.
Di arte non ne capisco così tanto, ma quale posto migliore per imparare?



Sono ridicolo quando provo a leggere qualcosa in Francese. Ma non è detto che possa diventarlo sempre meno con lo studio e l'applicazione.
In più sono circondato da persone molto pazienti, che sopportano il mio incedere balbettante tra nasali ed -r- che proprio non mi riescono, che sopportano le parole storpiate ad alta voce.
Rientrando in casa scopro che il piccolo Thomas (gattino rosso che ancora pesa meno di 1 kg) ha fatto ormai amicizia con l'adulto Deckard (gattone grigio e nero che ancora non pesa meno di 8 kg) e che dormono insieme, l'uno vicino all'altro, ai piedi del mio letto.

venerdì 27 novembre 2009

si Parigi tenesse lu mer...V

A me il Francese non dispiace.
A lei poi non ne parliamo proprio, è la lingua che ha scelto di studiare, figuriamoci.
Ma al signore austriaco nel pullman 69 che ci porta a Gambetta il francese non piace.
Anche se vive da vent'anni a Parigi, la sua personale lista di lingue che adora e che, per inciso, sa anche parlare prevede al primo posto l'Italiano, poi il Tedesco, poi il Portoghese poi lo Spagnolo e poi il Francese.
Il Francese gli sembra una lingua piatta. Come nelle canzoni, dice, in cui i francesi sembra sempre che parlino. Stasera è stato al Louvre, perchè è un pittore, e studia dalle opere dei maestri.
Parliamo di quanto sia strano entrare nel Louvre e vedere così tante opere italiane.
Poi penso che per ora è molto meglio che stiano lì, al sicuro, in un posto grande, bello ed importante.
Forse al momento non saremmo capaci di tenerli allo stesso modo, all'altezza della loro importanza e bellezza. Però appena risolviamo i nostri problemi, che sia tra un paio d'anni o dieci, bisognerà pure tornare a riprenderseli tutti, no?

si Parigi tenesse lu mer...IV

Il musée d'Orsay, oltre ad essere incredibilmente bello (mai aggettivo fu più riduttivo), è anche incredibilmente gratis.
Se studi nella comunità europea ed hai meno di 26 anni entri senza pagare un euro.
Anche usufruire del guardaroba non costa un euro.
Quindi, pagando esclusivamente il biglietto giornaliero del pullman e metro - costo 5,40 euro - io ho ammirato questo:


e questo:


e questo:


Tra le altre cose, eh.

si Parigi tenesse lu mer...III

Sono un testone.
Ma un testone che non ha problemi a ritrattare le sue considerazioni.
Sono qui solo da due giorni, e domani torno a casa, troppo poco il tempo trascorso qui per dare giudizi. Al primo impatto, però, questa città mi appare eccezionale.
Tutto grande, tutto gigantesco, eppure il solito aspetto confusionario delle grandi metropoli qui non si percepisce. Capisco chi ama questa città, e capisco chi decide di rimanerci dopo esserci stato una volta soltanto.

martedì 24 novembre 2009

si Parigi tenesse lu mer...II

Leggete il post precedente.
Poi immaginate come ogni tappa di quell'elenco posso andare a finire male.
Alle nove ero all'appello, ma l'esame, scopro dall'ennesimo cartello affisso (la mia è un'università ANCORA molto analogica, e sfido gli amanti del vintage a trovare in questo un qualche aspetto positivo), è spostato inesorabilmente al giorno 30. Proprio il giorno in cui inizio a lavorare.
Ma non demordo, e tra l'altro essendo le nove del mattino ho pensato che con un volo da prendere, la felicità del viaggio, incontrarla come in un film in un aereporto internazionale, fosse solo un piccolo incidente di perorso, una deviazione normale in una giornata diretta verso la felicità.
Ed invece no.
Torno a casa, sudato, molto sudato. Considerate che alle 9:00 ero a Via Marina ed alle 9:40 ero già nuovamente a casa. Cerco di riposare un'oretta.
Vado da Fernanda, prendo la valigia in sua custodia e scopro che non mi accompagnerà con Corrado allaereoporto, ma che ci penserà Giulio. Però mi ha preparato dei biscotti. (Nota positiva della giornata)
Arriviamo in orario a Capodichino. Aspettiamo un'oretta per il check in.
Dopo aver già messo la valigia sul rullo trasportatore sento l'addetto Easy Jet pronunciare queste parole:
- La sua carta d'identità è scaduta -.
Un flashback mi porta a qualche mese fa, quando con modesta gioia scoprivo di non dover rinnovare la carta d'identità poichè una legge aveva esteso la sua validità per altri dieci anni.
Ed un addetto del comune aveva detto che non c'era bisogno di timbri ne niente.
Ecco l'intoppo.
Censuro la mia reazione, che ammetto, è stata abbastanza dura.
A nulla serve correre fino al comune di Fuorigrotta per provare a rinnovare immediatamente la carta. Tutto, tutto, tutto inutile.
Come finisce questa storia?
Con Giulio, la cui figura si staglia alta ed imponente contro il cielo azzurro, pronto a bruciare con un accendino la nuova prenotazione per prendere l'aereo di domani.
E con una foto. Se aguzzate la vista potete vederlo. Quel puntino è l'aereo che parte senza di me.


lunedì 23 novembre 2009

si Parigi tenesse lu mer...

Allora, siamo pronti.
Domani sveglia alle 07:15.
Ore 09:00 Appello a Via Marina per l'esame di Storia dell'arte moderna.
Che sia riuscito a fare l'esame, che abbia accettato il voto o meno, alle 10:30 Giulio, Fernanda e Corrado mi aspetteranno con una macchina fuori all'enorme palazzo di vetro.
La missione è non farmi perdere l'aereo che deve portarmi a Parigi.
Ho dei grandi amici, no?

Nello zaino (ricordate il gioco della valigia e degli oggetti da portare?) metto:
Il bel libro di Guido Stabile I rami della tua essenza, alcuni libri da portare alla mia dolce metà che esplicitamente mi ha chiesto di non essere chiamata così nei post del blog, la moleskine di quest'anno, ed i racconti che sto correggendo in qualità di Editor.
I libri per la mia dolce metà sono Le città invisibili, Eremita a Parigi (E' una studentessa erasmus), ed un terzo che non posso rivelare perchè è una sorpresa per lei.

Prossimi post da Parigi, quindi.
Che sarebbe na piccola beri.

sabato 28 marzo 2009

Istanbul, Emozioni e Pamuk

Visitare la città natale di uno dei propri scrittori preferiti è un'esperienza che vi consiglio.
Visitarla con in mano il libro di questo autore e leggere qualche pagina mentre si osservano luoghi magici e da lui raccontati è sul serio, e dico sul serio, un'esperienza da provare.

"Contemplare i paesaggi della città vuol dire unire le proprie sensazioni alle immagini di Istanbul quando si passeggia per le strade o si gira con i battelli: Vuol dire poter accordare il proprio stato d'animo ai panorami che la città offre. E tale operazione, se fatta con naturalezza e sincerità, conduce a unire, nella propria memoria, le immagini della città ai sentimenti più profondi e sinceri, al dolore, alla tristezza e di tanto in tanto alla felicità, alla gioia di vivere e all'ottimismo."

Camminare sulle strade del porto, osservare il Bosforo, entrare in una Moschea, vedere facce e contemplare azioni mai viste prima mi ha fatto pensare a Napoli.
Il passaggio non è così lineare, ve lo concedo.
Ma leggendo questo libro si avverte quanto la "triste" Istanbul sia importante per Pamuk.
Ed io leggendo ed osservando, complice anche i discorsi d'attualità con Luca, ho capito quanto la mia città sia importante per me.

"Dove sta il segreto di Istanbul? Nella miseria che vive accato alla sua grande storia, nel suo condurre segretamente una vita chiusa di quartiere e di comunità, nonostante fosse così aperta agli influssi esterni, oppure nella sua vita quotidiana costituita di rapporti infranti e fragili, dietro la sua chiara bellezza monumentale e naturale?"

Ed io continuavo a guardare il panorama dalla torre di Galata non riuscendo a spiegarmi il motivo per cui davvero le case ammassate, accalcate, interrotte nel loro scavalcarsi solo dalle imponenti moschee, sembrassero ricoperte da un leggero velo rosa. Non è solo la luce, non è solo il tramonto.

"In realtà ogni frase sulle caratteristiche generali di una città, sulla sua anima e sulla sua essenza si trasforma in un discorso sulla nostra vita, e soprattutto sul nostro stato d'animo. La città non ha altro centro che noi stessi."

Il pensiero che ciò che vediamo fuori sia importante esattamente quanto ciò che abbiamo dentro mi aveva già sfiorato la mente. Ma i pochi giorni ad Istanbul hanno trasformato questo pensiero in certezza.

-.-.-.-.-

Istanbul - Orhan Pamuk, Einaudi
Foto scattata dalla torre di Galata

venerdì 27 marzo 2009

Prime impressioni

Tornato da poco da questo bel viaggio.
Nei prossimi giorni ricopierò qualche appunto preso e magari posterò qualche foto fatta.
Che dire, questa Istanbul tanto sognata finalmente è arrivata, e non ha per nulla deluso le mie aspettative. Come scrive Pamuk, gli occidentali restano colpiti da Istanbul per il suo essere un po' di qua ed un po' di la, al centro perfetto tra occidente ed oriente.
Ed è proprio così.

Ci si dovrà tornare, non solo con le parole, ma magari fisicamente. Il prima possibile.

sabato 21 marzo 2009

Ci siamo.

Per questa settimana farete a meno di me.

Non so come sia la situazione ad Istanbul, nel caso in cui riuscissi a connettermi alla rete, sicuramente ci scapperà il post.

In ogni caso, dopo le ultime notizie in diretta dalla Turchia, freddo, neve, gelo, io ed il mio compagno di viaggio abbiamo deciso di partire con gli zaini grossi invece che con quelli piccoli da sconsiderati. Quindi, non state in pensiero.

Mi perderò la partita di domenica, e mi fa male, ve lo giuro. Sono ben accetti messaggi sul cellulare che possano farmi sentire vicino alla massa di tifosi azzurri.

Baci & Abbracci a tutti.

venerdì 13 marzo 2009

Enakapata


Premesso il piccolo "conflitto d'interessi" che mi lega ai due autori, fosse anche "solo" il fatto che dalle mani di Luca Moretti ho comprato il primo basso della mia vita, c'è da dire che questo libro è davvero un bel libro.

La storia di un viaggio metropolitano, che personalmente ho letto durante i miei viaggi metropolitani. Da casa al conservatorio, dal conservatorio all'università, dall'università a casa. Una storia che viaggia alla stessa velocità degli uomini che passano da una metro all'altra, da un vagone all'altro. E mica è tanto facile trovare un libro che tratti di un viaggio che sia adatto alla lettura errante.

E questo è il primo motivo per cui dovreste leggerlo. Il secondo motivo è la qualità della scrittura. Di entrambi i Moretti, nessuno dei due escluso. Quella leggerezza tanto cara al Moretti Senior, che sembra essere il modo giusto, se non il modo, per trattare argomenti e temi pesanti del tempo che viviamo.
Come il passato di secondigliano, le amicizie, le vecchie storie. L'analisi personale, lo sfidare barriere che sembrano insormontabili. Il bilancio sul progresso e la ricerca nel nostro paese, sul modo di organizzare, pensare, gestire le forze ed il genio umano.

Raccontare Tokyo non è certo facile, ma raccontare la nostra realtà è decisamente più difficile. E questo è il terzo motivo. Una carrellata di personaggi decisamente incredibili. Ritratti spesso con qualche parola, un motto di spirito, una frase probabilmente mai detta ma vera quanto una fotografia.