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mercoledì 25 gennaio 2012

Come partecipare al cambiamento (culturale e sociale)

Costantino Menna, 27 anni, ingegnere. Per cinque mesi sarà impegnato negli Usa, ultima tappa del suo percorso di formazione. La sua storia - un vero diario di bordo - è già su Timu.

È cominciata la condivisione del tema, attraverso i commenti chi ha qualcosa da dire può contribuire alla discussione iscrivendosi qui.

Possiamo davvero determinare un cambiamento? Io credo di si.
È possibile ripartire, cominciare a costruire il futuro dal web? Si, è possibile.

Come?

Ragionare sui temi in maniera differente, partendo dalle storie personali, dai racconti individuali, partendo dalla connessione e dalla condivisione.

Caro Costantino l'amico Vincenzo mi ha segnalato il tuo caso, ti seguiremo( io ed i miei allievi del liceo di Meta) con grande affetto in questa tua avventura transoceanica attraverso TIMU,rappresenti uno dei tantissini giovani del Sud costretto ad emigrare per approfondire i tuoi studi e trovare un lavoro che da noi manca.

Questo è il commento dell'utente Antonio, che seguirà il diario di Costantino con la sua classe. Capite la portata? Storie che si propagano attraverso la rete, diventano tema di discussione in aule lontane, per poi tornare sul web, ad alimentare ancora la discussione.




lunedì 16 gennaio 2012

20 storyteller in cerca di lettore

La VC del liceo classico Carducci di Nola entra di diritto a far parte delle comunità che raccontano il mondo su Timu. La tematica - e certo direte voi - è quella del lavoro, la "storia" è quella di cui leggete spesso qui sul mio blog o su Timu. Il lavoro al centro, tutt'intorno quella serie infinita di strade, cavalcavie, ponti, e perché no, cunicoli.

Una delle immagini a cui penso quando cerco di dare forma a "Le vie del lavoro" è quella della tangenziale di Napoli, con i suoi raccordi intrecciati, con i lavori in corso decennali, con uscite, immissioni, strade che si perdono. Magari non sarà proprio poetico, ma al momento è così. Le vie del lavoro in Italia sono intricate, mancanti di segnaletica. E quando la segnaletica c'è è confusa, magari volontariamente resa fuorviante. Sia chiaro, ci sono strade belle, ci sono tratti di quella tangenziale che mi piace percorrere, a cui mi sono addirittura affezionato.

Non a caso uno degli obiettivi è riuscire a cambiare - anche di poco - la rotta, ad invertire il senso di marcia. Magari più in là l'immagine a cui penserò provando a dare forma a "Le vie del lavoro" sarà l'avvilupparsi della costellazione di Andromeda. Il lavoro al centro, ed un sacco di cose che ci ruotanto attorno.

Le ragazze e i ragazzi della VC hanno chiesto ai propri genitori o parenti di raccontare la propria storia di lavoro. È tutto su Timu, precisamente qui.





lunedì 9 gennaio 2012

Siate affamati, siate partecipi

«Dovevo fare questo lavoro».
È la frase che mi colpisce di più dell'intervista a Gerardo Figliolia, che da bambino sognava di fare l'oste. Forse perché quello sguardo è quello che mi ritrovo sul viso quando nei vecchi mercatini dell'usato riscopro oggetti che mi affascinavano da piccolo, oggetti con cui giocavo in casa di mia nonna, una vecchia bilancia, una statua della dea bendata, o quando annuso odori che mi ricordano inaspettatamente un pranzo in preparazione di quindici anni fa. L'identità, il senso d'appartenenza, per Gerardo questa ricerca si realizza in cucina.

Ed è un lavoro complicato, che ha tempi e modi tradizionali. Il mallone - ad esempio - un piatto di cui Gerardo parla nell'intervista, per essere il vero mallone deve essere saltato in padella pochi istanti prima di essere servito. Aumentando la capienza del locale sarebbe impossibile - spiega Gerardo - offrire al cliente il vero mallone.

Osservando il video ed ascoltando l'intervista si possono scoprire molte storie interessanti, culinarie e non. E se vi venisse voglia di partecipare, oltre che fame, iscrivetevi su Timu ed aiutateci ad esplorare altre strade, vicoli e vicarielli.

domenica 18 dicembre 2011

...e io sarto

Salvatore Rescigno il sarto non lo voleva fare.
Voleva diventare elettricista. Però - come spiega lui - erano altri tempi, le esigenze erano differenti, le necessità erano altre. I soldi per studiare mancavano. E così anche lui è diventato sarto, come il nonno, il padre e il fratello.

Poi però succede che questo lavoro diventa tutta la sua vita. La mattina va a d'o masto e la notte studia sulle enciclopedie che compra per migliorare il proprio lavoro. Vince un concorso per insegnare, diventa maestro.

Un altro pezzo di strada qui, su "Le vie del lavoro".

Ps: ma voi lo sapevate che i sarti si occupano principalmente di fare le giacche, mentre dei pantaloni se ne occupa la pantalonaia?

mercoledì 23 novembre 2011

Yes, we brand

Un nuovo contributo su "Le vie del lavoro" e questa volta parliamo di Vincenzo Bernabei, 32 anni, che vive e lavora a Roma.

QUI il video.

Stephen Kern troverebbe interessante quest'intervista. Perché Vincenzo Bernabei, titolare di Queimada Brand Care, dice che nel suo lavoro alcuni concetti come spazio e tempo sono sfumati, hanno perso consistenza.

Occuparsi di Brand-Care vuol dire aiutare le aziende a comunicare i propri valori. 

"Il mio lavoro è fatto di tante cose, soprattutto di cose immateriali, non tangibili, che non si possono toccare direttamente". Eppure quest'immaterialità è affrontata ogni giorno con i valori del "saper fare".

"Ho fatto il cameriere, l'accompagnatore turistico, il centralinista. Sono state tutte esperienze utili perché ho acquisito delle competenze e delle conoscenze sulle organizzazioni che prima non avevo. Sì, la pratica, il saper fare, oltre al sapere, sono importantissimi".

Imparare molto dagli altri - come dice Vincenzo - anche da chi fa lavori completamente differenti. Da chi vende auto, da chi ha ristoranti o gestisce palestre.

"Creare continuamente connessioni, creare continuamente reti di scambio con persone che fanno il tuo lavoro ma anche e soprattutto con persone che non c'entrano nulla con il tuo lavoro".


venerdì 11 novembre 2011

Il lavoro come comunicazione


Geremia Pepicelli è un ingegnere elettronico. Si è occupato di aerei per 27 anni e negli ultimi otto di «veicoli senza pilota». Da appassionato di fantascienza gli ho fatto subito notare quanto l'argomento mi affascinasse e lui si è stupito un po', perché di fantascientifico qui c'è davvero poco. È tutto vero e pratico.

Cliccate QUI e guardate l'intervista.


Alberto Savinio ha scritto questo: "Il destino di noi uomini civili è nei nostri nomi e nei nostri cognomi [...] Molto rari gli uomini il cui destino non è scritto nel loro nome e prescritto nel loro cognome".

Per Geremia Pepicelli è proprio così: suo nonno che si chiamava esattamente come lui era ingegnere. E lui ha sempre saputo di voler diventare a sua volta ingegnere. La passione per l'elettronica deriva invece da suo padre, che costruì da solo la prima televisione portata in casa. 


"L'importanza del lavoro si trasferisce secondo me attraverso l'esempio, [...] ho avuto la prova che al di là delle parole contano i fatti. L'esempio, l'esempio è quello che viene trasferito a quelli che ci stanno intorno e alle generioni che ci seguiranno. [...] Le prossime generazioni utilizzano così come ho fatto io con mio padre quello che ti viene trasferito non in maniera esplicita ma in maniera implicita nelle cose che fai, quelle che hai realizzato, come ti sei rapportato con gli altri. Queste sono le cose che noi possiamo lasciare a quelli che vengono dopo di noi".


L'ha scritto Calvino, ed è una frase che mi piace sempre ricordare. "E il lavoro è qualcosa di intersoggettivo, che stabilisce una comunicazione con gli altri. [...] Il lavoro come comunicazione."