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giovedì 28 gennaio 2010

Non raccontate mai niente a nessuno


Sono stato fortunato nella mia vita.
Le mie insegnanti di letteratura sono sempre state impeccabili. Magari qualcuna più simpatica e qualcuna più dura da sopportare, qualcuna più allegra e qualcuna più tetra. Ma impeccabili, tutte. Una è strettamente legata alla brutta notizia di questa sera.
La professoressa in questione è la professoressa di Italiano, Storia e Latino che ho avuto al biennio quando frequentavo il liceo. Avevo quindici anni.

A lei devo la lettura de Il giovane Holden nell'età giusta e nel tempo giusto. Non fraintendetemi, è un libro che anche letto a cinquant'anni fa il suo effetto, ma a quindici, quando sei un potenziale Holden Coulfield, è come un tuffo nell'acqua gelata.
Probabilmente quell'età, quel preciso momento, rappresenta il periodo più strano che un essere umano possa vivere (sono arrivato solo ai ventitré quindi date il giusto peso a ciò che sto scrivendo).
E' il momento in cui hai i capelli biondi e li vorresti neri, in cui hai le spalle strette e le vorresti larghe. Ti chiedi continuamente chi sei e se gli altri vivano quello che vivi tu.

In un quel periodo la compagnia non mi bastava, il casino non mi bastava, neppure la vita mi bastava la maggior parte delle volte.

Tutti ci si sente soli a quindici anni.
E tutti cerchiamo di non farci travolgere dal fiume della società. Anche chi sembra perfetto nasconde qualcosa, deve nascondere qualcosa, deve remare contro.
Holden è questo. E Salinger era la voce pronta a ricordarmi che tutti siamo quello che siamo, a quell'età e sempre, che difficilmente qualcuno avrà la capacità di capire quello che abbiamo da dire, quello che proviamo, quello che sentiamo di dover urlare. E' stata la voce che mi ricordava che avrei incontrato delle persone e che le avrei sentite vicine a me per qualche motivo. Che avrei cercato riparo in posti caldi e che me ne sarei andato in giro per musei se colpito da malinconia. Era la voce pronta a ricordarmi quanto avrei voluto bene a certe persone, a certe figure, senza nemmeno sapere il perché.
Poi si potrebbero scrivere tante altre cose. Si potrebbe discorrere in maniera critica di ogni parola che Salinger ha usato, del suo stile così irriverentemente adolescenziale, della sua spietata critica all'America e a ciò che sarebbe diventata.
Si potrebbe parlare del suo esilio volontario, della forza e del coraggio (o codardia?) che ci vuole per sparire dopo aver scritto un capolavoro.
Non ne posso parlare in questo modo perché porto così dentro la sua lezione e sono così legato alle notti passate a leggere il suo libro che finirei per essere troppo poco obiettivo.

Ma quant'è vero che bisognerebbe evitare di raccontare delle persone. Finisce che poi ti mancano tutte, dalla prima all'ultima.

-.-.-.-.-.-

J.D. Salinger - Il giovane Holden, Einaudi

J.D Salinger (1 gennaio 1919 - 28 gennaio 2010)


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