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giovedì 11 marzo 2010

Il portiere


Mettiamola così, senza lunghi preamboli, così non ci confondiamo.

Qualche anno fa mi sono fatto male ad un ginocchio, per un po' ho giocato a porta, poi ho ricominciato a giocare fuori dai pali, poi mi sono rifatto male.
Da un anno, gioco fisso in porta.
E' vero, a porta ci va solo chi è scarso e vuole a tutti i costi giocare o chi come me si fa male e non può giocare.
Vi assicuro che non sono scarso con i piedi, ho un destro discreto ed uno scatto decente. Quando mi deciderò a mettere a posto il legamento crociato anteriore destro, probabilmente migliorerò anche il dribbling.
Per ora gioco in porta.
Ho giocato in tante porte di calcetto (calcio a 5), in qualche porta di calciotto (calcio ad 8), e da quest'anno anche in una porta vera, quella da calcio.
Le porte usate nel calcio regolamentare sono enormi.
Non puoi voltarti a guardare la grandezza che hai dietro la schiena perché finisci per voler fuggire via. E ti senti solo in mezzo a quella grandezza, consapevole del fatto che basta un attimo, basta una mano che non stringe bene, basta un piede che poggia male quando decidi di lanciarti, basta un'uscita ritardata di qualche secondo per farti commettere una figuraccia.

Finisce che scopri quanto sia anche un lavoro psicologico.
Che inizi a lavorare su quel momento in cui tutto ti gira veloce intorno e combatti per non demoralizzarti, l'attimo in cui raccogli il pallone nella rete.
Parlo del momento in cui, anche considerando tutte le attenuanti possibili, ti chiedi come sia possibile che quel pallone sia entrato, ti sia passato sotto la mano, sia sfuggito dal palmo, abbia preso velocità col contatto con l'erba bagnata, abbia cambiato direzione all'ultimo momento, sia entrato proprio nell'angolo dove sapevi che sarebbe entrato e tu hai steso quanto potevi il braccio, la mano, il dito indice ma niente, non ce l'hai fatta.
E alla fine, come nella poesia di Saba, l'ultimo difensore cerca di tirarti su. E finisce sempre per dirti qualcosa come:- non potevi fare niente - oppure - ho sbagliato io -.
In realtà spesso l'ultimo difensore è solo dispiaciuto nel vederti davvero a terra.
Perchè alla fine pure i difensori fanno il loro lavoro sporco sul campo, ed in parte capiscono.

L'unica cosa da non fare davvero è abbattersi. Quando hai chiuso la testa è finita, non lo vedi neanche più arrivare il pallone.
Io non gioco in serie A. Nemmeno in serie D.
Ma so che nella mia porta funziona così, e non credo che sia tanto diversa dalle altre.

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