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lunedì 21 febbraio 2011

Per i miei amici musicisti


La musica è una società segreta. I musici si riconoscono tra loro per segni d'intesa come altre volte i franchi muratori, e un musico di Pretoria che arriva a Valparaìso, uno di Stoccolma che arriva a Chicago è sicuro di trovare in stazione dei fratelli che lo aspettano, gli danno il vitto e l'alloggio, lo forniscono di soldi.
Un musico si porta dietro il proprio ambiente, l'aria adatta ai suoi polmoni, la temperatura che si affà al suo organismo e che di solito è alta, perché contrariamente a quanto credono i più il musico è un animale a sangue freddo. [...]Nei conservatori, o come dire nelle scuole in cui s'insegna l'arte segreta della musica, spira un'aria iniziatica, un'atmosfera templaria, un venticello eleusino, che alle altre scuole manca; e chi iniziato non è a quei misteri ne percepisce appena la confusa sonorità, se in un materno pomeriggio d'autunno imbottito di molle bontà, o in una torbida mattina di primavera striata di inquietudini mortali passa lungo il muro di un Conservatorio, traversa i suoni che grondano dalle finestre e nei quali si aggrovigliano polacche di Chopin e rapsodie ungheresi di Liszt, ciaccone di Bach e flautati sulla quarta corda di Wieniawski, scale cromatiche di clarinetti e a soli di corni inglesi.

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Alberto Savinio - Verdi uomo quercia, in Narrate uomini la vostra storia, Adelphi

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