ATTENZIONE

QUESTO BLOG È UN ARCHIVIO CHE RACCOGLIE I POST ANTERIORI AL 2014. IL NUOVO BLOG LO TROVATE QUI.

lunedì 23 settembre 2013

La notte del lavoro narrato

Il 17 luglio scorso, durante #campdigrano abbiamo dato vita all'anteprima nazionale de "la notte del lavoro narrato". 

L'intero paese di Caselle in Pittari e gli ospiti di #campdigrano, si sono riuniti in tre punti del paese per leggere, cantare e raccontare storie di lavoro. Alla base dell'evento il tema che da anni ormai portiamo in giro in Italia: il lavoro ben fatto, il fare bene le cose, l'approccio artigiano. Insomma, ciò che va quasi bene non va bene

Perché "anteprima"? Perché il 30 aprile (la grande macchina organizzatrice è già partita) proviamo a rifarlo in tutta Italia. Questo vuol dire che chiunque voglia partecipare con la propria associazione, con la propria scuola, con la propria università, con la propria biblioteca di fiducia può scriverci a lavoronarrato@gmail.com.

Con Giuseppe Rivello di InOutLab abbiamo ripreso tutta la manifestazione del 17 luglio. Ne è venuto fuori un documentario di una ventina di minuti che davvero - e non lo dico perché sono uno degli autori - riesce a dare l'idea della poesia dei momenti che abbiamo vissuto a Caselle In Pittari. I momenti più intensi, e questo vi assicuro che è un motivo di vanto per me, sono stati spontanei: una manifestazione può riuscire e non riuscire, ma essere capaci di creare, per genio e per caso, il giusto equilibrio tra organizzazione e libertà d'espressione dei partecipanti, è una cosa di cui essere fieri. 

Dateci una mano a farlo girare.

O date una mano personalmente a me, che ci tengo. 


domenica 11 agosto 2013

Rassegna stampa per resilienti

Rubo e modifico il titolo del bel post di Marco Lotito per l'occasione.

Questa è una piccola rassegna stampa per fare un piccolo punto della situazione sulle bellissime storie raccontate a #campdigrano, o su quelle altre collegabili all'argomento. Se ho mancato qualche post importante segnalatemelo.

Via del campo. Di grano. 
Vincenzo Moretti

Michele Sica Bosconauta 


Marco Lotito

venerdì 2 agosto 2013

Se c'è - e secondo me c'è - abbiamo un lavoro da fare

Qualche anno fa ho cominciato a scrivere un romanzo (non terminato e che ho deciso di non terminare). Il protagonista, il più grande scrittore italiano vivente, cedeva al richiamo della tv, partecipando ad un reality per scrittori nel ruolo di giudice. 

Avevo deciso di aprire il testo con una finta citazione. Un articolo di giornale in cui si parlava di quanto lo spirito dell'uomo che aveva - di fatto, anche se con pause non particolarmente degne di nota - governato il paese per più di vent'anni fosse ancora capace di ispirare gli animi della popolazione anche diverso tempo dopo la caduta.  Questo perché ho sempre immaginato - e non credo si tratti di un ragionamento particolarmente raffinato - che il destino della cultura (in questo caso della letteratura) fosse paradossalmente legato alla televisione e il destino della televisione indissolubilmente legato a Berlusconi. 

Ieri scopro che effettivamente la Rai ha lanciato un Reality per aspiranti scrittori. Ed ovviamente ho seguito la condanna di Berlusconi. Credo da tempo che il vero problema del fenomeno berlusconiano vada ricercato non tanto in quelli che apertamente lo appoggiano (la loro almeno in parte è una scelta - magari non particolarmente accurata ma motivata) ma in quelli che inevitabilmente tutti i giorni si fanno promotori del comportamento berlusconiano senza esserne consapevoli. 

Qualcuno dei berlusconiani che ho conosciuto sostiene che sia il modello del self made man a colpire l'elettorato. E questo è probabile (anche se come scrive - pomposamente si, ma in maniera efficace - Ezio Mauro su Repubblica la condanna di ieri dovrebbe spingere ad un ripensamento su questo piano, complottismo permettendo). Ancora più interessante è - secondo me -  il modello dell'uomo che riesce a trarre profitti clamorosi da tutto ciò che fa: calcio, un'azienda/e televisiva/e, una casa editrice. 

È il modello per cui non conta quello che fai, conta il successo che riesci a raggiungere. E sottrarsi a questo meccanismo è veramente difficile. Il romanzo che volevo scrivere non era a sua volta un facile meccanismo capace di colpire il pubblico? In quanti ragioniamo su metodi e meccanismi che possano portarci al successo senza ragionare su quello che sappiamo fare, su quello che sarebbe giusto fare, su quello che sarebbe giusto dire o che possa in qualche modo avere un impatto (David Foster Wallace lo spiega in maniera sublime: far parlare la parte di te che ama, invece che quella che vuole soltanto essere amata) sulla società, un impatto prima di tutto sugli altri, invece che l'impatto/fenomeno traducibile nella massa che compra il tuo libro, vede i tuoi film, è illuminata dalla tua forte ironia su un blog. 


Senza arrivare alla domanda risolutiva "È nato prima Berlusconi o l'italiano?" non conviene chiederci se anche noi abbiamo o non abbiamo una parte berlusconiana? E se si, non abbiamo da fare un lavoro per renderla inoffensiva? 

domenica 24 febbraio 2013

Ancora il migliore

Qualche giorno fa cadeva l'anniversario della nascita di Massimo Troisi.

Ieri, rovistando nella mia collezione di segnalibri ho notato come il suo sia ancora - e ne ho molti - quello più bello.



sabato 2 febbraio 2013

Elezioni pt2

Ad un certo punto dal mio barbiere entra un cliente.
Sta accompagnando il nipote, è un tipo simpatico, altissimo, bella presenza, in carne.

Mentre il barbiere cerca di risolvere il mio solito problema dei capelli folti, il tizio in questione si lancia in una discussione sulle elezioni:

- Tu da barbiere - dice - dovresti fare una ricerca statistica. Voglio proprio sapere chi voterà per Monti.

A dire il vero, visto come sta andando il campionato, dal mio barbiere nessuno ha voglia di parlare di politica. Ma lui continua.

- Sono proprio curioso di sapere chi lo voterà. Tasse, tasse, tasse. Tu chi voti?

E quando il mio barbiere gli fa capire che non voterà Monti, ma nemmeno Berlusconi la sua reazione è questa:

- Ma la volete finire? Voi siete degli imprenditori, dovete votare per l'unico vero imprenditore. Ancora non la volete finire con questa storia degli imprenditori che votano a sinistra?

giovedì 31 gennaio 2013

Alice Pasquini

Ho scritto un post su "Uomini e Città" su Alice Pasquini, che mi ha spiegato un po' cosa voglia dire per lei dipingere sulle città. È proprio quello che fa, del resto.

Se volete leggerlo andate qui.

Questo post è una piccola review dei video che la mostrano all'opera che mi piacciono di più.









domenica 27 gennaio 2013

Elezioni pt1

Come tutti gli eventi vissuti tra il fastidio e l'attesa (mondiali ed europei di calcio, Sanremo, il nuovo programma di Fazio e Saviano - o Santoro) le elezioni politiche incentivano la discussione popolare.

A Napoli succede spesso a dire la verità, che le persone si mettano a discutere in metro. Nei pullman, invece, credo che ci sia un livello di fastidio così alto da inibire la conversazione.

Comunque, qualche giorno fa, tornavo a casa in metro dal centro. Ora di pranzo, più o meno.
Entro nel vagone della metro e mi siedo.
È in corso, tra il giovane seduto di fronte a me, un signore di mezza età seduto alla sua destra dall'altro lato del vagone, il signore seduto alla mia destra e la signora al posto finestrino seduta di fronte al primo signore menzionato, una conversazione sulle elezioni.

Prendo posto nel momento esatto in cui la conversazione è in pausa. Ma al passaggio di un venditore ambulante - uno di quelli che vende i calzini - il giovane seduto di fronte a me si attiva, come rianimato. Il suo discorso è più o meno questo:

- Che poi (è un vero peccato aver perso tutta la prima parte della discussione ndr) vedo tanti ragazzi anche della mia età, 28, 29, 30 anni che non riescono a trovare lavoro. È pure un fatto personale però. Vedete questo che è passato? Se io ho un'attività e lo chiamo a lavorare, magari ho un ristorante e gli do un lavoro, certo a lavare i piatti perché non è che posso metterlo a fare il responsabile di sala, ecco, sono sicuro che questo qui mi direbbe di no. Non c'è voglia di lavorare, non c'è voglia.

E l'altro signore ad annuire.

- Ma chi votare - interviene la signora - chi votare, poi? Certo che Monti sembra più serio di Berlusconi.

E di nuovo il giovanotto, il cui sguardo nella mia direzione si fa più insistente. Come a chiedermi di intervenire.

- Signora, io Berlusconi non lo voterò questa volta - dice agitando il cellulare - ma dobbiamo dirla una cosa, Berlusconi, contestabile o no, dà lavoro a 60'000 persone. Oggi, chi deve votare un imprenditore? Che non ha neppure più senso parlare di destra o sinistra ormai, fascisti, comunisti, oggi ho sentito di infiltrazioni fasciste tra gli studenti, ma noi davvero stiamo facendo?

- Ci vogliono lo bombe - sbotta il signore più anziano.

"le bombe" risveglia anche il signore alla mia destra che appoggia caldamente con un «Si! Si».

E così il quadro delle proposte italiane si chiude.

venerdì 18 gennaio 2013

Tutto quello che penso

Tutto quello che penso - o quasi - sull'open source lo potete trovare in questo fantastico e stimolante Ted Talk.



giovedì 10 gennaio 2013

Che nome, Tatus

La mia amica Maria Betteghella ha girato un documentario su Tatus, una comunità in Brasile.

Ho scritto due paroline qui.

domenica 23 dicembre 2012

Homeland

Sto guardando Homeland.
E mi sta piacendo un sacco.

Tra l'altro è la prova concreta che per quanto i tuoi attori protagonisti possano essere deboli, se metti quello giusto a reggere il gioco hai risolto il 90% dei tuoi problemi.



lunedì 3 dicembre 2012

classifiche e città

Sul mio blog "Uomini e Città" ho scritto una cosa riguardo le parole di Erri De Luca che circolavano su Fb qualche giorno fa.

Nei commenti un accenno di discussione che mi piacerebbe continuare.
E qualcuno ha anche trovato il video da cui è stato estratto il post.

Qui, invece, trovate un'intervista a De Luca fatta negli ultimi giorni da Ilaria Puglia.
Così vi fate un'idea.

venerdì 28 settembre 2012

Tour Bus Magazine



La nuova - e secondo me intelligente - rivista dedicata alla musica Tour Bus Magazine ospita nel suo primo numero un mio pezzo su James Baldwin, il blues e Amiri Baraka.

È una rivista digitale che tratta di musica in maniera seria e completa. È un mensile gratuito, trovate online dal 20 settembre il primo numero.

Andate a dare un'occhiata.


venerdì 17 agosto 2012

Robe da turisti

Sono stato in Croazia per una quindicina di giorni.
Ho scattato delle fotografie.
Spero vi piacciano.



Da Bari a Dubrovnik.
Grande delusione all'arrivo, nessuna cinta muraria ad accoglierci mentre rallentiamo per entrare nel porto. Le nostre fonti però non ci hanno mentito, i porti sono due.



Da Dubrovnik a Cavtat. 
Lungo la strada (quando non prenoti alcuna sistemazione è più probabile trovare da dormire fuori Dubrovnik) ci si può fermare ed assistere a questo. Cavtat è piccola, un centro curato ed ordinato. Nonostante la presenza di barche nei porticcioli il mare è pulito. Questo ci stupisce. Non riusciremo ad accettare l'idea.



Isola di Korcula.
Sull'isola di Korcula è possibile fare il bagno in questa meraviglia. La quantità di turisti è contenuta e la spiaggia di Pupnatska Luka non delude le aspettative. Un ristorante spartano con vista mare 
- perfetto - offre pesce e carne a prezzi non proibitivi. Rimpiangeremo Korcula e Lumbarda, il piccolo centro dove abbiamo trovato da dormire ad un prezzo davvero ridicolo, per gran parte del viaggio. Osservando la baia dal nostro terrazzino - in maniera davvero poco poetica - abbiamo notato la somiglianza tra Lumbarda e Capeside (perdonateci siamo ragazzi cresciuti negli anni '90), e ci siamo chiesti se fosse quella la tanto chiacchierata anzianità. 




Korcula. 
Nella città vivono circa tremila persone. Dicono ci sia nato Marco Polo, ma non ho capito bene se crederci o no. La città vecchia è incantevole. Al porto ormai deserto un gruppo folto di uomini e donne canta una canzone. Organizzati come un coro vero, sebbene chiaramente improvvisato, si abbracciano dando le spalle al mare. Ho registrato l'audio. 



Hvar.
Questa foto non mi piace. Serve però a spiegare come sulla caotica isola di Hvar resistano piccoli paradisi poco frequentati come la spiaggia di Mala Stiniva. Sulla destra, la costruzione con il tetto rosso è in realtà un bar improvvisato. 



Il mare da Mala Stiniva.



Il tramonto su Mala Stiniva.



Abbiamo dormito a Jelsa, lontano dal centro. La città di Hvar non ci ha fatto un'ottima impressione.
Ma dipende, credo, esclusivamente dalla nostra voglia di tranquillità. Ai bar e alle discoteche abbiamo preferito Stari Grad, le sue piazze deserte di sera, i suoi passaggi stretti e scuri, i suoi palazzi di pietra bianca come quinte teatrali.



Ancora Stari Grad.



Slanica, isola di Murter.
Passando per Sibenik - e non trovando da dormire - ci siamo allontanati fino a Murter. Abbiamo trovato una sistemazione a Betina, incantevole paesino di costruttori di barche. I colori del mare di Slanica ci hanno lasciato senza parole. Guidare dall'isola di Murter a Sibenik è piacevole al tramonto, di meno la notte.



Sibenik.
A Sibenik arriviamo trafelati, stanchi, in pensiero per i tentativi falliti di trovare una sistemazione. Il caldo del primo pomeriggio non ci permette di avere un'idea chiara della città, eppure tutti ne scrivono e ne parlano bene. Ci rifaremo la sera. Ancora colpiscono i colori e i contrasti, Venezia, enormi navi attraccate al porto e gatti. Ceniamo in un'osteria con pochi tavoli all'aperto, mangiamo finalmente carne in abbondanza, paghiamo poco, beviamo buon vino.



Il porto di Sibenik.



Scale e palazzi di Sibenik.



Cascate di Krka.
I molti turisti non riescono a rovinare il colpo d'occhio e il divertimento. Docce naturali e liane resistenti a cui aggrapparsi per dondolare sull'acqua.



Bol.
Sull'isola di Brac è possibile - vento permettendo - fare il bagno alla spiaggia di Zlatni Rat. È la spiaggia più fotografata della Croazia perché si offre verticale alla costa. La vediamo per la prima volta al tramonto. Una lingua di sassi che taglia il mare come una lama, il vento è forte.



Ancora Bol.
Riusciamo a vedere Napoli - Juve in un bar nei pressi del porto. Riusciamo anche a non rovinarci la vacanza, nonostante tutto.



Split.
È l'ultima tappa, prima dell'imbarco e del ritorno.
A casa scopro che Lalla Romano ha scritto un libro dal titolo Le lune di Hvar.


I bordi fosforescenti delle isole, le luci del continente, lontanissime ma chiare
spegniamo i fari sull'altipiano - luce dolce di luna - vorrei
andare a piedi
parlo dell'impossibilità per me di scrivere nella bellezza -
ci vuole la noia, il chiuso
- anche per l'amore, sostengo.  

venerdì 11 maggio 2012

avere ventanni

Ho scritto un post su Avere Ventanni, il programma di Massimo Coppola, su "Uomini & Città".

Ieri ho visto l'ultima puntata. Nel post trovate un paio di motivi - forse di più - per comprare il cofanetto.

martedì 17 aprile 2012

Tedx Napoli

Eravamo al Tedx Napoli.
Uso il plurale non solo perché effettivamente io e Vincenzo Moretti ci siamo andati insieme, ma anche perché arrivandoci "Le vie del lavoro" è come se ci fossero arrivati anche tutti gli utenti di Timu che collaborano, interagiscono e condividono i contributi della nostra "storia".

Così le idee che vale la pena diffondere, motto del seguitissimo "format" californiano sbarcano in Campania. O meglio, alcune ci ritornano ed altre da qui non si sono mai mosse.

Tema creatività e crisi, nel bellissimo scenario del Riot Studio, in uno dei palazzi più belli di Napoli, Palazzo Marigliano.

Per il report della giornata vi segnalo il post dei valorosi ninja di Ninjamarketing.

Per "Le vie del lavoro" è stato un appuntamento importante, e lo è stato anche per i principi che cerchiamo di promuovere attraverso Timu. Raccontare (e raccontarsi) non è la soluzione (sono fermamente convinto che non ne esista mai una sola ed unica) ma può essere buona parte per la sua costruzione.

Questo è un video su Fabio Bonelli, che in uno dei break della giornata ci ha rasserenato con la sua musica piena di ricordi e di sensazioni domestiche.








Bottega < ahref @ Rione Sanità

Sono stato un po' assente da scuola.
Ma ho la giustificazione.

Fondazione ahref ha aperto la sua prima bottega. Luogo il Rione Sanità, di cui avete già letto molto su questo blog. Ed ovviamente non solo su questo blog.

Qui trovate la pagina dedicata su ahref.

È una bella avventura.

domenica 18 marzo 2012

Twitter, Michele Serra e me

Michele Serra ha scritto, nel suo spazio “l’amaca” su Repubblica, una cosa discutibile. Una cosa che non condivido - che non mi fa cambiare idea su Serra perché semplicemente non si può essere d’accordo su tutto - e che mi sembra abbastanza banale e poco ragionata.
Poi ha anche scritto un articolo su Repubblica, che di fatto spiega meglio - cioè semplicemente con più parole - quello che aveva detto. Spiega meglio, ma non lascia intravedere altre possibili interpretazioni.

Perché ritengo sia discutibile:

Provare a spiegare Twitter ascoltando la lettura dei commenti ad un programma televisivo e dedurre da questa minima esperienza una massima sul rapporto tra strumento, parola e messaggio, ed utilizzare uno spazio da un migliaio di battute per esprimerlo è esattamente ciò contro cui sembra scagliarsi Serra. Twitter è, a mio avviso, utilizzabile in diversi modi. Alcuni di questi modi si sottraggono alla solita dialettica giusto/sbagliato - migliore/peggiore - buono/cattivo. Alcune modalità di utilizzo sono solo "utili". Faccio un esempio: in molti lo utilizziamo per ricevere link interessanti da chi abbiamo scelto di seguire. Persone, famose o per nulla famose. Qualcuno ormai legge i giornali solo in questo modo, creando proprie rassegne stampa sulla propria Cronologia. Semplicemente - anche su Twitter - si può evitare di leggere slogan, commenti frettolosi ed informazioni inutili, come dice qui Sofri scegliendo meglio chi seguire.

Leggere i tweet di commento ad un programma televisivo è come invitare 400 persone in casa propria per vedere - proprio come si faceva per Sanremo negli ’60 - il programma tutti insieme. È una cosa che fai solo se hai voglia di ascoltare il pensiero di tutti. Se non ti va, utilizzi Twitter in un altro modo. E - forse Serra si stupirà - anche tra i commenti che il suo amico più giovane (e forse per questo più interconnesso?) ha letto, ci sarà stato qualche commento degno di essere condiviso. A me è capitato, in quelle bolge di democrazia espressiva, di trovare persone interessanti, di cominciare a seguirle e anche di non cambiare idea in seguito. 

Dell’articolo su Repubblica questa cosa mi disturba particolarmente:
E' che quei medium hanno sì una formidabile funzione di servizio, di messa a fuoco di argomenti omessi o rimossi sui media "ufficiali". Ma contengono anche una tentazione esiziale, che è quella del giudizio sommario, della fesseria eletta a sentenza apodittica, del pulpito facile da occupare con zero fatica e spesso zero autorevolezza.
Mi disturba perché forse Serra non ha capito che ciò che buona parte delle persone che utilizzano la rete sta cercando di costruire è proprio un modello che preveda il continuo mettere in discussione il pulpito e l’autorevolezza. Se dieci anni fa Serra avesse scritto una cosa non avrei potuto dire la mia con questa facilità, Serra non avrebbe avuto modo di leggere il mio pensiero e - e questo forse è ancora più importante - non avrei avuto modo di leggere le critiche di altre persone a Serra - utili anche se non indispensabili per arrivare a delle mie conlusioni. Soprattutto quest'ultimo punto, permette a chi vive di slogan (ma non sono certo che sia sempre così) di sviluppare un minimo di senso critico (se ne ha voglia o crede sia utile). Perché voler sviluppare un senso critico - o avere dei dubbi sui propri modi di ragionare - non dipende quasi mai dai mezzi che scegliamo di utilizzare, ma dalla società in cui viviamo, dalle scuole che abbiamo frequentato e dai professori e maestri che abbiamo incrociato.

Io su Twitter leggo molto, condivido link, ma scrivo poco di cose che non mi interessano e che credo non interessino gli altri. Alle volte in quelle stanze virtuali scopro nuove persone, le metto alla prova, se mi interessa il loro approccio continuo a seguirle. Insomma ogni tanto scelgo volontariamente di invitare 400 persone a casa per incontrare chi vorrò invitare la prossima volta.

Però ringrazio Serra, perché alcuni utenti che seguivo hanno scritto delle cose così poco interessanti sull’argomento che ho deciso di non seguirli più. Se le persone intelligenti evitassero di ritirarsi, di allontanarsi dai punti caldi, determinanti, in cui poter giocare un ruolo fondamentale, sarebbe meglio. Per tutti intendo.


sabato 10 marzo 2012

Phil K. Dick


Il 2 febbraio - trentesimo anniversario della sua morte - in molti hanno ricordato Philip K. Dick.

I suoi romanzi e racconti mi hanno accompagnato praticamente dai dodici ai quindici anni quasi senza sosta. E a parte qualche altro libro incontrato lungo il cammino in quel periodo - così mi sembra di ricordare - non ho letto altro. Attualmente nella mia "biblioteca" è ancora l'autore più presente.

Allora provavo a spiegare a chi me lo chiedeva con insistenza il perché di quella fissazione. Ciò che mi interessava, o meglio, ciò che mi aveva completamente rapito, era il messaggio chiaro, evidente, alla base di molti suoi scritti: ciò che viviamo, vediamo, proviamo non è reale. E non c'è modo di arrivare alla verità, definitiva, ad una risposta certa.

E mi interessava - forse ancora di più - la grande capacità immaginativa, la capacità di creare mondi, universi, possibilità, partendo dal quel "e se" da cui scaturiva ogni sua narrazione. E nonostante amassi le avventure nello spazio e i viaggi delle grandi astronavi, credevo che la sua fantascienza basata su "semplici" domande esistenziali potesse parlare a tutti.

Ho dato il suo nome ad un gatto, e ad un altro il nome di uno dei suoi personaggi più belli (Rick Deckard). Credo ancora che Flow my Tears, the Policeman Said sia uno dei titoli più belli che uno scrittore abbia mai scelto per una propria opera.

Una volta, da giovanissimo, in un'edicola, appena sotto i giornali a fumetti, trovai una rivista intitolata "Stirring Science Stories" [...] Avevo dodici anni allora. Ma vidi nella STF quel che vi vedo ancora oggi: un medium in cui il gioco dell'immaginazione umana può dispiegarsi appieno, regolato - ovviamente - dalla ragione e da una solida trama. Ho cominciato a interessarmi alla scrittura STF da quando l'ho vista emanciparsi dal livello della "pistola a raggi" per elevarsi allo studio dell'uomo nel contesto di società di tipo e complessità variabili.

-.-.-.-.-.-

Philip K. Dick - Vita breve e felice di uno scrittore di fantascienza, Feltrinelli  





venerdì 2 marzo 2012

Uomini e città

Ho un nuovo blog, ospitato su Rassegna.it

Il titolo è "Uomini e città".

Ho già scritto qualcosina. Sono abbastanza soddisfatto.

Piccolo aneddoto: quando ho chiesto alla mia amica Anna di preparare qualche disegno per il layout le ho chiesto «Mi disegni una città in una mano?». Pochi giorni dopo si è presentata con un disegno che riproduceva esattamente cosa avevo immaginato.