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mercoledì 12 gennaio 2011

Maradona?



Non avevo ancora visto il film su Maradona di Emir Kusturica. L'ho visto ieri.

Il film-documentario mi è piaciuto, anche perché Kusturica è chiaramente un essere umano unico, che con la sua risata satanica (la stessa risata che hanno quei corpulenti insegnanti di educazione fisica con la barba lunga e grigia) ti obbliga a chiederti costantemente cosa gli passi per la testa.

E' tremendamente interessante come abbia deciso di far camminare il documentario, i passi paralleli della sua produzione artistica e la la vita geniale di Maradona. Come se fosse un fatto privato, come se fosse una questione personale: e lo è, lo è per tutti i fan di qualsiasi artista/genio sportivo, lo è soprattutto per i fedeli di Maradona.

Ora, la domanda che mi pongo da ieri è questa: partendo dal presupposto che Maradona è il più grande giocatore del giuco del calcio mai esistito, quanto della sua grandezza dipende da ciò che ha fatto fuori dal campo?

Messi - anche se non ha ancora vinto un mondiale - potenzialmente può diventare addirittura più grande. Può giocare per quindici anni, forse di più, se non allo stesso livello di Maradona, ad un livello molto molto simile. Ma Messi non sarà mai Maradona. E non lo sarà mai perché (almeno è questo quello che sembra) non è attratto da sostanze proibite, non dice parolacce e non è mosso da sentimenti rivoluzionari.
Del resto anche Kubrick rimase scottato per tutta la vita dalla figura di Napoleone, perché era grande, ma perse molto ed in poco tempo.

E allora la risposta che mi sono dato è che Maradona resterà per sempre il più grande. Lo sarà per sempre, proprio perché ad un certo punto, fuori dal campo, non lo è stato più. Insomma, si vola in alto, così in alto che se guardi giù ti viene voglia di iniziare a pregare, e poi si cade.

Detto questo, se Messi viene a giocare a Napoli, anche se non inizia a drogarsi e a dire parolacce, lo accettiamo volentieri.

lunedì 10 gennaio 2011

L'ho cominciato


Non so quanto ci vorrà, ma ho cominciato Infinite Jest.
Ho letto le prime cento pagine, e come sospettavo, il mito di questo enorme capolavoro, così tanto capolavoro da essere impossibile da leggere, è appunto solo un mito.

Prima di tutto, conosco ben due persone che l'hanno letto tutto, note comprese, e poi, sinceramente, le prime cento pagine de La scopa del sistema sono davvero molto più complicate. Per non parlare di Brevi interviste con uomini schifosi.

Vi aggiorno, comunque.
Mi dispiace che sia rimasto solo questo.
Ho l'impressione che queste 1200 pagine scivoleranno via più velocemente del previsto.

domenica 9 gennaio 2011

la vita agra



Luciano Bianciardi è un autore dimenticato.
L'opera è stata rivalutata, nei limiti del possibile ovviamente, da ISBN, ExCogita (la casa editrice di sua figlia Luciana Bianciardi) ed ovviamente da Bompiani che continua a stampare edizioni del suo romanzo più noto: La vita agra.
Si deve anche ammettere l'impegno di Francesco Bianconi dei Baustelle che in ogni intervista ribadisce l'amore per l'opera di Bianciardi, sua grande ispirazione, dice.

Eppure i numeri di vendita dell'epoca de La vita agra parlano di un successone, è inspiegabile la scomparsa del titolo dalla memoria, almeno quella popolare, senza tirare in ballo critici e dottori della letteratura. Comunque, se vi interessa la figura dell'autore c'è un libro di Pino Corrias, edito da Baldini&Castoldi che si intitola Vita agra di un anarchico, che io non ho letto, ma che pare renda giustizia all'autore dimenticato.

Cos'è La vita agra?

E' un romanzo che si muove su una sottile linea, da un lato c'è la narrativa e dall'altro l'autobiografia. Niente di nuovo, sarebbe il caso di dire se fosse uscito oggi. Ma il libro è dei primi anni '60. Per chi avesse difficoltà a ricordare quanti anni sono passati (spesso anche io non mi rendo conto degli enormi blocchi di anni che mi separano da alcuni libri che leggo), ci sono io: cinquanta. Il protagonista, che a tutti gli effetti sembra essere Bianciardi - ovviamente depurato, ma ovviamente è lui, ma non è proprio lui, proprio in virtù di quei meccanismi letterari che permettono ad uno scrittore di mettere il proprio io in mano al lettore senza perdere il diritto di proprietà sulla propria anima - si trasferisce dalla provincia alla Milano del boom economico con intenti rivoluzionari. Sarà totalmente assorbito, però, anche per colpa del suo lavoro di traduttore integrato (Bianciardi lavorò come traduttore per i due Tropici di Miller, tra le altre cose), dalla vita, agra appunto, fatta di bollette, detrattori, problemi di salute, ansie, alienazioni e turbe dell'epoca moderna.

Incontra Anna, donna emancipata ed ironica, tratteggiata in maniera così delicata che mi piacerebbe averla incontrata. Porteranno avanti una vita in due, spesso isolata, ma complice nella tenerezza.

E invece ora sembra che tutti ci credano, a quest'altro miracolo balordo: quelli che lo dicono già compiuto e anche gli altri, quelli che affermano non è vero, ma lasciate fare a noi e il miracolo ve lo montiamo sul serio, noi.
E' aumentata la produzione lorda e netta, il reddito nazionale cumulativo e pro capite, l'occupazione assoluta e relativa, il numero delle auto in circolazione e degli elettrodomestici in funzione, la tariffa delle ragazze squillo, la paga oraria, il biglietto del tram e il totale dei circolanti su detto mezzo, il consumo del pollame, il tasso di sconto, l'età media, la statura media, la valetudinarietà media, la produttività media e la media oraria del giro d'Italia.
Tutto quello che c'è di medio è aumentato, dicono contenti. [...]
Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. Chi non ha l'automobile l'avrà, e poi ne daremo due per famiglia, e poi una a testa, daremo anche un televisore a ciasciuno, due televisori, due frigoriferi, due lavatrice automatiche, tre apparecchi radio, il rasoio elettrico, la bilancina da bagno, l'asciugacapelli, il bidet e l'acqua calda.

Viene voglia di scappare. Perchè in questi cinquant'anni questa sorta di profezia, di lungimiranza che dai più superficiali veniva liquidata con l'accusa di mantenere una posizione retrograda, oggi è completamente realizzata. Quanto ad oggi non c'è soluzione, siamo completamente immersi. Ed anche il più deciso, l'uomo anti-moderno per eccellenza, non può fare a meno di sguazzare in questa gigantesca piscina. Oggi riscaldata e con le bollicine. Si può fuggire, certo. Ma dove?

Io mi oppongo.

Quassù io ero venuto non per far crescere le medie e i bisogni, ma per distruggere il torracchione di vetro e cemento, con tutte le umane relazioni che ci stanno dentro. Mi ci aveva mandato Tacconi Otello [...] E se ora ritorno al mio paese, e ci incontro Tacconi Otello, che cosa gli dico? Sono certo che nemmeno stavolta lui dirà niente, ma quel che gli leggerò negli occhi lo so fin da ora. E io che cosa posso rispondergli? Posso dirgli, guarda, Tacconi, lassù mi hanno ridotto che a fatica mi difendo, lassù se caschi per terra nessuno ti raccatta [...]


C'è anche un film di Carlo Lizzani, con Ugo Tognazzi e Giovanna Ralli.
Perdonatemi se non metto la copertina del libro, ma questa foto meritava di più.

-.-.-.-.-

Luciano Bianciardi - La vita agra, Bompiani

giovedì 6 gennaio 2011

Americana



Un libro da leggere prima di leggere Underworld.
Letto successivamente forse risulta incompleto, indeciso. E' il primo lavoro di DeLillo, certo eccezionale per un esordiente (non so chi avrebbe potuto fare di meglio), ma troppo lontano dall'equilibrio.

Meravigliosa la prima parte, ed anche la seconda, di meno l'ultima. David Bell resta un personaggio indimenticabile, scisso, complicatissimo e profondissimo. Le prime pagine sono uno spettacolo.

Ma dovete leggere Underworld.

-.-.-.-.-

Don DeLillo - Americana, Einaudi

sabato 1 gennaio 2011

Come ti trovi a Berlino est? III


Pare che il mio punto debole nella lotta al freddo siano i piedi. Posso uscire di casa con una maglietta ed un maglioncino senza soffrire, ma con tre paia di calzini i piedi mi si ghiacciano lo stesso.

Ho deciso di risolvere questo problema ed ho costruito due calzini di carta di giornale. Il risultato è stupefacente anche dal punto di vista estetico (ed è importante in una città trendy come Berlino). Il test è risultato positivo, quindi se qualcuno soffre del mio stesso problema, non deve temere, che la soluzione c'è.



(I piedi in foto sono di Fernanda)

All'East side gallery ci sono delle opere davvero belle. E' un commento riduttivo e banale. Ci sono tutte quelle famose da cartolina, qualcuna è triste, qualcuna molto dolce. Dietro i trecento metri di muro scorre un fiume per metà ghiacciato.

A proposito di cartoline, se siete miei amici, siete autorizzati a chiedere una cartolina. Ho fatto una piccola scorta. Ho preso anche qualche spilletta al Bauhaus Archive.
Il museo è piccolo e all'interno c'è poca roba esposta, ma qualcosa di magico, lungo il cammino, la si incontra:



A Charlottenburg, in via Luisenstrasse 1, vicino al castello (più bello da vedere di sera che di giorno) c'è un pub elegante, il Brauhaus Lemke, molto caldo, e nemmeno costoso. Se vi capita di andarci siete obbligati ad ordinare la torta di mele. La birra pure è buona, ma non sono un grande intenditore quindi lascio a Rossella il commento tecnico:

Molto buona ed opaca.

Se ci andate quando fa freddo, prendete un tavolo all'ingresso.

Io e Corrado siamo andati a Legoland.
E' un posto per nerd in cui cose nerd sono riprodotte in maniera nerd. Se siete cresciuti con i lego, e il posto vi sembra troppo da bambini, entrateci lo stesso. Il posto è effettivamente da bambini, ma ne vale la pena.

Come avete passato il capodanno? Noi eravamo alla porta di Brandeburgo. Che meraviglia quando sul palco è salito il nostro amato David Hasselhoff, è stato emozionante.



Tanti auguri.