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domenica 19 settembre 2010

Nessuno di noi.


Roberto Saviano ne cita qualche pezzettino ne La bellezza e l'inferno (Mondadori).
Vi riporto qualche riga del meraviglioso discorso di Camus che accettava con queste parole il premio nobel nel '57.

"Personalmente non potrei vivere senza la mia arte, ma non l’ho mai posta al di sopra di tutto: se mi è necessaria, è invece perché non si estranea da nessuno e mi permette di vivere come sono al livello di tutti. L’arte non è ai miei occhi gioia solitaria: è invece un mezzo per commuovere il maggior numero di uomini offrendo loro un’immagine privilegiata delle sofferenze e delle gioie di tutti. L’arte obbliga dunque l’artista a non isolarsi e lo sottomette alla verità più umile e più universale. E spesso chi ha scelto il suo destino di artista perché si sentiva diverso dagli altri si accorge ben presto che potrà alimentare la sua arte e questo suo esser diverso solo confessando la sua somiglianza con tutti: l’artista si forma in questo rapporto perpetuo fra lui e gli altri, a mezza strada fra la bellezza di cui non può fare a meno e la comunità dalla quale non si può staccare. È per questa ragione che i veri artisti non disprezzano nulla e si sforzano di comprendere invece di giudicare: e se essi hanno un partito da prendere in questo mondo, non può essere altro che quello di una società in cui, secondo il gran motto di Nietzsche, non regnerà più il giudice, ma il creatore, sia esso lavoratore o intellettuale.
La missione dello scrittore è fatta ad un tempo di difficili doveri; per definizione, non può mettersi oggi al servizio di coloro che fanno la storia: è al servizio di quelli che la subiscono. O, in caso contrario, lo scrittore si ritrova solo e privo della sua arte. Tutti gli eserciti della tirannia con i loro milioni di uomini non lo strapperanno alla solitudine anche e soprattutto se si adatterà a tenere il loro passo. Ma il silenzio di un prigioniero sconosciuto ed umiliato all’altro capo del mondo sarà sufficiente a trarre lo scrittore dal suo esilio, ogni volta, almeno, che arriverà, pur nei privilegi della libertà, a non dimenticare questo silenzio e a divulgarlo con i mezzi dell’arte. Nessuno di noi è abbastanza grande per una simile vocazione. Ma in tutte le circostanze della sua vita, ignorato o provvisoriamente celebre, imprigionato nella stretta della tirannia o per il momento libero di esprimersi, lo scrittore può ritrovare il sentimento di una comunità vivente che lo giustifichi, alla sola condizione che accetti, finché può, i due impegni che fanno la grandezza della sua missione: essere al servizio della verità e della libertà. Poiché la sua vocazione è quella di riunire il maggior numero possibile di uomini, egli non può valersi della menzogna e della schiavitù che, là dove regnano, fanno proliferare la solitudine. Qualunque siano le nostre debolezze personali, la nobiltà del nostro mestiere avrà sempre le sue radici in due difficili impegni: il rifiuto della menzogna e la resistenza all’oppressione."

sabato 19 giugno 2010

Ho incontrato un premio Nobel (Ho comprato una macchina fotografica)



- Ti immagini se adesso sale con noi sul c18?
Ho detto alla mia amica mentre Herta Muller ci passava davanti, camminando leggermente curva, accompagnata da un uomo ed una donna. Minuta, piccola piccola, vestita completamente di nero.
Durante la presentazione ha inforcato poche volte gli occhialini neri filiformi con le lenti circolari grandi quanto una moneta da 20 cent.

Mi sono anche seduto a gambe incrociate ad un metro da lei, sia per fare qualche foto ravvicinata (lo ammetto) ma anche perché è una di quelle cose che sento di dover fare di fronte ad un premio Nobel. E quel dover non è certo una costrizione, nè timore reverenziale, ma il bisogno che un aspirante scrittore dimostra nei confronti di chi ha narrato e raccontato qualcosa meglio di chiunque altro. E' come affidarsi, è come da bambini quando ci si mette in cerchio e si ascolta una storia raccontata da una maestra, da un genitore, da chiunque ne sappia di più.

Leggere Herta Muller è impegnativo. Lo è per me, almeno. E' una di quelle autrici la cui materia narrativa trova sfogo solo attraverso uno stile difficilmente catalogabile. E' chiaro e frazionato, alle volte singhiozzante (se mi passate il termine), mancante, spezzato, alle volte preciso e crudo.

Non avevo mai incontrato un premio Nobel. Anche Pamuk, che ho il dovere di incontrare (e prima o poi accadrà), me lo sono lasciato scappare tante volte.
Questa del Nobel non è una fissazione. So che grandi, anzi grandissimi autori, tra cui molti che amo non l'hanno mai neanche annusato da lontano. E so che, assegnandone uno all'anno, non sono poi così pochi quelli che lo vincono. E lo so che i premi sono uno di quei fenomeni che contano e non contano nella letteratura e nell'arte in genere. Ma quando leggi la lista dei vincitori non ci trovi solo nomi di grandi scrittori. Ma di persone, uomini e donne, fatte di carne e ossa che - attenzione - non si sono innalzati al di sopra delle masse, come stupidamente si potrebbe pensare, ma che le masse le hanno attraversate, che il mondo l'hanno scavato, consapevolemente o per colpa del caso.

Yeats, Mann, Pirandello, Hesse, Faulkner, Eliot, Hemingway, Camus, Montale, Canetti...fino agli ultimi, Pamuk, Lessing.
E sapete quanti ne ho saltati.
Perché poi con le gambe incrociate ad un metro di distanza vedi che chi entra di diritto nella storia dell'umanità ha le labbra incurvate ed un tic all'occhio sinistro, il riso che esplode improvviso quando ogni tratto pare tristezza e malinconia. Scopri che un pezzo di storia scherza sull'altezza della sedia e parla per molto tempo di un altro autore in Italia praticamente sconosciuto.

Sulla presentazione di ieri de L'altalena del respiro di Herta Muller, edito da Feltrinelli, Cristina Zagaria ha scritto per Repubblica una recensione importante.

mercoledì 20 gennaio 2010

Internet e il Nobel

Ci ho pensato un po' su.
Prima mi sono detto: Ma il nobel lo si da alle persone, non ai mezzi.
Poi mi sono dato uno schiaffetto sulla testa mortificandomi autonomamente e personalmente.

Internet non è solo un mezzo, considerando tutto ciò che mi e ci permette di fare.

Quindi sono d'accordo. Leggete l'articolo, perché se siete persone a cui piace montare video e girarne qualcuno, anche, potete partecipare al concorso di Wired e YouTube.

venerdì 9 ottobre 2009

Herta Muller Nobel 2009


E' nata in Romania e scrive i suoi libri in Germania
Timida, riservata ed esile. Poco conosciuta in italia, riceve il premio svedese per essere poeta e narratrice dei diseredati.

Sicuramente presente tra i prossimi titoli da acquistare.