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lunedì 31 maggio 2010

Giro D'Italia III

La vittoria di Basso sulla gazzetta.

Ed ora aspettiamo il Tour...

Come al solito

Qui specifico un po' di cose su questioni che ho trattato altrove.
L'incontro con Luigi de Magistris è stato interessante. Per diversi aspetti:
- E' piacevole ascoltare chi non ha paura di dire la verità.
- E' piacevole ascoltare chi sa portare avanti un discorso, seppur appassionato, logico e con un inizio ed una fine.

Meno piacevole, (ma come potrebbe essere altrimenti?) è vedere le bandiere dei partiti sventolare e veder trasformare incontri interessanti in apologie personali. A dire il vero la colpa non è di de Magistris, ma di chi, alla provocazione di un noto "esponente del partito a noi ci piace la provocazione durante eventi pubblici", ha risposto - Si per noi de Magistris è un eroe -.

sabato 29 maggio 2010

Giro D'Italia II


Oh, Ivan Basso potrebbe farcela.
Metto il condizionale solo perché sono appena appena scaramantico.
Quella di oggi, forse più della tappa dello Zoncolan, è stata magnifica. Tre italiani in testa (Basso, Scarponi e Nibali) che si aiutano, il primo e l'ultimo perché fanno parte della stessa squadra, quello di mezzo perché ci si è trovato e soprattutto aspettava da quindici giorni di vincere una tappa.

A me piace Ivan Basso. E' sempre ordinato, sempre preciso. E poi il ghigno, il suo ghigno (così lo definiscono i commentatori, non so se ricordate il post precendente) mi affascina. Per giorni ho cercato un immagine sul web per farvi capire di cosa stessi parlando, ma solo oggi l'ho trovata. L'ho presa da un sito inglese, pare che non se ne trovino altre.
Basso è quello che ghigna mentre divora le montagne sacre del giro d'Italia, quello che non molla, che si alza poco sui pedali, quello che scala rimanendo seduto e composto.
E' quello che parla a bassa voce durante le interviste, un po' per la fatica ed un po' perché sa che dovrà aspettare un paio di giorni prima di poter cacciare un vero urlo.


giovedì 27 maggio 2010

Ho visto Mine vaganti

E mi è anche piaciuto.
A parte il fatto che mi ha fatto ridere praticamente dall'inizio alla fine, per citare una delle serie tv che sto guardando con più piacere (e di cui a dire il vero non ho ancora scritto), per quanto sia un film italiano non è poi così tanto italiano.

Ho pensato subito alle critiche che lessi sui giornali alla sua uscita qualche mese fa:
si accusava principalmente il fatto che il tema dell'omosessualità fosse stato trattato in maniera così caricaturale e macchiettistico.
Ma vabbè, la trovo una critica un po' fuori luogo, considerando che da che mondo è mondo le commedie giocano sull'esagerazione e sull'estremizzazione. E non è che queste cose siano state teorizzate l'anno scorso.
E poi ricordo che una certa critica temeva la possibile insurrezione del mondo gay. Ed anche questa mi pare un po' fuori luogo. Bisognerebbe temere quindi anche la possibile insurrezione degli imprenditori salentini.

lunedì 24 maggio 2010

Ho comprato una macchina fotografica - Il palco


Non che me lo chiedano così tanto per le mie qualità di (ex) musicista, ed in realtà non me lo chiedono neanche così tanto, ma la risposta solita alla domanda Ma davvero non suoni più? è, almeno la maggior delle volte, sto facendo altro.

Ieri sera però, per la prima volta, mi è venuta un po' di malinconia. Perché? Cioè, di cosa? vi chiederete. Ed in effetti, l'ultima cosa che volevo, era sedermi davanti al computer e tirare fuori uno di quei post pieni di costruzioni fatte di pura dietrologia manco avessi fatto il direttore d'orchestra per trent'anni. Quindi ci provo, a non essere borioso o chissà cos'altro.

I palchi si somigliano tutti. E' solo quello che c'è intorno che cambia. Certo, qualcuno è più grande e qualcuno meno illuminato (o illuminato peggio), qualcuno è più stretto e qualcuno più lungo, sicuramente qualcuno sarà più morbido sotto i piedi e qualcuno meno comodo.
Parlo ovviamente dei palchi su cui si suona, non sono un grande esperto di teatro.
I palchi spaventano solo un attimo prima di salirci sopra. Nessun palco è inospitale, nessun palco ha i demoni appesi sulle transenne delle luci. Ve lo dice uno che si è fatto letteralmente divorare dall'ansia, prima di salire quelle due o tre scalette che portano a stare un metro e mezzo sopra la gente. I palchi, ed è in questo che tutti i palchi si somigliano, ti permettono di vivere lontani da qualsiasi tempo e da qualsiasi spazio.
E lì sopra spesso succede qualcosa tra le persone che suonano insieme. Dura esattamente quanto dura l'esibizione, non un attimo di più. Un momento c'è ed il momento dopo non c'è più. Dopo si parla, si discute, si contano gli errori ed i momenti esaltanti, ma si è consumato tutto, tutto quello che si poteva consumare, lassù.
Questo mi manca, quell'ultimo passo che ti porta sopra, lo sguardo lanciato al buio squarciato dai fari bianchi, l'ultimo passo che annuncia l'arrivo di quattro o cinque o sei o sette persone in un posto lontano dallo spazio e dal tempo, per mezz'ora, forse un'ora o due.

(La foto è stata scattata durante la manifestazione YouThink alla Città della Scienza, poco prima che I Revenaz Quartet salissero sul palco)